di Juan Matias Gil*
La Stampa, 12 novembre 2025
Un anno di partenze, arrivi, respingimenti forzati in Libia, naufragi, morti e dispersi. Un anno in cui siamo stati a terra e non in mare, perché costretti a lasciare la Geo Barents, nave che anche per la sua grandezza si è vista assegnare porti lontani, fino a Genova o Ravenna, invece che maggiori soccorsi, nel perenne tentativo dei governi di ostacolare l’azione umanitaria nel Mediterraneo e ridurre gli arrivi. Quanti naufraghi avremmo potuto assistere in un anno? La risposta non c’è. Di certo c’è che oltre 25.000 persone sono morte in 10 anni alle porte dell’Europa. Vite perse in fondo al mare, anche in queste ultime settimane, che dovrebbero indignare chiunque e spingere qualsiasi governo ad agire, come il diritto internazionale prescrive nell’obbligo di prestare soccorso.
In un anno, le morti in mare hanno fatto sempre meno notizia, mentre a crescere è la disumanizzazione delle persone in movimento. Resta immutato il quadro legislativo italiano ed europeo che perpetua vergognose politiche di respingimento e detenzione sulla pelle delle persone. Ostacoli e restrizioni in materia di soccorso in mare e accoglienza sono soprattutto una punizione per tutte quelle persone che, in assenza di vie sicure, cercano sicurezza, libertà e opportunità attraverso il Mediterraneo centrale, esponendosi a ulteriori sofferenze, violenze e morte. La criminalizzazione delle Ong non è un episodio isolato, ma parte di una strategia più ampia di smantellamento dei diritti fondamentali delle persone migranti che include anche il protocollo Italia-Albania e l’accordo Italia-Libia. Se il primo mette a rischio la salute fisica e psicologica delle persone migranti, il secondo non è nient’altro che una collaborazione criminale con la Guardia costiera libica, addestrata e finanziata per effettuare respingimenti illegali, perfino sparando contro imbarcazioni in pericolo e soccorritori.
Il lancio di Oyvon, il nome della nuova nave di Medici Senza Frontiere che letteralmente significa “speranza per l’isola”, è la nostra risposta a tutto questo. Come abbiamo fatto per 10 anni, soccorrendo più di 94.000 persone, continueremo a fornire assistenza in una delle rotte migratorie più letali al mondo e a testimoniare e denunciare le violazioni commesse contro le persone migranti dall’Italia e gli altri Stati membri dell’Unione europea. Come organizzazione umanitaria indipendente attiva nelle emergenze del pianeta, non siamo disposti a normalizzare l’indifferenza e l’inazione degli Stati. Buon vento a Oyvon, possa essere un porto sicuro per tutte le persone che incontrerà.
*Capomissione di Medici Senza Frontiere per la ricerca e il soccorso in mare











