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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 9 luglio 2026

Il deputato Fabrizio Benzoni ha depositato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Giustizia sul trattenimento dei minori stranieri non accompagnati e l’ha resa pubblica in una conferenza stampa alla Camera. Il punto di partenza è la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso H.D. contro Italia, del 9 aprile 2026, che ha condannato il nostro Paese per come è stato trattenuto un ragazzo minorenne al Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, nel 2023. “Una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha evidenziato gravi criticità nella tutela dei minori stranieri non accompagnati condannando l’Italia per il trattenimento di un minore in un centro destinato ad adulti e per l’inefficacia della tutela giurisdizionale”, ha spiegato il vicecapogruppo di Azione alla Camera. “A partire da questa pronuncia ho presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Giustizia per chiedere al governo di evitare il ripetersi di simili violazioni e rafforzare le garanzie a tutela dei minori”.

L’atto, indirizzato a Nordio e Piantedosi, ricostruisce la vicenda passo dopo passo. All’arrivo in Italia il minore viene collocato in una sezione riservata ai minori dentro un centro pensato per gli adulti. Dopo poco più di un mese ottiene un permesso di soggiorno e presenta al tribunale di Catanzaro un ricorso d’urgenza previsto dall’articolo 700 del codice di procedura civile, lo strumento che la Corte costituzionale indica come via privilegiata per i diritti dei migranti trattenuti. L’udienza però viene rinviata. Nell’attesa il ragazzo si rivolge alla Corte di Strasburgo, che in cinque giorni, applicando l’articolo 39 del proprio regolamento, ordina all’Italia di trasferirlo in una struttura adatta.

Il minore resta poi trattenuto per cinque mesi senza alcuna base legale che giustifichi la restrizione della libertà personale. L’interrogazione parla di una vera detenzione: al ragazzo era vietato allontanarsi dalla struttura e perfino comunicare con il proprio avvocato. Il centro, si legge, era sovraffollato e con condizioni igienico-sanitarie carenti, senza una reale separazione tra minori e adulti. Un report del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, datato 2023, ha registrato molestie ai danni di giovani donne minorenni. Un rapporto dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) segnalava che a giugno del 2023 nel centro vivevano 238 minori stranieri non accompagnati.

Le tre condanne e le domande ai ministri - Su questa base la Corte ha condannato l’Italia per la violazione di tre articoli della Convenzione. L’articolo 3, che vieta i trattamenti inumani o degradanti. L’articolo 5, per una detenzione priva di base legale, senza adeguate garanzie procedurali e senza informazioni sulle ragioni della privazione della libertà. L’articolo 13, che riguarda il diritto a un ricorso effettivo. Per Benzoni la vicenda mostra i limiti del sistema nel garantire ai minori una tutela reale e tempi rapidi, e ha esposto l’Italia a un imbarazzo internazionale. Le domande seguono questa linea. La prima riguarda la riforma del decreto legge 133 del 2023, convertito nella legge 176, che ha previsto in via eccezionale e per un tempo limitato il trattenimento di minori in sezioni dedicate dentro i centri per adulti. Benzoni chiede se il governo intenda verificare le condizioni reali di quel trattenimento e avviare una revisione complessiva del sistema di accoglienza dei minori. La seconda chiede se non sia una priorità garantire che i centri rispettino gli standard dell’articolo 3, evitando il degrado. La terza riguarda il ricorso d’urgenza dell’articolo 700: quali norme servono per renderlo davvero rapido ed efficace quando in gioco ci sono i diritti degli stranieri trattenuti.

Alla conferenza, promossa da Benzoni, sono intervenuti tra gli altri il senatore Marco Lombardo, Giusy D’Alconzo di Save the Children, il segretario dei Radicali Filippo Blengino e l’avvocata Diana Zingales. Nel suo intervento il deputato ha allargato lo sguardo alla cornice normativa. “La legge Zampa che disciplina la protezione e l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati è una buona legge che deve essere applicata pienamente”, ha detto. “Dobbiamo fare di tutto per garantire che i minori che arrivano in Italia entrino nel percorso previsto dalla legge del 2017 che prevede un percorso scolastico, di assistenza psicologica e sanitaria; un percorso che li porta all’integrazione”. Il problema, ha aggiunto, sono i posti insufficienti. “Purtroppo però i posti sono la metà dei minori che arrivano nel nostro Paese e questo significa che in molti rimangono nei centri di prima accoglienza o nei centri accoglienza straordinaria o, ancora peggio, nei centri per adulti”. Poi il capitolo Comuni. “Chiediamo anche al governo di riconoscere il ruolo centrale che la legge sui Misna prevede per i comuni che devono anticipare le spese, e spesso non vengono rimborsati dalla amministrazione centrale”, ha proseguito Benzoni. E la rete di accoglienza. “Dobbiamo anche potenziare la rete Sai (servizi di accoglienza integrata) per evitare che al compimento dei 18 anni i minori diventino irregolari e vengano abbandonati a loro stessi”.

Cos’è la rete Sai e perché va potenziata - Il Sistema di accoglienza e integrazione (Sai), è la rete degli enti locali che realizzano progetti di accoglienza attingendo, nei limiti delle risorse, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. Non si tratta solo di vitto e alloggio: i comuni, con il sostegno del terzo settore, garantiscono informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, e costruiscono percorsi di inserimento nella società e nel lavoro. La responsabilità è condivisa tra ministero ed enti locali, e la partecipazione dei comuni è volontaria. Il coordinamento spetta al Servizio centrale, istituito dal ministero e affidato con convenzione all’Anci, che si avvale della Fondazione Cittalia. La rete nasce come Sprar con la legge 189 del 2002, diventa Siproimi con il decreto 113 del 2018 e prende il nome attuale con il decreto 130 del 2020, convertito nella legge 173. Per i minori stranieri non accompagnati il riferimento è l’articolo 19 del decreto legislativo 142 del 2015, la stessa norma modificata dal decreto 133 del 2023 citato nell’interrogazione. Per questi ragazzi, a differenza degli adulti, la competenza è anche degli enti locali.

Il nodo del potenziamento sta nel passaggio all’età adulta, il punto sollevato da Benzoni. Le regole della rete prevedono che il minore accolto possa restare fino alla maggiore età e per i sei mesi successivi, con eventuali proroghe per completare il percorso avviato. Quando i posti dedicati mancano, i ragazzi restano nei centri di prima accoglienza o straordinari, senza il percorso di scuola, salute e lavoro pensato per loro. E al compimento dei diciotto anni, senza una copertura adeguata, quel percorso può interrompersi di colpo e il neomaggiorenne rischia di finire fuori dai circuiti di tutela. È la ragione per cui Benzoni lega la piena applicazione della legge Zampa al rafforzamento della rete Sai.