di Emanuele Lauria
La Repubblica, 16 dicembre 2022
Il debutto al Consiglio europeo della premier Meloni, che invoca un vertice Ue ad hoc, confermato poi dal presidente francese. L’Olanda: tradito il trattato di Dublino, troppi arrivi non registrati nei porti di sbarco. E il ministro dell’Interno invoca “sanzioni più efficaci e un codice di condotta” per le navi umanitarie.
Il tema, rubricato alla voce “vicinato meridionale”, era stato posto in coda all’ordine del giorno. Ma quando i Grandi d’Europa si sono trovati ad affrontarlo non sono mancate le scintille. E la presa d’atto di una distanza non colmata, sull’immigrazione, fra l’Italia e altri Paesi dell’Ue. La miccia l’accende il premier olandese, Mark Rutte, che nei lavori pomeridiani del consiglio europeo chiede che sia affrontato il tema dei movimenti secondari.
Ovvero dei flussi di richiedenti asilo che, non registrati nel Paese d’approdo, si spostano verso nord in barba alle regole. Un’implicita accusa all’Italia, già nel mirino durante una recente riunione fra i ministri dell’Interno dei governi del Nord dell’Europa con Francia e Germania. In quell’occasione il segretario di Stato belga con delega specifica, Nicole De Moore, ha fatto notare che l’Italia affronta gli sbarchi ma non è il Paese che accoglie più migranti. La tesi è che vengano violate le regole di Dublino.
“Ormai siamo tornati al 2015 e 2016, il problema è generale, porlo non è un modo per andare contro i Paesi meridionali”, spiega una fonte diplomatica. Ma anche Austria e Belgio, a margine del consiglio, pongono il problema. “Nel nostro Paese ci sono state 100 mila richieste, di cui 75 mila persone non registrate. È un problema di sicurezza nazionale che va affrontato anche con il rafforzamento dei confini”, dice il cancelliere austriaco Karl Nehammer. È un altro aspetto, non meno delicato, del dossier migrazioni. Un altro punto di attrito.
Ma Giorgia Meloni, nel corso del vertice, rintuzza l’assalto. Ribalta il problema: “La questione non è la migrazione secondaria, ma quella primaria. E il fatto che l’Italia è costretta ad affrontare quasi da sola l’impatto di migliaia di persone che arrivano dalle sponde settentrionali dell’Africa”. La premier insiste per una soluzione europea, che vada oltre l’attuale accordo sui ricollocamenti e lo ribadisce davanti agli altri capi di governo, dopo aver ricevuto il “caloroso benvenuto”, per il suo debutto in questo consesso, da parte del presidente del consiglio europeo Charles Michel. E il presidente francese Emmanuel Macron del vertice comunica non solo la definizione ma già la data: “Un Consiglio Europeo straordinario si terrà il 9 e 10 febbraio dell’anno venturo, e sarà concentrato sulle “migrazioni” e sulla risposta all’Inflation Reduction Act adottato dagli Usa”. Macron l’ha detto in conferenza stampa a Bruxelles.
Meloni fa sapere che la migrazione non può continuare a essere gestita in assenza di una soluzione strutturale in Europa: per lei, va evitato un “approccio predatorio” al fenomeno migratorio. “La migrazione è un tema centrale per Italia - afferma - un tema complesso su cui gli Stati membri hanno talvolta visioni differenti ma sul quale è importante dare un segnale politico e un impegno chiaro da parte dell’Ue e, se necessario, palandone in un vertice ad hoc”. La questione è rinviata a un consiglio europeo straordinario di inizio febbraio.
Raffaele Fitto, l’unico rappresentante della delegazione italiana che in serata si presenta davanti ai giornalisti, minimizza la questione delle migrazioni secondarie: “Le critiche sono, sinceramente, abbastanza singolari. Avevamo un obiettivo, che era quello che questo tema diventasse centrale nella discussione europea e questo è accaduto: un risultato molto importante”. Sullo sfondo rimangono tensioni non sopite, come quelle con la Francia: il ministro dell’Interno Nicola Piantedosi, alla festa di Fratelli d’Italia, attacca le Ong minacciando nuove sanzioni, dice che le Ong sono “inutili” ed esprime il sospetto che “talune formazioni siano ispirate, non so se per effetto di servizi segreti, a creare un meccanismo di condizionamento”.
A livello europeo se ne riparlerà l’anno prossimo. Ma Meloni lascia Bruxelles ottimista, anche per avere incassato - spiega Fitto - “un grande successo sulla minimum tax”, la tassa sulle multinazionali che vale 5 miliardi. La premier incontra i leader di Polonia e Repubblica Ceca e supera le resistenze. Lasciando così un’impronta sovranista nella sua prima visita alla casa dell’Europa.










