di Francesca Basso
Corriere della Sera, 19 settembre 2020
Emergono i dettagli del piano Von der Leyen. Invece di una solidarietà piena tra i Paesi Ue, la riforma prevede solo un sostegno economico a chi è in prima linea come l'Italia. L'annuncio della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, è stato ad effetto: "Aboliremo il regolamento di Dublino - ha detto due giorni fa nel suo discorso sullo stato dell'Unione.
Lo rimpiazzeremo con un nuovo sistema europeo di governance delle migrazioni. Avrà strutture comuni per l'asilo e per i rimpatri", insieme a "un forte meccanismo di solidarietà". Ora per l'Italia si tratta di vedere in che modo. E, a quanto pare dalle consultazioni tra capitali, i ricollocamenti obbligatori che Roma chiede da tempo non sarebbero previsti. I dettagli sul "Nuovo patto Ue per la migrazione e l'asilo" si sapranno il 23 settembre, quando sarà presentato.
Il regolamento di Dublino, sottoscritto anche dall'Italia dall'allora governo Berlusconi, stabilisce i criteri di determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda di asilo e prevede la responsabilità unica dello Stato di primo ingresso. Da quel poco che trapela, però, sembra che i tempi non siano ancora maturi per una solidarietà piena tra gli Stati Ue ed è probabile che la nuova riforma preveda solo un sostegno economico e di gestione agli Stati in prima linea.
La permanenza - In sostanza non ci sarebbe il ricollocamento obbligatorio del richiedente asilo con gestione della domanda da parte del Paese di destinazione (come invece è accaduto con i profughi salvati in mare ricollocati dopo l'accordo di Malta dello scorso anno): il richiedente asilo resterebbe nel Paese di primo ingresso ma il costo della sua gestione e l'eventuale rimpatrio in caso di mancato accoglimento della domanda verrebbe pagato da un altro Paese Ue non disposto però a prenderlo sul proprio territorio. Ci sarà anche il tentativo di migliorare le procedure per la richiesta di asilo, che spesso sono farraginose e lunghe.
I migranti economici - Tuttavia uno dei problemi dell'Italia è che la maggior parte degli sbarchi illegali sulle nostre coste e dei salvataggi in mare (von der Leyen ha detto che "salvare vite in mare non è opzionale") è rappresentato da migranti economici che non hanno diritto di asilo. La riforma della Commissione Ue è molto ampia e va a toccare tutti gli aspetti della questione migratoria. Quando un migrante sbarca andrà subito identificato per stabilire se potenzialmente può fare domanda di asilo oppure se è un migrante economico.
La riforma prevede un meccanismo di rimpatri europei per i migranti economici entrati illegalmente con accordi vincolanti con i Paesi terzi: in sintesi, niente intesa e aiuti economici senza accordo sui rimpatri.
I corridoi umanitari - Una parte della riforma riguarderà anche l'immigrazione legale, la cui regolamentazione va migliorata attraverso corridoi umanitari, flussi, chiamate dirette, permessi per studenti. La presidente von der Leyen ha spiegato che è necessaria una politica europea comune sulla migrazione perché con il fenomeno migratorio l'Unione dovrà imparare a convivere. Per questo è necessario creare un sistema di rimpatri veloci e un meccanismo di solidarietà obbligatorio, con un insieme di soluzioni da attuare a seconda delle situazioni e dell'intensità dei flussi migratori.
La trattativa - Il 23 settembre sarà presentata la cornice della riforma, cui seguiranno 5 regolamenti normativi (i dettagli saranno fondamentali). La proposta dovrà poi essere negoziata dal Consiglio e la trattativa sarà lunga e complessa perché andrà trovato un punto d'incontro sulla solidarietà obbligatoria. A giugno sette Paesi (il gruppo di Visegrád più Slovenia, Estonia e Lettonia) avevano scritto a Bruxelles per ribadire il loro no ai ricollocamenti obbligatori. E Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro sono stanche di essere lasciate sole. La Germania sostiene il mutuo sostegno (così come la Francia) e vorrebbe chiudere un accordo sotto la sua presidenza. Sarebbe un successo politico rilevante per la cancelliera Angela Merkel, che è al termine del suo mandato e che è già riuscita a far accettare ai Paesi Ue il debito in comune del Recovery Fund. Ma la partita sui migranti sembra ancora più difficile di quella economica.










