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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 10 aprile 2026

Accolto il ricorso di un 17enne del Burkina Faso, verrà risarcito con 6.500 euro. La Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato l’Italia per aver trattenuto di fatto un minore nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Sant’Anna, a Isola di Capo Rizzuto nel crotonese, e per averlo costretto a vivere in condizioni inumane e degradanti. Le autorità italiane hanno violato l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che proibisce la tortura e il 5 che tutela la libertà personale.

Il 17enne del Burkina Faso, che ha presentato vari ricorsi ai tribunali nazionali per poi arrivare davanti ai giudici di Strasburgo, era rimasto nel Cara calabrese dallo sbarco dal 24 giugno 2023, subito dopo lo sbarco, al 20 dicembre dello stesso anno. Nell’ambito dell’azione legale ha denunciato “il sovraffollamento (del centro, ndr), la mancanza di separazione dagli adulti e il contatto con essi, la mancanza di strutture adeguate e condizioni materiali e igieniche precarie”.

La sua è una delle centinaia di storie di ragazzi stranieri giunti in Italia senza genitori e finiti per giorni, settimane o addirittura mesi in strutture da cui non possono uscire. Una prassi che nel corso del tempo ha generato numerosi atti di autolesionismo, anche gravi, e innumerevoli tentativi di fuga.

La motivazione ufficiale delle autorità è che i minori restano in questa condizione in attesa che sia loro trovato un posto in accoglienza. Di fatto, però, si ritrovano privati della propria libertà personale, spesso al termine di viaggi complicati a causa di pericoli, vessazioni e violenze.

Decine di casi analoghi sono stati registrati a Cifali, un centro del ragusano riservato ai minori, come a Isola di Capo Rizzuto, dove però sono presenti anche gli adulti. Sebbene agli under 18 sia teoricamente riservata un’area specifica della struttura, inevitabilmente si determinano situazioni di promiscuità con gli altri “ospiti”. Una dinamica duramente criticata dalle associazioni e dalle autorità garanti anche a livello internazionale. Questa pratica è stata sdoganata a livello legislativo con uno dei tanti decreti sicurezza varati dal governo Meloni, il criticatissimo 133 del 2023.

Negli ultimi due anni l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e altre realtà titolate in base alla legge Zampa a difendere i diritti di questa particolare categoria di migranti, che presenta forti elementi di vulnerabilità, hanno intrapreso azioni legali su diversi livelli. Ieri è arrivata la decisione della Cedu che ha condannato l’Italia a pagare 6.500 euro come danno non patrimoniale nei confronti del ricorrente, difeso dall’avvocata Federica Remiddi e dalla collega Lidia Vicchio, e 4mila euro per la copertura delle spese legali.