di Concetto Vecchio
La Repubblica, 18 aprile 2023
Il presidente della Repubblica italiano con il presidente polacco Andrezej Duda: “Inorriditi da comportamenti russi, aiuti a Kiev finché necessario”. “Allarmante” la manovra destabilizzante della Wagner in Sudan, e “in tanti Paesi africani”.
In una Varsavia nervosa, in allerta per la guerra, pattugliamenti di polizia ovunque, Sergio Mattarella chiede di cambiare il regolamento di Dublino sui migranti. “Serve una nuova politica d’asilo dentro l’Unione superando vecchie regole che sono ormai preistoria”, dice con accanto a sé il presidente della Repubblica, l’ultraconservatore Andrezej Duda. Un suggerimento formulato proprio qui in Polonia, in casa di un governo amico di Giorgia Meloni, una delle nazioni sovraniste indisponibili ad una revisione delle regole, perché tanto si demandava al Paese di primo approdo l’onere della domanda di protezione.
Tutto però è cambiato in Europa. Il conflitto in corso, e i nuovi inarrestabili flussi migratori, ora interpellano potentemente anche l’est. Mattarella si è detto ammirato per come la Polonia ha accolto un milione e mezzo di profughi ucraini, il quaranta per cento ha deciso che vi resterà anche dopo la fine della guerra e una piccola minoranza facoltosa si fa notare a bordo di sgargianti Ferrari, ma intanto ai confini con la Bielorussia è stato eretto un muro per impedire l’ingresso agli altri migranti: quelli indesiderati.
Come interpretare l’uscita di Mattarella? Si entra in Europa, non in Italia, questo il ragionamento espresso dopo il lungo colloquio con Duda. Perciò ecco l’invito ad un’assunzione di responsabilità europea: “Un’azione coordinata”, perché nessuno “da solo può affrontare una questione così epocale”. Cambiare Dublino, partorito a fine anni Ottanta, rivedere le norme generali, ormai è un patrimonio assodato a destra come a sinistra, anche se qui, nella delegazione del Quirinale, c’è il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia), che ricorda che la priorità del suo partito resta quella di impedire le partenze.
Nuove tensioni si annunciano già. Il capo dello Stato ha giudicato “allarmanti” le manovre destabilizzanti dei mercenari russi della brigata Wagner nel golpe in Sudan. Non potranno che avere una ripercussione in Europa, ciò impone “un’azione della Ue attiva, protagonista, e della Nato”.
Ancora una volta, all’estero, Mattarella difende l’Italia. Il suo appello arriva proprio mentre in Parlamento a Roma si discute della decisione della destra di abolire la protezione speciale per i migranti, creando un esercito potenziale di diecimila irregolari: un pericolo su cui il Quirinale, sensibile ai temi dei diriti umani, aveva esercitato una moral suasion nelle scorse settimane. La Lega si convincerà ad ammorbidire le sue posizioni? Dal Colle vigilano, ma allo stesso tempo non intendono farsi trascinare nello scontro sotterraneo che persiste tra Salvini e Meloni proprio sull’immigrazione.
L’altro grande tema è la guerra, che qui è molto vicina. Mattarella è stato nettissimo, ancor più che in passato. Le sanzioni contro la Russia “sono indispensabili”; il sostegno sotto il profilo “militare, finanziario, umanitario” va garantito “finché è necessario”. È un messaggio nemmeno troppo implicito a chi, in Italia - nella Lega e a sinistra - vorrebbe ridiscutere il nostro aiuto a Kiev. La pace “dev’essere giusta. Se l’Ucraina fosse lasciata sola, altre aggressioni seguirebbero. Ha diritto alla solidarietà e noi la garantiremo in pieno”, ha ribadito. “Anche perché siamo inorriditi da alcuni comportamenti russi”. Il riferimento è ai soldati ucraini decapitati e ai bambini uccisi dalla Wagner.
Resta, a sussumere tutto, l’impegno per un’Europa solidale. Ma anche qui le differenze sono grandi. Questa mattina vedrà il premier Mateusz Morawiecki, il fautore dell’Europa delle piccole patrie: è proprio l’idea di Meloni. Sono due visioni agli antipodi con il Quirinale, il che renderà l’incontro interessante. L’Europa, ha ricordato il nostro presidente, respinge “ogni impulso imperialista frutto di esasperazioni nazionalistiche”. Il sovranismo non può essere una strada. E con questa convinzione morale nel pomeriggio andrà ad Auschwitz, e con diecimila giovani da tutto il mondo, tra cui tre scolaresche italiane, parteciperà alla Marcia dei vivi. “Ripeteremo: mai più”, ha promesso.









