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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 18 giugno 2025

Le presenze continueranno a calare con nuove richieste d’asilo o ricorsi. All’interno del Cpr di Gjader sono rimaste circa trenta persone. Quelle che ieri ha potuto contare la delegazione di avvocati del Tavolo asilo e immigrazione e deputati Pd: erano presenti Rachele Scarpa e Matteo Orfini. Autorità di polizia ed ente gestore non sono autorizzati dal Viminale a fornire numeri ufficiali. Nemmeno ai parlamentari. Conosciamo per certo, invece, le nazionalità dei migranti: Congo, Senegal, Turchia, Ghana, Guinea, Georgia, Algeria, Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, India, Marocco, Pakistan.

Altra notizia importante è che, dopo la decisione della Cassazione di rinviare alla Corte di giustizia Ue la legge che estende l’uso dei centri d’oltre Adriatico anche ai cittadini stranieri in situazione di irregolarità amministrativa, il governo non ha realizzato nuove deportazioni. Il provvedimento degli ermellini, che solleva dubbi di compatibilità con le direttive procedura e rimpatri, è del 29 maggio scorso (le motivazioni sono attese in questi giorni). L’ultimo trasferimento di migranti risale a due giorni prima.

Successivamente diversi tra quelli presenti hanno chiesto asilo o sono stati giudicati non idonei al trattenimento dalla commissione vulnerabilità dei medici dell’Usmaf. Così i numeri sono progressivamente calati. E caleranno ancora: in base alle informazioni raccolte dalla delegazione pare che nei prossimi giorni ci saranno nuove udienze di convalida della detenzione davanti alla Corte di appello di Roma. Questa è competente per i richiedenti asilo e, condividendo l’orientamento degli ermellini, ha respinto tutte le richieste di trattenimento avanzate dalle autorità di polizia. Continuano invece a dare il via libera i giudici di pace nelle proroghe per gli “irregolari”. In questi casi, però, i legali dei migranti possono sempre fare ricorso per Cassazione: finirebbero davanti alla stessa sezione, la prima penale, che ha bloccato tutto in attesa del chiarimento dei giudici di Lussemburgo. Che comunque richiederà molti mesi.

Basti pensare che il rinvio sulla questione dei “paesi sicuri”, partito dal tribunale di Roma lo scorso novembre e trattato con procedura accelerata, non ha ancora avuto una sentenza. Parliamo di quello che aveva bloccato la prima fase del protocollo Meloni-Rama, spingendo il governo italiano ad ampliare la destinazione d’uso dei centri a fine marzo.

Da allora per Gjader sono transitate un centinaio di persone, una trentina sono state rimpatriare - sempre passando dall’Italia - le altre riportate indietro per motivi giuridici o sanitari. “Il progetto Albania è di fatto sospeso, appeso al filo del suo destino giuridico. Lo sa bene anche il governo. È ridicolo che Piantedosi vada in televisione a parlare di percentuali senza dare i numeri delle presenze residuali. Al momento, secondo le stime economiche del ministro, per ogni migrante è stato speso circa un milione di euro”, afferma Scarpa.