di Federico Capurso
La Stampa, 30 ottobre 2024
Il governo ha dato mandato all’Avvocatura di Stato di difendere il provvedimento contestato davanti alla giustizia europea. La premier si aspettava l’iniziativa della magistratura, ma è stata sorpresa dal riferimento al Terzo Reich e all’Italia fascista. Giorgia Meloni lo aveva messo in conto. Un minuto dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto con la nuova lista dei Paesi sicuri, una settimana fa, si diceva già certa - parlando con chi le era vicino - che qualche magistrato avrebbe sollevato delle obiezioni. Ieri, infatti, dopo essere stata informata della decisione del Tribunale di Bologna di chiedere un “rinvio pregiudiziale” alla Corte di giustizia europea su quel decreto, non ha nemmeno portato il tema in discussione in Consiglio dei ministri. La linea era già definita. Sul fronte comunicativo si mettono nel mirino le “toghe rosse che remano contro il governo e il Paese”. E dietro le quinte si prepara la vera battaglia, che verrà combattuta nelle aule dei tribunali.
A Palazzo Chigi si ripete in queste ore che “non sono i giudici a poter decidere quali sono i Paesi sicuri. Quello è un compito che spetta al governo”. Poco importa che non sia questo l’intento del Tribunale di Bologna, che chiede invece alla Corte Ue se i criteri con cui sono stati definiti dal governo i “Paesi sicuri” non siano in contrasto con la sentenza della Corte europea del 4 ottobre scorso e se, nel caso, sia possibile per i tribunali nazionali disapplicare quella legge. Questioni tecniche, da affrontare da un punto di vista giurisprudenziale. E in questo senso infatti, fuor di propaganda, si è mosso il governo. Dopo un coordinamento tra la presidenza del Consiglio, il Viminale, la Farnesina e il ministero della Giustizia, è stato dato mandato all’Avvocatura dello Stato di preparare le controdeduzioni da presentare alla Corte di giustizia europea. La risposta della Corte, però, non arriverà a breve. Potrebbero volerci anche dei mesi. Nel frattempo, il governo conta di poter proseguire con le procedure di rimpatrio accelerato, pur sapendo che altri Tribunali potrebbero seguire l’esempio di Bologna. È lo stesso atteggiamento avuto finora con il ricorso in Cassazione presentato dal governo contro la decisione del Tribunale di Roma di invalidare i trattenimenti dei richiedenti asilo nei centri per i rimpatri accelerati in Albania e di riportarli in Italia.
Quel che Meloni non si aspettava, invece, era di trovare nelle motivazioni del rinvio alla Corte Ue del Tribunale di Bologna un riferimento alla “Germania nazista” e l’”Italia fascista”, messi sullo stesso piano dei Paesi sicuri decisi dal governo: sicuri per chi ci abitava, fatta eccezione per le minoranze, dai rom agli omosessuali, fino agli oppositori politici. In questo passaggio delle 25 pagine di ordinanza, per i fedelissimi di Meloni, c’è “la prova che certi giudici cercano strumentalmente lo scontro con il governo”. La considerano una provocazione: “Un paragone volutamente esagerato - dicono dal quartier generale di Fratelli d’Italia -, inutile ai fini giurisprudenziali, inserito sapendo che avrebbe provocato una reazione da parte del governo e della maggioranza”.
Infatti reagiscono e lo fanno con tono sdegnato di fronte ai microfoni, ma è, tutto sommato, quasi un regalo. Nel centrodestra considerano ormai inevitabile lo scontro con la magistratura. E sottolineano più volte come questo clima di tensione sia salito, dal loro punto di vista “in modo tutt’altro che casuale”, proprio nel momento in cui entra nel vivo la riforma costituzionale con cui il governo vuole separare la carriera dei pubblici ministeri da quella dei giudici, intervenendo anche sull’assetto del Consiglio superiore della magistratura. “Ci attaccano sui migranti per indebolirci e far arenare la riforma”, ripetono come un mantra da giorni gli uomini di maggioranza e ancor di più ieri, dopo il vertice politico tra capigruppo e sottosegretari della Giustizia nel quale è stata confermata la volontà di accelerare per arrivare a una prima approvazione alla Camera entro la fine dell’anno”. E così, quel passaggio dell’ordinanza del Tribunale di Bologna diventa per il governo il pretesto perfetto per puntare il dito contro la magistratura politicizzata, le toghe rosse, i giudici nemici del Paese.











