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di Andrea Capocci

Il Manifesto, 17 settembre 2026

Il presidente della Federazione degli ordini, Filippo Anelli: : “L’attuale normativa che regola l’accesso ai Centri conduce il medico ad assumere un ruolo amministrativo. Ma questa funzione non gli appartiene”. Di fronte a un’azione giudiziaria che tocca i professionisti, la Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) non è tenuta a intervenire a loro difesa. Ma nei casi che riguardano i certificati di non idoneità alla detenzione dei Cpr, la Fnomceo ha regolarmente preso posizione invocando una separazione tra il ruolo del medico e quello del poliziotto. Il presidente degli ordini Filippo Anelli in più ci mette anche del personale per difendere i dottori finiti in una gogna mediatica e politica. “Li conosciamo”, dice. “Sono giovani medici bravissimi e interamente dediti alla loro missione”.

Dottor Anelli, cosa viene rimproverato ai medici?

Da quello che emerge si contesta una certificazione falsa redatta più per evitare l’ingresso nel Centro di permanenza e di rimpatrio (Cpr) che per accertare la salute.

Non è la prima volta che i medici finiscono sotto accusa per questo...

L’attuale normativa che regola l’accesso ai Cpr conduce il medico ad assumere un ruolo amministrativo, perché finisce per decidere se uno straniero debba finire o meno in un Cpr. Ma questa funzione non gli appartiene nella sua figura costituzionale e legislativa. Ci sono moltissime sentenze in merito, e anche il nostro codice deontologico pone la tutela della salute come unico obiettivo della nostra professione. Dunque non è il medico a doversi porre il problema dell’immigrazione irregolare. Così come il medico non deve occuparsi del fatto che il paziente sia un delinquente, un assassino o uno stupratore. A occuparsi di sanzionare i comportamenti devono essere altri provvedimenti ed è sbagliato affidare di fatto alla professione medica questo compito.

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Molti esperti ritengono che i Cpr non siano compatibili con la tutela della salute...

Numerose società scientifiche sostengono la patogenicità dei Cpr, dove più che ricevere cure ci si ammala. Chi li ha visitati rimane impressionato da luoghi che sembrano in tutto e per tutto prigioni. C’è addirittura chi parla anche di “lager”.

C’è una vigilanza sanitaria sui Cpr?

I sanitari entrano nei centri soprattutto perché vengono chiamati quando emerge un problema, e a occuparsene sono soprattutto i medici della continuità assistenziale (l’ex-guardia medica, ndr). La tutela medica è assicurata ovunque, anche nei Cpr.

Si può evitare che i medici scivolino in questa ambiguità?

Abbiamo già promosso a livello parlamentare norme ed emendamenti volti a chiarire le rispettive posizioni, ponendo l’accento sulla differenza di natura giuridica tra la funzione medica e quella della pubblica sicurezza. La nostra proposta a parole è condivisa in maniera bipartisan, ma purtroppo gli emendamenti che vanno in questa direzione non sono mai stati approvati. Faccio appello ai legislatori affinché chiariscano una situazione sempre più imbarazzante. La situazione sta creando un profondo disagio tra i medici.

L’emendamento sarà anche condiviso in modo bipartisan, ma a attaccare i medici è soprattutto la destra...

È opportuno che nessuno strumentalizzi ciò che è successo a medici bravissimi e motivati. Capisco l’approssimarsi della campagna elettorale, ma eviterei di sfruttare questa situazione per un tornaconto politico.

Mettendo in discussione il diritto alla salute dei migranti, si colpisce al cuore l’universalismo del nostro Servizio sanitario, che alla destra sembra andare sempre più stretto...

Che l’universalismo del Servizio sanitario nazionale sia a rischio lo dicono anche i sei milioni di cittadini che rinunciano alle cure. Ma per cinquant’anni l’universalismo della salute ha rappresentato un modello di coesione sociale, in totale continuità con la lotta per la liberazione dal fascismo. Quei diritti non possono rimanere solo sulla carta, altrimenti le battaglie che hanno condotto alla Costituzione perdono concretezza.

Senza sanità universale manca un collante sociale...

La mancanza di risorse, la rinuncia alle cure, le liste d’attesa sono fattori di un’instabilità sociale e per cinquant’anni il Servizio sanitario universale ha contribuito a ridurla. Anche grazie a questa coesione sociale il nostro Paese ha potuto conoscere un così lungo periodo di pace, di cui avremmo un gran bisogno anche nel prossimo futuro. Oggi tutto sommato tiene ancora, ma è innegabile che il carattere universale della tutela della salute sia a rischio.