di Gabriella Cerami
huffingtonpost.it, 7 febbraio 2023
La premier aveva annunciato il pugno duro contro i salvataggi ripetuti di migranti ma poi alla fine la realtà del diritto del mare ha prevalso: nel decreto ong non c’è traccia del divieto. “Se tu ti imbatti in una imbarcazione e salvi delle persone le devi portare al sicuro, quindi non le tieni a bordo continuando a fare altri salvataggi multipli finché la nave non è piena”. Parole del premier Giorgia Meloni affidate a Instagram il 3 gennaio scorso nel giorno in cui entrava in vigore il decreto contenente la stretta sulle Organizzazioni non governative. Ma tra la propaganda a favore di popolo social e la realtà ci sono in mezzo le leggi internazionali, quindi l’obbligo di soccorso in mare. Ed è la ragione per cui la nave Geo Barents di Medici senza Frontiere, che ha effettuato tre salvataggi, di cui due dopo l’assegnazione del porto sicuro, non è stata multata. Bensì dopo le operazioni di sbarco e l’interrogatorio del comandante in Prefettura a La Spezia, la Ong ha avuto il via libera per riprendere la navigazione verso l’area di ricerca e soccorso dei migranti, dove si trova attualmente.
Il decreto ora in discussione alla Camera recita così: “Gli operatori di soccorso in mare devono richiedere, nell’immediatezza dell’evento, l’assegnazione del porto di sbarco; Raggiungere senza ritardo il porto di sbarco assegnato per il completamento dell’intervento di soccorso”. Nel provvedimento, nonostante gli annunci, non si fa riferimento ai soccorsi multipli perché si sarebbe trattato di un testo incostituzionale e in contraddizione con le normative europee. “Raggiungere senza ritardo il porto di sbarco assegnato” implicherebbe - così era stato spiegato dagli esponenti del governo dopo la sua approvazione - l’impossibilità di effettuare nuovi soccorsi in mare. Ma come i fatti hanno dimostrato, se viene lanciato un alert non è possibile ignorarlo. Come è successo alla nave Geo Bartens che si era avviata verso il porto di La Spezia per “raggiungerlo senza ritardo”, come previsto dal decreto, ma è tornata legittimamente indietro perché avvisata di un nuovo naufragio.
E infatti come spiega Salvatore Fachile, avvocato dell’associazione studi giuridici per l’immigrazione, “dal punto di visto tecnico quella norma non vieta i salvataggi multipli ma dice che una nave, quando le viene dato, deve raggiungere il porto sicuro senza ritardo. Pone quindi un vincolo, nel senso che non può decidere di partire il giorno dopo o aspettare un nuovo alert. Questo decreto va letto con le altre norme, quindi con le leggi del mare, che prevedono l’obbligo di effettuare salvataggi salvo che questi mettano a rischio la vita di chi è a bordo”. Di conseguenza “se mettiamo insieme queste due norme, nel momento in cui a una Ong viene dato un porto sicuro ha l’obbligo di dirigersi verso quel porto, ma può tornare indietro se chiamata a salvare qualcuno. Per questo a Medici senza Frontiere non viene contestato nulla”. Fermo restando che la Prefettura ha 90 giorni di tempo per comminare la multa. Ma in particolare a La Spezia si è intrecciata anche una resistenza tutta politica. Nei giorni dell’arrivo in porto della nave Geo Barents, mentre diversi componenti del governo immaginavano che Medici senza frontiere sarebbe stata la prima Ong colpita dal nuovo decreto, il governatore di centrodestra Giovanni Toti diceva: “Giusto che ognuno faccia la propria parte”. Parole che sono state lette come un regolamento di conti tra gli alleati in vista delle prossime elezioni amministrative dal momento che il presidente della Liguria sta giocando la partita per la riconferma di Claudio Scajola come candidato sindaco, Fratelli d’Italia non accetta le sue condizioni mentre il Terzo Polo di Renzi si è offerto disponibile a sostenere l’ex ministro. È possibile che il premier Meloni non abbia voluto prestare il fianco a Toti, quindi accendere la miccia ed esasperare i toni.
Nel frattempo, ed era già nell’aria, la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha chiesto al governo italiano di “considerare la possibilità di ritirare il decreto legge” sulle Ong. La richiesta si basa su un parere reso da un comitato di esperti del Consiglio, che contiene pesanti rilievi circa la contrarietà del decreto alle convenzioni sul diritto del mare e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. È vero che le valutazioni del Consiglio, organismo internazionale che si occupa di tutela dei diritti umani, non sono vincolanti, ma hanno un peso comunque rilevante, e infatti il Viminale ha risposto per iscritto: “Le nuove disposizioni non impediscono alle Ong di effettuare interventi multipli in mare, né, meno che mai, le obbligano a ignorare eventuali ulteriori richieste di soccorso nell’area, qualora già abbiano preso a bordo delle persone. Tali interventi sono, infatti, legittimi se effettuati in conformità alle regole di condotta enucleate dal legislatore e alle indicazioni del competente centro di coordinamento del soccorso marittimo”. A dimostrazione che un conto sono le parole un altro sono i fatti e le leggi.










