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di Vitalba Azzollini*

Il Domani, 29 agosto 2026

Per anni la destra italiana ha costruito la propria identità in contrapposizione all’Unione europea. Bruxelles era il luogo nel quale l’Italia perdeva sovranità, subiva decisioni prese altrove e vedeva sacrificati i propri interessi. Ma quando Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi, la narrazione politica è diventata un’altra. Non bisognava più liberarsi dell’Europa, bensì cambiarla. E soprattutto dimostrare che l’Italia la stava cambiando. Armi, benzina e migranti: l’autunno caldo di Meloni in vista delle elezioni L’immigrazione L’immigrazione è stata il terreno sul quale questa narrazione ha funzionato meglio. Il governo ha rivendicato più volte di avere spostato l’Ue verso le sue posizioni - protezione delle frontiere esterne, rimpatri, contrasto agli ingressi irregolari - anche se quella convergenza dipendeva soprattutto dall’affermazione di governi di destra in molti Stati, più che dall’influenza di Meloni.

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, approvato nel maggio 2024, fu esibito come la prova della svolta. Poi, dal 12 giugno scorso, il Patto ha cominciato ad applicarsi davvero. Ed è emerso ciò che la retorica dell’esecutivo aveva lasciato in ombra. Il collegamento tra lo Stato di ingresso e la responsabilità dell’esame della domanda di asilo non è stato superato. Né viene garantita una redistribuzione automatica dei migranti arrivati nei Paesi di frontiera, come l’Italia. Anzi, alcune nuove regole aumentano gli oneri proprio su questi Paesi, e talora ne prolungano la responsabilità.

Ma è soprattutto la vicenda dei cosiddetti “dublinanti” che ha minato il racconto del governo. Sui migranti Meloni abbandoni la strada del sovranismo scenografico I “dublinanti” Germania, Austria e altri Paesi hanno chiesto all’Italia di prendere o riprendere in carico richiedenti asilo dei quali, secondo le regole europee, il nostro Paese è responsabile. Dopo aver vantato l’approvazione del Patto come un successo, il governo ha cominciato ad accampare ragioni pretestuose per evitare di applicarne alcune norme: quelle che lo obbligano a occuparsi dei “dublinanti” di propria competenza.

Da ultimo, esponenti dell’esecutivo hanno invocato una “compensazione” tra le persone che la Germania vorrebbe rimandare in Italia e quelle sbarcate nel nostro Paese dopo essere state soccorse da Ong tedesche, sostenendo una presunta responsabilità dello Stato di bandiera. Responsabilità che però non trova fondamento nel Patto: a seguito di operazioni di ricerca e soccorso, la competenza spetta di regola allo Stato in cui avviene lo sbarco. Non è la prima volta che il governo sceglie di sottrarsi proprio alle disposizioni europee sui “dublinanti”: alla fine del 2022 aveva sospeso i trasferimenti verso il nostro Paese.

Ma la Corte di giustizia dell’Unione europea, proprio con riferimento alla condotta dell’Italia, nel 2024 e nel 2026 ha stabilito che uno Stato non può unilateralmente liberarsi delle responsabilità che gli attribuisce il diritto dell’Unione. Lo scontro Italia-Germania sui migranti, la “compensazione” non c’è Il rischio di perdere la solidarietà Oggi, tramontata la narrazione di un’Europa al traino di Meloni, il governo sembra porsi di nuovo contro l’Ue. Lo si è visto con Ceuta, quando l’Italia ha ripristinato i controlli alle frontiere con la Spagna, mettendo in discussione quella libera circolazione interna che è uno dei pilastri dell’integrazione europea. Lo si vede ora nel rifiuto dei trasferimenti dei “dublinanti”, che rischia di pregiudicare il corretto funzionamento del sistema comune d’asilo. A quest’ultimo riguardo, Giorgia Meloni dovrebbe fare molta attenzione: una norma poco conosciuta del nuovo Patto stabilisce che, se la Commissione accerta che uno Stato presenta carenze sistemiche nell’applicazione delle regole sulla responsabilità, tali da compromettere gravemente il sistema, gli altri Stati non sono tenuti ad attuare nei suoi confronti gli impegni di solidarietà. In altre parole, il rifiuto dei “dublinanti” potrebbe trasformarsi in un boomerang per Meloni: l’Italia rischia di perdere proprio quel sostegno europeo in materia di immigrazione che la presidente del Consiglio ha reclamato per anni. E proprio su questo profilo l’Italia è già sotto esame della Commissione. Nella prima valutazione sull’applicazione del nuovo Patto, nel luglio scorso, Bruxelles ha affermato che servono “passi concreti” da parte dell’Italia affinché i trasferimenti dei “dublinanti” avvengano effettivamente. Dunque, lungi dall’aver riunificato l’Europa sulle sue posizioni, il risultato per Meloni è un tutti contro tutti: ciascun governo sovranista difende il proprio interesse. È l’esito che la presidente del Consiglio non aveva previsto: la somma degli egoismi nazionali non fa un’Unione. Tra rischi sanitari e polemiche politiche. “Così a Ceuta diamo dignità ai migranti”

*Giurista