di Ilario Lombardo e Francesco Olivo
La Stampa, 12 gennaio 2023
Tajani andrà in Turchia e Tunisia per provare a fermare le partenze dalla sponda sud del Mediterraneo. Chiusa la legge di Bilancio, per Giorgia Meloni è tempo di affrontare i grandi nodi della politica estera. Ucraina e Mediterraneo. Il vertice di ieri a Palazzo Chigi è stato dedicato a questi due fronti, alla presenza della premier, del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e della direttrice del Dis, il dipartimento che coordina i servizi segreti, Elisabetta Belloni. Visto che si parlava del suo primo amore, migranti e sicurezza, per tre minuti si è affacciato anche l’altro vicepremier, Matteo Salvini. Il tempo di un saluto, prima di tornare al ministero dei Trasporti.
La presenza di Belloni viene spiegata come necessaria per discutere di Libia, un Paese che è ancora lacerato dalla guerra interna e incapace di controllare le partenze dei profughi. Ma la funzionaria era lì per parlare anche di Ucraina. Non ci sono notizie certe, perché il livello di riservatezza è massimo, ma l’intelligence e la Farnesina stanno lavorando ai preparativi del viaggio di Meloni per Kiev, e secondo fonti di maggioranza potrebbe essere già nei prossimi giorni.
Uno dei tasselli fondamentali della politica estera del governo è la sponda sud del Mediterraneo. L’obiettivo è siglare accordi con quanti più Paesi possibile, nella speranza di fermare le partenze dei migranti. Non è certo una novità, ma un’urgenza sì. Gli sbarchi sono aumentati e per un governo che punta molto sul contrasto all’immigrazione questi dati (forniti dal Viminale) sono motivo di imbarazzo e rischiano di smentire la narrazione della difesa dei confini.
Così, deve partire quello che, con una certa enfasi, Meloni chiama il Piano Mattei per l’Africa. I contorni sono ancora piuttosto vaghi. Il primo atto concreto sono i viaggi di Tajani. Già domani il ministro degli Esteri sarà in Turchia, per un incontro con il suo omologo Mevlut Çavusoglu. Il bilaterale in Asia Minore ha una valenza duplice: Ankara è un attore centrale sullo scacchiere libico, ma gioca un ruolo in tutte le possibili e finora frustrate trattative di pace tra Ucraina e Russia. Lunedì, poi, in Turchia arriverà Piantedosi.
Le altre tappe sono in Nord Africa. Tajani sarà presto in Tunisia e, quando le condizioni politiche lo renderanno possibile, anche in Libia. Viaggi che, oltre a fornire una cornice diplomatica a eventuali accordi bilaterali, potrebbero servire da premessa per future missioni di Meloni. La premier, intanto, sta preparando una trasferta in Algeria, Paese strategico non solo per la questione migratoria, ma soprattutto per quella energetica. Oltre alla Libia, la cui stabilità è un miraggio, a preoccupare il governo è la situazione in Tunisia. La crisi istituzionale e quella economica stanno provocando un aumento esponenziale delle partenze. “Sta diventando una piccola Libia”, ragionava ieri Tajani. Ieri il vicepremier ha avuto un colloquio con il ministro degli Esteri Othman Jerandi: “Ho chiesto assicurazioni al governo tunisino - ha spiegato - servono maggiori controlli sulle partenze”.
Il vertice di Palazzo Chigi è servito anche per trattare anche gli altri capitoli del dossier ucraino, al di là del viaggio della premier a Kiev. L’Italia deve dare ancora una risposta sull’invio dello scudo di difesa aerea Samp-T. Due giorni fa il sottosegretario Matteo Perego di Cremnago non ha escluso la fornitura del sistema di produzione italo-francese, come chiesto da Washington con una certa urgenza.
In dotazione alle Forze armate ci sono cinque batterie funzionanti e una di addestramento, e si sta ragionando sulla possibilità di inviare una di quelle operative. Resta, però, un problema da risolvere. I francesi hanno modificato il software e bisogna riconciliarlo con la parte italiana.










