di Simona Musco
Il Dubbio, 25 agosto 2020
Le accuse del presidente della Regione Sicilia: "Migranti ammassati in campi di concentramento creati dallo Stato". È un atto politico, più che amministrativo. Perché pur annunciando di non voler fare la guerra al Governo, Nello Musumeci l'ultimatum lo lancia comunque: se la sua ordinanza anti-migranti dovesse essere disattesa, si rivolgerà direttamente ai magistrati. Il tutto sventolando non le competenze in materia di immigrazione, che il presidente della Regione Sicilia ammette essere in capo allo Stato, ma quelle in materia sanitaria, con lo scopo di svuotare l'isola degli oltre 10mila migranti arrivati tra il primo luglio e ferragosto e bloccare il transito di quelli ancora per mare. Come? Agendo in qualità di "soggetto attuatore per l'emergenza Covid- 19", in linea con le due precedenti ordinanze firmate per contenere i contagi.
Ma nei tre articoli che la compongono, l'atto è chiaro: l'obiettivo è trasferire e ricollocare tutti i migranti fuori dalla Sicilia, impedire l'ingresso e il transito di nuove persone ma solo se arrivano via mare su imbarcazioni di fortuna - e sanzionare chi disattende l'ordinanza, valida, in linea di principio, dalla mezzanotte di ieri fino al 10 settembre.
"La Sicilia non può essere invasa - ha scritto Musumeci domenica a corredo dell'atto - mentre l'Europa si gira dall'altro lato e il governo non attiva alcun respingimento". E così annuncia il limite massimo di pazienza: "Aspettiamo la mezzanotte - precisa -, se i soggetti che sono chiamati a dare attuazione alla mia ordinanza non dovessero farlo a noi rimane solo una strada: rivolgerci alla magistratura". In alternativa, c'è l'apertura a temporeggiare qualche giorno, se richiesto, "per ricollocare i migranti e mettere i sigilli negli hotspot e in tutti centri di accoglienza (se non lo fa lo faremo noi) dell'isola con buona pace di un certo buonismo ipocrita: così chiudiamo una pagina indecorosa, perché la gente non ne può più".
Le accuse all'esecutivo nazionale sono pesanti: aver creato dei "campi di concentramento", ovvero aver ammassato i migranti in tendopoli e baraccopoli dalle condizioni sanitarie ai limiti. Ed è da questo punto che Musumeci parte, ringraziando Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Mariastella Gelmini per la solidarietà dimostrata nelle ultime ore. "Abbiamo soltanto rivendicato il diritto sacrosanto di tutelare la salute", sottolinea.
Il tutto snocciolando numeri: "5mila tamponi circa e 6.335 test sierologici sui migranti, altro che Regione che non collabora con il governo centrale". Ma è proprio sui numeri che lo "inchioda" Pietro Bartolo, l'europarlamentare dem per anni responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa: 10mila persone tamponate e messe in sicurezza sulle navi per la quarantena o all'interno degli hotspot "a fronte di "alcuni milioni" di turisti giunti nell'Isola senza uno straccio di controllo", scrive sul proprio profilo Facebook, ricordando il report del Comune di Palermo che fissa al 6,57 punti la percentuale dei tamponi effettuati sull'Isola, ovvero meno della metà della media nazionale.
Ma la critica di Musumeci al governo è ferma: aver ignorato il grido d'allarme lanciato dalla Sicilia e, in particolare, dal sindaco di Lampedusa - "un'isola abbandonata a sé stessa" - che a giugno ha chiesto di dichiarare lo stato d'emergenza sanitaria, sociale ed economica, senza ottenere risposta. E di aver ammassato migranti in hotspot e centri d'accoglienza dai quali fuggono, spiega Musumeci, e "non rispondenti ai criteri di prevenzione previsti in una condizione di emergenza da epidemia. Se noi chiediamo alla gente di mantenere un metro di distanza, di portare la mascherina, di evitare la promiscuità, se contestiamo giustamente gli assembramenti nei locali di ritrovo, è mai possibile che in un salone devono starci 700 persone?
Non mi importa se sono bianchi o neri - aggiunge sono esseri umani che si trovano sul territorio della mia Regione ed io sono il soggetto attuatore per l'emergenza Covid. A meno che quei locali non siano zona franca". Intanto la Regione si è dotata di una task force per verificare le condizioni igienico- sanitarie dei centri di accoglienza e degli hotspot per i migranti sull'Isola. Dal canto suo il Viminale sta ragionando sulla possibilità di impugnare l'ordinanza, rispondendo, per ora, con uno scarno comunicato che richiama al dovere delle istituzioni di collaborare.
"Da luglio scorso sono stati trasferiti in altre regioni circa 3500 migranti sbarcati sulle coste siciliane e ospitati nei centri di accoglienza dell'isola si legge -. La sicurezza, anche sotto il profilo sanitario, delle comunità locali è obiettivo prioritario del Viminale. Infatti, dopo aver inizialmente previsto il test sierologico per tutti i migranti arrivati, dai primi di agosto è stato introdotto obbligatoriamente l'esame del tampone rinofaringeo ed è stata attivata una apposita convenzione con la Croce rossa italiana per effettuare questo accertamento sanitario a Lampedusa ed assicurare rapide risposte. In ogni caso - conclude - la situazione attuale richiede lo sforzo comune da parte di tutte le istituzioni secondo il principio costituzionale di leale collaborazione, che si ritiene oggi più che mai indispensabile".










