di Lorenzo De Cicco
La Repubblica, 20 ottobre 2024
Salvini contro le toghe al Tg1: “Paghino loro se un migrante stupra”. Schlein: “Comizio delirante”. Esposti Iv-5S alla Corte dei conti sui centri in Albania. L’offensiva del governo contro la magistratura non solo non si smorza, ma sale di livello. Ventiquattr’ore dopo la sentenza del tribunale di Roma che non ha convalidato il trattenimento di 12 migranti nei nuovi, costosissimi centri tirati su in Albania, è il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a passare all’attacco degli ex colleghi togati. Parole ruvide: per il Guardasigilli la decisione della sezione immigrazione del tribunale civile della Capitale sarebbe addirittura “abnorme”. E se “la magistratura esonda dai propri poteri attribuendosi delle prerogative che non può avere”, aggiunge il ministro da un convegno a Palermo sulla “gentilezza”, “la politica deve intervenire”. Sortita talmente tranchant da spingere le opposizioni a chiedere, quasi in blocco, le sue dimissioni.
La leader del Pd, Elly Schlein, parla di un “gravissimo scontro istituzionale alimentato dal governo per coprire la sua incapacità”, mentre i parlamentari dem insistono sulla richiesta di un passo indietro del numero uno di via Arenula: “Un ministro della Giustizia che sferra un attacco così pesante alla magistratura e alla sua indipendenza non può restare al suo posto”. Anche per il M5S e per Avs il Guardasigilli deve farsi da parte. Secondo Riccardo Magi di +Europa, “Nordio, con Meloni e Salvini, vuole la giustizia assoggettata a Palazzo Chigi”. Interviene pure l’Anm, col presidente Giuseppe Santalucia: “Nessuno scontro da parte della magistratura, solo l’applicazione di norme che sono cogenti per gli Stati, quindi lo saranno anche per il governo nel momento in cui, come è stato annunciato, si appresta a trovare nuove soluzioni”.
A difesa del Guardasigilli, per FdI parla soltanto Giovanni Donzelli, il responsabile Organizzazione di via della Scrofa: “Spiace per la sinistra, ma il ministro non risponde a comando alle toghe politicizzate”. Stop. Perché è soprattutto la Lega a cavalcare il caso: Matteo Salvini ha tutta l’intenzione di legare la vicenda albanese al suo processo palermitano su Open Arms. E infatti, già di prima mattina, il vicepremier fa sapere di avere riunito “con massima urgenza” il consiglio federale del Carroccio, per lanciare una mobilitazione in tutta Italia. Mozioni anti-toghe da presentare nei consigli comunali dello Stivale, gazebate nel weekend del 14 e 15 dicembre, in vista della sentenza sul sequestro di persona fissata per il 20 dello stesso mese. Il segretario leghista continua a bersagliare i magistrati, in ogni comizio in Liguria: parla di giudici che dovrebbero “candidarsi con Rifondazione comunista”, di toghe “con la maglietta rossa” che “usano i tribunali come centri sociali”. Fino all’intervista al Tg1 della sera, in cui dichiara: “Se uno dei 12 migranti stuprasse, chi ne paga le conseguenze? Il magistrato che li ha riportati in Italia?”. Risposta ovvia: “Vorrei sapere perché tra tutti i lavoratori che pagano per i propri errori, i magistrati non pagano mai”. “Un comizio delirante, un attacco frontale allo stato di diritto”, lo definiscono Schlein e i capogruppo Pd Boccia, Braga e Zingaretti. La leader denuncia una Rai “svilita a megafono di un governo che vuole smontare - non lo permetteremo - la separazione dei poteri”.
I giornali del gruppo Angelucci, dal Giornale al Tempo, intanto attaccano la magistrata Silvia Albano, che fa parte del collegio che ha emesso la sentenza sui 12 richiedenti asilo rientrati dall’Albania. “Sentenze assurde a favore degli irregolari”, titola il primo; “La giudice dem fan della Apostolico”, recita il Tempo, con riferimento alla toga di Catania finita nel mirino della destra per avere liberato 4 migranti, un anno fa. Tesi, questa, rilanciata anche da FdI. Il pasticcio dei centri albanesi rischia di trasformarsi poi in una grana erariale, per il governo Meloni: “Sta sprecando centinaia di milioni”, attacca Matteo Renzi. Ieri sia Italia viva, col tesoriere Francesco Bonifazi, sia il Movimento di Conte hanno annunciato un esposto alla procura della Corte dei conti. Lo stellato Antonio Colucci chiede di “accertare l’ipotesi di responsabilità erariale” e stima il costo di trasporto dei 16 migranti inizialmente diretti a Shengjin in “circa 250-290mila euro: circa 18mila euro a migrante”.










