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di Marco Galluzzo

Corriere della Sera, 23 dicembre 2024

“I giudici ci danno ragione”. La premier convoca i ministri a Palazzo Chigi, confortata da una sentenza della Cassazione. Se nel primo giorno del vertice è emerso con forza l’aspetto della difesa militare, nelle conclusioni del summit che ha visto i governi di Italia, Grecia, Svezia e Finlandia confrontarsi sulla sicurezza Ue in un formato totalmente inedito, è l’immigrazione irregolare, anche come strumento di guerra ibrida, che viene analizzata dai leader.

In uno dei villaggi più a nord della Finlandia, prima di volare in Lituania per un rapido saluto ai nostri militari impegnati insieme ad altri contingenti Nato, Meloni si sofferma sulla sentenza che ha visto assolto Matteo Salvini, su Open Arms. La premier esclude che questo risultato possa preludere ad un ritorno del capo della Lega al Viminale, ma soprattutto parla di migranti e annuncia per oggi un vertice del governo sui centri rimasti sospesi in Albania.

La cornice è condivisa da tutti i leader presenti: i migranti illegali, manovrati da trafficanti o direttamente dagli Stati, sono una delle minacce alla sicurezza della Ue. Meloni ritiene che “le regole del nuovo Patto europeo sulle migrazioni aiuteranno”, ma “devono esserci risposte migliori sui rimpatri”. Tra le sue richieste a Bruxelles anche quella di nuove norme sui Paesi sicuri, che però, nonostante l’impegno della presidente della Commissione europea, non arriveranno prima di marzo.

Se i centri in Albania non sono ancora decollati, dice Meloni, si può essere “ottimisti” in base ad alcuni passaggi della recente sentenza della Corte di Cassazione. Che contiene anche posizioni negative per il progetto del governo, ma per Meloni il bicchiere è mezzo pieno, perché i giudici “hanno di fatto dato ragione sul diritto di stabilire quale sia la lista dei Paesi sicuri, mentre i magistrati possono entrare nel singolo caso rispetto al Paese sicuro, ma non disapplicare in toto” la materia.

E quindi oggi, a Palazzo Chigi, arriveranno per fare un punto diversi ministri (Interno, Esteri, Difesa, Rapporti europei) oltre al sottosegretario Alfredo Mantovano e al consigliere diplomatico Fabrizio Saggio. “Bisogna pensare fuori dagli schemi: l’Italia è stata la prima a fare un accordo con un Paese extra Ue, stiamo avendo qualche problema nell’interpretazione delle regole ma lo stiamo superando”, ha rimarcato Meloni.

Si discute poi del cambio di passo, anche finanziario, che la Ue deve fare per garantirsi un’autonomia militare. Le indiscrezioni sulle intenzioni di Trump, che vorrebbe i contributi alla Nato aumentati sino al 5% del Pil, sono per la premier solo un “rumor, su Kiev ha detto cose che dico da anni, che non possiamo avere la pace abbandonando l’Ucraina, e quindi consiglierei di aspettare per capire quale sia la volontà del nuovo presidente degli Stati Uniti”. In ogni caso la Nato “rimane” un pilastro della nostra sicurezza.

Quindi dalla premier arrivano parole mai così dure nei confronti di Putin: “Dobbiamo capire che la minaccia è molto più grande di quanto immaginiamo, riguarda la nostra democrazia, l’influenza della nostra opinione pubblica, la strumentalizzazione dell’immigrazione, l’uso di materiali rari e quanto sta succedendo in Africa. Dobbiamo garantire la sicurezza e non si tratta solo del campo di guerra in Ucraina, dobbiamo essere preparati”. Le fa eco il padrone di casa, il premier Petteri Orpo, per il quale la Russia “è una minaccia permanente”. Prima di rientrare in Italia, c’è tempo per una tappa veloce per salutare i nostri militari nella base aerea di Siauliai, in Lituania, soldati che partecipano alla missione Nato Baltic Air Policing.