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di Giovanni M. Jacobazzi

Il Dubbio, 22 novembre 2024

“Premesso che le norme le leggiamo bene, nessuno vuole polemizzare con le scelte della politica in tema di immigrazione. Il nostro voleva solo essere un contribuito tecnico”, afferma, in un colloquio con il Dubbio, il presidente della Corte d’appello di Milano Giuseppe Ondei, divenuto ormai il “referente” di tutti i presidenti di Corte in questa quanto mai incandescente materia.

Il decreto “Flussi” approderà in aula alla Camera lunedì prossimo. Su proposta della relatrice del testo, la deputata Sara Kelany (FdI), la commissione Affari costituzionali ha approvato questa settimana una serie di modifiche fortemente 0volute dalla maggioranza. Quella più contestata è la norma che toglie alle sezioni Immigrazione dei Tribunali la competenza sulle convalide dei trattenimenti nei Cpr (incluso quello di Gjader in Albania) dei migranti, oltre a i reclami sulle sospensive, per assegnarla alle Corti d’appello. Al fine di bilanciare il carico per gli uffici di secondo grado, lo stesso emendamento elimina l’attribuzione (prevista in origine dal Dl Flussi) alle Corti del ricorso relativo all’eventuale diniego della richiesta stessa di asilo. La norma, però, è fortemente contestata proprio dai presidenti delle Corti d’appello, che hanno espresso tutta la loro preoccupazione in una lettera alle alte cariche dello Stato. “Sul punto è necessaria una premessa: poco più di un anno fa il ministero della Giustizia ha potenziato le sezioni Immigrazione dei Tribunali al fine di far gestire loro al meglio tutta la procedura. Tanto per dare qualche numero, a Roma se ne occupano 10 magistrati, a Milano 7, portandone così gli organici ai livelli di un Tribunale di piccole dimensioni, come può essere, in Lombardia, quello di Lodi o di Sondrio.

Adesso”, prosegue il presidente Ondei, “che le convalide diventano invece di competenza delle Corti d’appello, non sono previste variazioni di organico. Tralasciando ogni considerazione sull’aver trasformato le Corti in uffici giudiziari monocratici di primo grado, sarà inevitabile un aumento dei tempi di decisione delle altre cause civili, tra le 400 e le 500 solo a Milano. Considerato che si dovranno rispettare i tempi previsti per le convalide dei trattenimenti, tutte quelle altre cause passeranno in secondo piano, e quindi non potranno essere trattate con gli standard attualmente raggiunti e finalizzati al raggiungimento degli obiettivi del Pnrr”.

Il Csm ha stimato un aumento addirittura del 37% delle pendenze civili presso le Corti d’appello, qualora dovessero arrivare tutti i reclami in materia di immigrazione. “Ci sarà da organizzare il lavoro: la Corte d’appello non è strutturata per lavorare su turni”, ricorda ancora Ondei. La decisione del governo di spostare alle Corti d’appello le convalide potrebbe, in linea teorica, avere un risvolto paradossale. Non si può escludere, in astratto, che per far fronte ai carichi di lavoro venga deciso di applicare presso le Corti d’appello proprio quei magistrati che attualmente prestano servizio nelle sezioni Immigrazione dei Tribunali. Col risultato che a decidere siano gli stessi giudici che il governo ha privato della competenza in materia. Ma è davvero solo un’ipotesi astratta.