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di Fabrizio Geremicca

Il Manifesto, 30 maggio 2026

Gli attivisti: “La sicurezza si costruisce garantendo lavoro, casa e salute”. A Pescopagano, una località a pochi chilometri dal centro di Castel Volturno, c’è la chiesa affidata a Daniele Moschetti, missionario comboniano di origini lombarde, che è approdato in Campania dopo aver vissuto in Sudan e nella baraccopoli di Korogocho, in Kenya. È una delle roccaforti del no al Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) che il ministro Piantedosi vuol realizzare a Castel Volturno. Una struttura da 120 posti che è figlia di un progetto di 43 milioni messo a bando da Invitalia e che, sulla base del decreto Cutro, è considerata strategica per la difesa nazionale. Significa deroghe a pioggia relativamente alle norme urbanistiche e paesaggistiche.

Il Cpr dovrebbe essere edificato a La Piana, una località naturalisticamente pregiata che è gestita attualmente dai carabinieri per la biodiversità. Un sito strategico per gli uccelli in migrazione ed un potenziale attrattore di un turismo. “C’è anche questo aspetto di incredibile gravità”, sottolinea il comboniano Moschetti alla vigilia dell’assemblea promossa oggi nel centro Fernandes dal fronte del No. All’appuntamento parteciperanno il presidente della Campania, Roberto Fico, che alcune settimane fa ha pubblicamente espresso il no della Regione al progetto, e Pietro Lagnese, vescovo di Caserta ed arcivescovo di Capua.

La Chiesa, con le associazioni attive da diversi anni in progetti di inclusione e accoglienza dei migranti, è la spina dorsale di un dissenso al quale alla fine si è dovuto adeguare pure il sindaco Pasquale Marrandino. Un paio di settimane fa, di ritorno da un incontro a Roma con Piantedosi, il primo cittadino ha annunciato in una diretta facebook di aver detto all’esponente del governo Meloni che il Cpr non è ciò di cui ha bisogno il territorio. Non ha peraltro chiarito quale sia stata la risposta del ministro. Il sindaco tornerà tra qualche giorno nella Capitale e il timore di alcuni dei suoi concittadini è che il miraggio di una legge speciale per Castel Volturno, con relativi finanziamenti, possa ammorbidire la sua posizione.

Intanto, però, il consiglio comunale si è espresso anch’esso per il no, con un documento approvato quasi all’unanimità. Moschetti seduto a una scrivania della sacrestia della chiesa di Pescopagano parla delle attività che sono state promosse negli anni: la scuola d’italiano per gli stranieri, l’educazione ambientale, le distribuzioni di cibo durante la pandemia, l’interlocuzione con gli amministratori per migliorare la raccolta differenziata e tanto altro.

Lo ascoltano Teresa Cappotto e Angelo De Nicola, due napoletani che hanno casa a Pescopagano. Raccontano che per quel territorio vedono un futuro differente da quello di carcere per i migranti. Sostengono che con 43 milioni si potrebbero realizzare interventi e servizi ben più utili, a beneficio degli italiani e degli stranieri: il miglioramento delle fogne, l’installazione di telecamere per la sicurezza, il potenziamento delle linee dei bus, centri di aggregazione come cinema, teatri, impianti sportivi. Oggi anche loro parteciperanno all’incontro anche gli attivisti dell’ex Canapificio di Caserta. “La vera sicurezza - sottolineano - non si costruisce con le sbarre, ma combattendo lo sfruttamento e garantendo il diritto al lavoro, alla casa ed alla salute”. Chiedono per Castel Volturno “una storia di riscatto e non di sopraffazione”.