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di Piero Ignazi

Il Domani, 18 settembre 2026

Quanto accaduto in questi giorni ai medici che si occupano della salute dei migranti è un atto di pura e semplice intimidazione poliziesca. A chi toccherà prossimamente? Piccoli passi verso uno stato di polizia. Quanto accaduto in questi giorni ai medici che si occupano della salute dei migranti è un atto di pura e semplice intimidazione poliziesca. Tutto nasce dalle prese di posizione di alcuni medici riuniti nella Società italiana di medicina della migrazione (Simm) con la quale si criticava duramente la politica governativa di gestione dei migranti, e in particolare dei Cpr. Una struttura che, forse non tutti sanno, non è gestita dalle istituzioni pubbliche bensì appaltata ai privati, per cui le condizioni sanitarie sia del centro stesso sia dei loro “ospiti” non sono di competenza degli operatori del Servizio sanitario nazionale bensì affidate dai responsabili delle strutture a professionisti privati di loro gradimento (i quali si spera rispettino la deontologia della loro professione e abbiano il coraggio di opporsi a certe pratiche sbrigative).

Alcuni medici appartenenti alla Simm sono stati accusati di avere redatto certificati falsi e di aver fatto circolare fac-simili presso altri colleghi con indicazioni precise delle patologie riscontrabili nei migrati in modo da prevenire loro l’accesso ai Cpr. Da qui la prima, allucinante, accusa: associazione a delinquere. Mentre l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro rimane bello pasciuto in Parlamento nonostante i suoi affari con esponenti legati alla camorra, i medici sono dei criminali che un Matteo Salvini ancora su di giri per un ritorno di Mojito chiede di radiare, ovviamente senza che nessuna accusa sia confermata da una autorità terza.

L’inchiesta si è ora allargata a macchia d’olio verso tutti coloro che erano in contatto con i medici del Simm anche per una sola mail o telefonata. Con il risultato che all’alba di mercoledì la polizia si è presentata a casa di più di 20 medici in giro per l’Italia (in un caso sfondando la porta con l’ausilio dei pompieri), tra questi due dottoresse dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, per requisire ogni supporto elettronico e tradurle in Questura per un defatigante interrogatorio dalle 5:30 a tarda sera.

“I medici sono un ostacolo per le politiche del governo”: l’inchiesta di Ravenna sui certificati di idoneità ai Cpr Vietato dissentire La polizia si sente ormai legittimata a comportamenti intimidatori. Perché non si può definire altrimenti questa caccia alle streghe che punta a mettere i medici al servizio dello stato (e potrebbero venire in mente paralleli agghiaccianti).

Questa inchiesta mette in tensione la distinzione di ruoli e di compiti tra chi è preposto alla tutela della salute pubblica e chi alla sicurezza dei cittadini. Due sfere diverse ma che possono toccarsi se per sicurezza intendiamo anche la protezione dalla diffusione di malattie infettive che potrebbero svilupparsi in centri insalubri come i Cpr. Come ha scritto con parole nette e condivisibili il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri, Filippo Anelli, in un comunicato ufficiali sulla vicenda, “i medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza ma professionisti della cura, il cui mandato fondamentale è tutelare la salute e la dignità di ogni persona.

La tutela della sicurezza pubblica appartiene ad altre istituzioni e non può essere trasferita sui medici, né può condizionarne il giudizio clinico”. Espressioni inequivocabili che richiamano alle loro responsabilità la classe di governo e gli apparati di sicurezza i quali, sempre più spesso, vengono adoperati o con leggerezza (a essere benevoli) o con preciso intento politico per mettere in riga chi osa dissentire. Perché questo è il senso dell’operazione a largo raggio in tutt’Italia, con perquisizioni all’alba e trasferimenti in questura.

Anche da questi episodi, solo all’apparenza minori, si profila un quadro di intimidazioni fino al sopruso. E la canea scatenata immediatamente dalla destra contro i medici, colpevoli di non essere stati dei No-vax come avrebbero voluto gli untori salviniani e meloniani, ne è la cartina di tornasole. A chi toccherà prossimamente? Morto nel Cpr di Roma e dimenticato, lo Stato non tutela il diritto alla salute