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di Fiorenza Sarzanini


Corriere della Sera, 29 gennaio 2020

 

Il timore di un'ondata di partenze era stato evidenziato nelle scorse settimane, durante i giorni di altissima tensione in Libia. E si è concretizzato nelle ultime ore. Perché gli oltre 400 migranti che sbarcheranno oggi a Taranto dalla Ocean Viking e gli altri 300 che sono stati soccorsi dalla Alan Kurdi - in viaggio verso Malta - e dalla Open Arms, potrebbero essere presto raggiunti da migliaia di altre persone in fuga dal conflitto libico. Ma anche dalla Tunisia. Un flusso che rischia di intensificarsi con la bella stagione. E che potrebbe creare problemi per quanto riguarda l'accoglienza.

Dopo la scelta dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini di ridurre drasticamente gli stanziamenti per i centri che si occupano dei richiedenti asilo, gli ultimi bandi di gara sono andati deserti. E dunque si dovranno cercare strade alternative, tornando a chiedere all'Europa il rispetto delle intese. Se è vero che al momento la distribuzione continua a funzionare, è pur vero che ci sono state tensioni con Malta. E non è escluso - qualora il numero degli arrivi dovesse aumentare - che anche altri Paesi europei decidano di tirarsi indietro. E Salvini va all'attacco del governo "che ha impiegato quattro giorni per concedere un porto sicuro". "È sequestro di persona solo quando sono coinvolto io? E allora ci vediamo in tribunale. A metà febbraio il Senato deciderà se devo andare a processo, invito Conte e Lamorgese con me".

Lo sbarco concordato - Sono 403 i migranti che arriveranno oggi a Taranto. Tra loro anche 12 donne incinte. Il via libera all'approdo è arrivato dopo l'accordo con altri Stati - tra cui Francia e Germania - per l'accoglienza, ma poi si dovrà vedere quale sarà davvero la destinazione finale. Ieri Malta ha accettato di far arrivare la Alan Kurdi con 77 naufraghi, ma poi ha escluso di poter accettare la Open Arms che ne ha soccorsi 237 e rimane in attesa del permesso di sbarco. E nei prossimi giorni altre imbarcazioni potrebbero far rotta verso l'Italia. Proprio ieri Alarm Phone, il servizio per chi è in difficoltà nel Mediterraneo, ha confermato che "negli ultimi 5 giorni sono arrivate segnalazioni su 9 imbarcazioni con un totale di circa 650 persone a bordo". Dati che confermano una tendenza: al 27 gennaio sono giunti nel nostro Paese 1.300 migranti contro i 155 dello scorso anno.

I 7.000 in attesa - Ieri la ministra Luciana Lamorgese ha assicurato che "il lavoro sul memorandum Italia-Libia è terminato e adesso attendiamo il via libera della Farnesina", ma si tratta comunque di un'intesa che difficilmente potrà essere operativa visto che il conflitto tra il presidente Al Sarraj e il generale Khalifa Haftar è tuttora in corso.

Secondo le ultime analisi ci sono almeno 7.000 stranieri determinati a lasciare la Libia e, come accaduto anche in passato, le partenze potrebbero essere utilizzate dalle due parti anche come strumento di pressione nei confronti dell'Europa. A questo si aggiunge l'allentamento dei controlli da parte della Tunisia che ha determinato la partenza di numerose imbarcazioni - gommoni o pescherecci - e l'arrivo di piccoli gruppi di migranti sulle spiagge o comunque lontano dai porti. I cosidetti "sbarchi fantasma" che risulta abbiano preso nuovamente vigore.

La carenza di posti - Al momento il Viminale sta facendo fronte all'accoglienza utilizzando tutte le strutture disponibili, ma se la situazione dovesse peggiorare bisognerà trovare soluzioni alternative. I decreti sicurezza approvati dal governo formato da Lega e M5S hanno infatti ridotto, in alcuni casi dimezzato, il rimborso per le associazioni e le società che si occupano dei richiedenti asilo in attesa di risposta provvedendo alla loro sistemazione, oltre al vitto e all'alloggio.

Nella maggior parte dei centri non possono più esserci quei servizi per favorire l'integrazione come gli insegnanti di italiano, i consulenti legali e i mediatori e molte organizzazioni preferiscono non partecipare alle gare per aggiudicarsi le commesse. Ecco perché all'interno del governo c'è chi sollecita una revisione delle norme, auspicata dal presidente Sergio Mattarella, proprio per non trovarsi impreparati se il contesto dovesse peggiorare.