di Simone Libutti
Il Manifesto, 10 luglio 2025
Frontiere Tra oggi e domani in Basilicata - a Palazzo San Gervasio e Potenza - si terrà una due giorni di mobilitazione contro la detenzione amministrativa dei migranti e per la chiusura dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Tra oggi e domani in Basilicata - a Palazzo San Gervasio e Potenza - si terrà una due giorni di mobilitazione contro la detenzione amministrativa dei migranti e per la chiusura dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). La manifestazione - organizzata dall’Assemblea lucana NoCpr e dal Network Against Migrant Detention - avrà luogo davanti al Cpr di Palazzo San Gervasio, simbolo del fallimento del sistema di trattenimento amministrativo.
Proprio nel Cpr lucano il 4 agosto 2024 è stato trovato morto Oussama Darakaoui, ragazzo marocchino di soli 22 anni, trasferitosi in Italia per raggiungere la zia. Il tragico avvenimento ha riacceso le luci sul tema degli abusi, soprattutto la somministrazione di psicofarmaci, su cui sta già indagando la magistratura potentina: due mesi fa il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Potenza, Lucio Setola, ha rinviato a giudizio 18 imputati, tra cui quattro medici, per gli abusi avvenuti tra il 2018 e il 2022. Attualmente il Cpr è gestito da Officine Sociali che ha appena rinnovato il mandato biennale, nonostante le denunce riguardanti la mancanza di personale e servizi adeguati.
La mobilitazione di giovedì e venerdì prossimo si inserisce in questo quadro. L’obiettivo è contestare tutto il “sistema Cpr”, a partire da quello lucano. Il presidio vedrà la partecipazione di tante associazioni - tra cui Giochi Antirazzisti e YaBasta Bologna - pronte a rivendicare la necessità di “abolire i centri per migranti, in Europa e altrove”. Nel secondo e ultimo giorno di protesta si terrà invece a Potenza un’assemblea pubblica per rimettere al centro l’urgenza di un’azione collettiva “contro la criminalizzazione delle persone in movimento e la violenza delle frontiere”, sia a livello nazionale che globale. Da Guantanamo ai centri libici, fino al protocollo Roma-Tirana che ha permesso la nascita delle strutture detentive extraterritoriali di Gjader.
Le associazioni denunciano come Bruxelles - con l’approvazione del nuovo Piano Ue su migrazione e asilo - voglia gradualmente estendere il sistema di trattenimento amministrativo, normalizzandolo. Sistema che la Consulta ha ritenuto, con la sentenza del 3 luglio scorso, una forma di “assoggettamento fisico all’altrui potere, incidente sulla libertà personale” e mancante delle previsioni di legge richieste dalla Costituzione.











