di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 14 novembre 2020
Nasce il Comitato per il diritto al soccorso, formato da una serie di organizzazioni e da personalità del mondo giuridico e culturale. "Il gommone segnalato questa mattina è in grave pericolo e alcune persone sono in acqua. Chiediamo l'intervento immediato di tutte le navi in zona. La nostra nave è bloccata dalle autorità italiane a Palermo. Chi soccorrerà queste persone?".
È il drammatico appello lanciato ieri mattina dalla Ong tedesca Sea Watch la quale aveva precedentemente ricevuto una richiesta di aiuto da Malta per conto della Guardia Costiera libica.
L'ennesimo episodio a largo della Libia, giunto solo dopo pochi giorni dal naufragio di un'altra imbarcazione a largo delle coste nordafricane che ha provocato 6 morti, tra cui un bimbo di 6 mesi, che segnala l'urgenza di rimettere in piedi il sistema di soccorsi bloccato da numerosi provvedimenti. Una urgenza visto che, complici le buone condizioni meteo e la situazione di guerra in Libia, le partenze stanno aumentando con sempre minori condizioni di sicurezza.
Nel giro di 48 ore sono arrivate in Italia ben 3 natanti. Alarm Phone, che raccoglie le richieste di aiuto da chi attraversa il Mediterraneo, ha riferito che "due barche con 89 e 70 persone (sono state ndr.) soccorse verso Lampedusa. La terza barca con 70 persone in Sar Malta (zona di ricerca e soccorso ndr.), con cui avevamo perso contatto, è giunta in Italia, secondo i parenti. Siamo sollevati per qualche buona notizia tra tutte quelle cattive". La Guardia di Finanza ha anche comunicato di aver soccorso anche 4 o 5 barchini che viaggiavano insieme alle imbarcazioni più grandi.
Al momento gli elicotteri Atr42 che monitorano lo spazio di mare antistante Lampedusa hanno riferito che non sembrano esserci altri eventi in corso, ma tutto fa pensare che si tratta solo di aspettare. E sulla situazione c'è da registrare la netta presa di posizione del quotidiano della Santa Sede, Osservatore Romano, che si è schierato decisamente a favore delle organizzazioni umanitarie. "Le Ong, per mesi oggetto di una campagna denigratoria smascherata da numerose indagini e di fatto rimaste le uniche a prestare soccorso ai migranti in mare, non dovrebbero essere lasciate sole, tanto meno ostacolate, semmai sostenute e affiancate.
C'è un obbligo di soccorso al quale gli Stati non dovrebbero sottrarsi, al pari di quello di accogliere chi fugge da situazioni di pericolo, e che prescindono da ogni posizione e strumentalizzazione politica sul fenomeno migratorio. L'Europa non dovrebbe sottrarsi".
Il tema del soccorso dunque sta diventando sempre più stringente e lo dimostrano anche alcune iniziative come la costituzione del Comitato per il diritto al soccorso. Una "lobby democratica", come la definiscono i suoi stessi promotori, formata dalle organizzazioni Sea Watch, Proactiva Open Arms, Medici Senza Frontiere, Mediterranea - Saving Humans, SOS Méditerranée, Emergency, ResQ.
Del comitato fanno parte anche personalità come Vittorio Alessandro, Francesca De Vittor, Luigi Ferrajoli, Paola Gaeta, Luigi Manconi (responsabile), Federica Resta, Armando Spataro, Sandro Veronesi, Vladimiro Zagrebelsky. L'iniziativa, partendo dalla costante opera di criminalizzazione delle Ong andata in scena negli ultimi anni, ha la finalità esplicita di formare nell'opinione pubblica l'orientamento alla necessità del salvataggio in mare. Facilitare le relazioni tra le Ong e le istituzioni nazionali. Promuovere una discussione pubblica intorno al tema del diritto al soccorso, come principio irrinunciabile di civiltà giuridica e come legge universale, fondata sul diritto del mare e sul diritto internazionale.











