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di Giulia Merlo

Il Domani, 30 maggio 2026

Il testo era stato approvato con la fiducia e in sede di conversione è stata modificata la previsione di dubbia costituzionalità: il compenso rimane, ma non sarà solo per gli avvocati ed è svincolato dal buon esito della pratica. Dopo le moltissime polemiche e lo scontro con l’avvocatura istituzionale, il governo ha corretto la norma contenuta nel decreto Sicurezza che prevedeva di legare un compenso di 615 euro agli avvocati al fatto che coadiuvassero la procedura di rimpatrio volontario per i loro assistiti migranti. L’articolo aveva sollevato profonda indignazione da parte di tutta la categoria forense e anche del Consiglio nazionale forense, che era indicato come l’ente che avrebbe dovuto erogare i pagamenti.

Ora la commissione Affari costituzionali del Senato ha dato il primo ok al nuovo decreto Rimpatri, che dovrà essere convertito in legge entro il 23 giugno, ed è stata corretta proprio la norma sui rimpatri volontari assistiti. Nel testo rimane il compenso per le pratiche di rimpatrio, ma non è più esclusivamente destinato agli avvocati ed è indipendente dal buon esito della pratica del rimpatrio. Ora il testo passa all’aula, con il voto contrario delle opposizioni. Il Consiglio Nazionale Forense ha espresso soddisfazione per il recepimento dei rilievi espressi dall’ente, visto che il testo “prevedeva un ruolo dell’istituzione dell’avvocatura che non rientra tra i compiti che la legge le assegna”.