di Paola Moscardino
Corriere del Mezzogiorno, 19 aprile 2024
Secondo il deputato del Pd, Claudio Stefanazzi, il problema è a monte: “Sono richiedenti asilo, molti di loro non dovrebbero stare qui - dice Invece la struttura è pensata come un carcere”. Reportage da Restinco, dove i minori immigrati dormono in sedici in una camerata. Sindacalisti e associazioni di volontari esclusi dalle visite, liti con la prefettura, condizioni di permanenza che chi si è recato all’interno come il parlamentare Claudio Stefanazzi - reputa infernali. Suona l’allarme per le condizioni in cui vivono i minori immigrati nel centro per i rimpatri di Restinco, alle porte di Brindisi. “Sono richiedenti asilo, dovrebbero stare altrove. E dormono in 16 in una camerata”.
Il Centro di permanenza per i rimpatri di Restinco ha un muro di cinta color giallo malconcio. È in aperta campagna, tra Brindisi e San Vito dei Normanni, monitorato da telecamere di sorveglianza e forze armate. Pino Perlangeli esce dal cancello e viene verso il piazzale scuotendo la testa: “No, non è quello che pensavo di trovare lì dentro, è peggio”, dice stringendo le labbra. Perlangeli è un medico. Si occupa da sempre di migrazione; collabora con le cooperative della rete d’accoglienza, visita i migranti appena sbarcati, cerca di indovinarne l’età - spesso si fingono maggiorenni - esamina e cura le ferite da tortura che portano sulla pelle. È entrato nel Cpr di Restinco in visita ufficiale con Claudio Stefanazzi, deputato del Pd, e con l’imam della moschea di Lecce Saif Eddine Maaroufi, qui in qualità di mediatore. Della delegazione avrebbero dovuto far parte anche due rappresentanti della Cgil Puglia e due dell’associazione Arci Salento, ma alla fine non sono stati fatti entrare. “Dalla prefettura ci dicono che la nostra richiesta di autorizzazione non è arrivata in tempo - dice la presidente Arci, Anna Caputo - eppure quando giorni fa li abbiamo sentiti per avere un riscontro, ci hanno detto che andava tutto bene, non c’era alcun problema”. I sindacalisti stanno in piedi davanti alla portineria, sperano in un ripensamento, in un’autorizzazione tardiva che arrivi e permetta loro di entrare, ma niente. “Di fatto c’è stato un diniego dal Viminale - dice Chiara Cleopazzo, Cgil Brindisi - e questo significa comprimere il diritto di monitorare e vigilare. Non è una bella pagina. Non tanto per noi, ma per la democrazia”.
Il Centro di permanenza per i rimpatri di Restinco è uno dei dieci attivi in tutta Italia, uno dei primi a essere stato inaugurato, nel 1999. È parte di un complesso più ampio, con all’interno anche un Centro di prima accoglienza per richiedenti asilo che può ospitare quarantotto persone: al momento ce ne sono circa settanta, tutti minorenni. Nel Cpr invece sono in quattordici, età media venticinque anni, in prevalenza tunisini, più tre gambiani, un kirghizo.
Dove finisce l’accoglienza e comincia la detenzione? Il medico racconta cosa ha visto. “La situazione abitativa è disastrata. Stanno tutti in una stanza di venticinque memeno. quadrati - dice - con otto letti a castello per un totale di sedici letti, tutti in un’unica camerata. La luce arriva da una finestra in alto; una porta permette l’accesso a un piccolo piazzale di cemento armato. Non c’è un posto comune, solo una tivù, due tavoli, ma non una stanza dove possano sedersi e mangiare insieme”.. Perlangeli lamenta anche la mancanza di cure: “Uno degli ospiti ha dolore a un occhio, tanto da non riuscire a prendere sonno, ma non è stato portato al pronto soccorso. Un altro ragazzo soffre d’asma ed è curato male. Un altro ha uno stato psichico compromesso ed è sotto benzodiazepine da diversi mesi”.
In un’inchiesta pubblicata da Altraeconomia lo scorso anno, è emerso l’abuso quotidiano di psicofarmaci all’interno dei Cpr italiani, a conferma del malessere che si vive dentro quei centri. “I ragazzi sono buttati su un letto a far niente, non sanno come evolverà la loro situazione e sono preoccupati - racconta Saif Eddine Maaroufi - Ho chiesto loro se avessero accesso alle attività di alfabetizzazione e di socializzazione, che pure sarebbero previste, ma mi hanno risposto di no, qualsiasi forma di socialità è loro negata”.
Abbiamo provato a sentire la prefettura di Brindisi, che preferisce non dichiarare su questi aspetti più critici. Resta un tema, più generale: hanno ancora senso i Cpr così pensati? E soprattutto: perché prevedere una detenzione amministrativa per persone che non hanno commesso reati?










