di Giansandro Merli
Il Manifesto, 26 giugno 2026
Sospese le agevolazioni ai visti. Brunner: “Pronti a usare la nostra leva per ottenere risultati. I Paesi di origine devono adempiere ai loro obblighi, altrimenti possono esserci conseguenze”. Il Consiglio Ue ha deciso di bloccare temporaneamente, ma senza stabilire un termine, i visti agevolati ai somali. La ragione è che il paese dell’Africa orientale non collabora abbastanza nella riammissione dei suoi cittadini presenti in modo irregolare nel territorio comunitario. A tale conclusione è arrivata un’analisi della Commissione, il Consiglio ha fatto il resto. Di conseguenza, per le persone con questa nazionalità, gli Stati membri non potranno più: rilasciare visti a ingresso multiplo; esentare dai requisiti riguardanti le prove che i richiedenti di visto devono presentare; esentare la tassa di visto per i titolari di passaporti diplomatici e di servizio.
La possibilità di ingresso regolare in Europa riguarda un numero residuale di somali. Tutti gli altri devono affrontare ben altri percorsi migratori. Sbarcano in Grecia, Spagna o Italia (qui quest’anno ne sono arrivati via mare circa 1.500), poi tendono a dirigersi verso Germania e Francia, dove si registra il numero maggiore di richieste d’asilo. I rimpatri forzati dall’Italia sono quasi nulli: due nel 2023 e uno nel 2024. Altri paesi Ue, invece, sono impegnati persino su questa destinazione: un paese con forte instabilità politica, afflitto da gravi conflitti militari, che registra la presenza di gruppi terroristici attivi ed enormi difficoltà legate a siccità e scarsità di cibo.
Nel 2025 la Polonia ha comunque realizzato 9.700 rimpatri (tra forzati e volontari). L’Austria 8mila, il Belgio 4mila, l’Irlanda 2mila. Seguono Malta, Estonia, Slovenia e Lussemburgo. Complessivamente, tra i 27 paesi Ue, sono stati 26.820 in un anno. Un numero ridotto che fa pensare come il blocco delle agevolazioni ai visti sia soprattutto una mossa esemplare, che parla a molti altri oltre la Somalia. Lo fanno intuire le dichiarazioni del Commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner: “Questa decisione dimostra che siamo pronti a usare la nostra leva per ottenere risultati. I Paesi di origine devono adempiere ai loro obblighi, altrimenti possono esserci conseguenze”. Con l’entrata in vigore del Patto Ue e la prossima approvazione definitiva del regolamento rimpatri, l’azione europea, ha ribadito più volte Brunner, si sposterà sulla sua dimensione esterna. In sintesi: minacciare e ricattare i paesi poveri per costringerli a piegarsi alle politiche migratorie europee.










