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di Francesco Dandolo

Corriere del Mezzogiorno, 28 aprile 2026

Appello al governo per fermare la realizzazione di un centro per il rimpatrio dei migranti a Castel Volturno (Ce). Non si avverte la necessità di una struttura di reclusione che imita espressamente quelle carcerarie nel separare i migranti dalla popolazione locale in un territorio che tra difficoltà e sostanziale assenza di un sostegno da parte delle istituzioni, realizza da decenni un laboratorio di integrazione. È dal sangue versato per l’uccisione di Jerry Masslo e per la strage di San Gennaro, vicende ineludibili della memoria della nostra Repubblica, che le strutture educative e la rete associativa suppliscono alle palesi inadempienze di chi dovrebbe essere preposto alla tutela delle persone fragili. Grazie al loro apporto, Castel Volturno è in buona parte un esempio virtuoso del vivere bene insieme, in cui sono coinvolti innanzitutto i più giovani.

Ne è prova inconfutabile la simpatia che riscuote presso l’opinione pubblica - anche a livello internazionale - la squadra di pallacanestro Tam Tam, di cui fanno parte le seconde e terze generazioni. Nelle scuole, pur in mancanza di mezzi adeguati, gli insegnanti sperimentano quotidianamente con dedizione la bellezza nell’impostare una società al plurale in cui la cittadinanza, sebbene non riconosciuta dalla normativa in vigore, si acquista vivendo insieme e non per nascita. Ecco perché è un brusco salto all’indietro il bando per 43 milioni di euro destinati a una struttura securitaria. Risorse che possono essere destinate per la costruzione di alloggi per i braccianti, asili nido, strutture ricreative e sportive, bonifica del territorio nel suo complesso e per il miglioramento dei servizi essenziali. Esigenze eluse nella programmazione di spesa dei fondi del Pnrr. È chiaro che si scontrano due modi opposti di guardare all’immigrazione: da un lato, una logica che in nome di una schiamazzante emergenza giustifica misure restrittive della libertà personale, pur quando non sono commessi reati contro la persona o il patrimonio, come è per le persone detenute nei Cpr. Dall’altro, la convinzione che il problema della sicurezza lo si affronta con politiche volte alla valorizzazione delle risorse umane di cui è espressione il variegato “popolo migrante”. Non c’è dubbio che la seconda, soprattutto per assicurare un futuro al nostro Paese, dovrebbe guidare una classe politica lungimirante. Certo c’è da chiedersi - e in tanti se lo sono domandati ieri mattina - come si sia arrivati alla pubblicazione del bando senza che gli organismi amministrativi e politici locali abbiano espresso un preliminare parere in merito al Cpr a Castel Volturno. C’è stata la netta presa di posizione del presidente della giunta della Regione Fico indubbiamente un segnale importante - ma ieri mattina non c’era nessuno che lo rappresentasse.