sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Francesca Spasiano


Il Dubbio, 23 agosto 2019

 

La barca umanitaria naviga tra Italia e Malta. Le scorte scarseggiano. La vita è in pausa a bordo della Ocean Viking. La nave battente bandiera norvegese che da quasi due settimane naviga a rilento al centro del Mediterraneo, tra la Sicilia e Malta.

A bordo 356 persone, di cui 103 minori, tratte in salvo al largo della Libia nel corso di quattro operazioni coordinate da Medici Senza Frontiere e SOS Mediteranée tra il 9 e il 12 agosto. La maggior parte dei sopravvissuti viene dal Sudan e porta sul corpo i segni di un viaggio da incubo costellato di abusi, torture e detenzione arbitraria.

"Vergognoso e disumano lasciare in mezzo al mare 356 persone. Chiediamo al più presto un porto sicuro perché i sopravvissuti a bordo della Ocean Viking possano finalmente toccare terra e trovare una condizione di sicurezza e umanità". Lo scrive su Twitter Medici senza Frontiere, che da giorni si appella alle autorità europee perché offrano una soluzione al più presto.

"Abbiamo pasti per appena 5 giorni, prima di intaccare le scorte di emergenza. Ci sono persone le cui condizioni di salute potrebbero presto diventare critiche, fino al punto di dover richiedere un'evacuazione", spiega Luca Pigozzi, uno dei medici a bordo che denuncia il deteriorarsi della salute fisica e psichica dei suoi pazienti, di cui un terzo minori di 18 anni, vittime delle più atroci violenze: ferite di guerra, percosse e scariche elettiche subite durante la permanenza in Libia.

"Si tratta dell'ennesima situazione di stallo" spiega il Garante delle persone private della libertà persona, Mauro Palma, che è intervento sul caso della Viking con una lettera rivolta ai suoi omologhi di Malta e Norvegia, in cui si invitano le autorità europee a un'azione comune per l'assegnazione di un luogo sicuro di sbarco a persone soccorse in mare. "In questo contesto, che richiede reti di cooperazione non solo tra le autorità responsabili, ma anche tra gli organi indipendenti di garanzia dei diversi Paesi coinvolti, il Garante nazionale ha spesso registrato l'assenza della voce dei propri omologhi", aggiunge Palma, sottolineando il "verificarsi di una nuova privazione "de facto" della libertà delle persone soccorse, dalla durata imprecisata".

Intanto da Lampedusa arriva la chiusura a nuove accoglienze in seguito all'evacuazione degli 83 migranti rimasti a bordo della Open Arms: l'hotspot dell'Isola lamenta condizioni di soggiorno molto precarie per i 206 migranti al suo interno, considerata la disponibilità di soli 96 posti. Si attende ora la convalida da parte del gip per il sequestro della nave spagnola, emesso dal Procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio martedì pomeriggio.

Dalle prime verifiche alla nave "sono emerse una serie di gravi anomalie relative alla sicurezza della navigazione", ha riferito la Guardia Costiera, che ha disposto "l'immediato fermo amministrativo dell'unità a Porto Empedocle". Fonti del Viminale fanno sapere intanto che la Spagna è disposta ad accogliere soltanto 15 dei migranti ora fermi a Lampedusa, mentre i restanti 110 potrebbero essere ricollocati tra Francia, Germania, Portogallo e Lussemburgo, soltanto dopo che saranno concluse le procedure di identificazione previste dalla normativa.

 

Il Garante nazionale scrive ai suoi omologhi di Malta e Norvegia

 

La nave Ocean Viking si trova attualmente in acque internazionali con a bordo 356 migranti (tra cui 103 minori stranieri, la maggior parte dei quali non accompagnati), tratti in salvo con quattro interventi effettuati tra il 9 e il 12 agosto. Si tratta dell'ennesima situazione di stallo riguardante l'assegnazione di un luogo sicuro di sbarco a una nave con persone soccorse in mare, situazione nella quale insorgono conflitti di competenza fra Paesi europei.

In questo contesto, che richiede reti di cooperazione non solo tra le autorità responsabili, ma anche tra gli organi indipendenti di garanzia dei diversi Paesi coinvolti, il Garante nazionale ha spesso registrato l'assenza della voce dei propri omologhi, i Meccanismi nazionali di prevenzione (Npm) europei ai sensi del Protocollo Onu alla Convenzione contro la tortura o altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Opcat).

Di fronte alla prospettiva del verificarsi di una nuova privazione 'de facto' della libertà delle persone soccorse, dalla durata imprecisata, il Garante nazionale ha preso un'iniziativa per coinvolgere due NPM europei, con l'obiettivo di rafforzare la tutela dei diritti delle persone a bordo. In particolare, il Garante nazionale ha inviato una lettera al Parliamentary Ombudsman della Norvegia, Aage Thor Falkanger, alla Presidente del NPM norvegese, Helga Fastrup Ervik, e al Presidente del Board of Visitors for Detained Persons of Malta, Andre Camilleri (e, per conoscenza, a Malcom Evans, Presidente del Sottocomitato Onu per la prevenzione della tortura, a cui è affidato il coordinamento dei diversi NPM nazionali), ovvero alle autorità indipendenti, rispettivamente, dello Stato di bandiera della nave che ha giurisdizione sulle persone a bordo e dello Stato con il quale è insorto un conflitto di competenza sul soccorso da prestare.

Nella lettera il Garante nazionale li invita a un'azione comune urgente (sotto forma di una lettera, di un esposto all'Autorità giudiziaria o azioni similari) presso le rispettive Autorità nazionali. Tale proposta intende dare avvio a iniziative coordinate tra NPM, con l'obiettivo di sensibilizzare e responsabilizzare contemporaneamente le diverse Autorità nazionali circa il rispetto degli obblighi internazionali cui sono in egual misura vincolate.

Da oltre un anno, il Garante nazionale ha tenuto sotto attenta osservazione la questione della tutela di persone migranti dapprima soccorse, poi bloccate per giorni a bordo dell'imbarcazione che le ha tratte in salvo: lo ha fatto anche con una visita a bordo nel noto caso della nave "Ubaldo Diciotti" e con informazioni alle Procure competenti. Ciò sulla base di una valutazione delle situazioni di fatto determinatesi, indipendentemente da valutazioni di ordine politico o relative ai comportamenti delle persone responsabili delle operazioni.

Poiché è indubbio che nessuna persona può rimanere in un limbo privo di diritti, a rischio di essere respinta e in condizioni materiali che ogni giorno peggiorano. Tale situazione, configurabile come una privazione 'de facto' della loro libertà personale, le ha implicitamente esposte al rischio di subire respingimenti. Inoltre, il suo prolungarsi, a volte per settimane, può determinare una violazione del diritto alla dignità che attiene in modo assoluto a ogni persona.