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di Michele Gambirasi

Il Manifesto, 19 agosto 2025

È stata accerchiata alle prime ore del mattino di ieri mentre si trovava in pattugliamento in zona Sar libica la Mediterranea Ship, la nuova nave di ricerca e soccorso dell’omonima ong, partita per la propria prima missione domenica. Intorno alle cinque del mattino, dopo essere entrata in zona Sar libica introno alle tre di notte mentre era in navigazione tra Zuara e Al Zawiyah a circa 30 miglia dalla costa, quindi in acque internazionali, cinque gommoni veloci hanno circondato l’imbarcazione. Ognuno dei essi, hanno raccontato gli attivisti dell’ong, aveva a bordo almeno sei persone, la maggior parte delle quali a volto coperto, armate con pistole e fucili mitragliatori.

Alle richieste di identificarsi, le imbarcazioni militari non hanno risposto. Poche ore dopo, verso le 7.30, i gommoni attorno alla Mediterranea sono diventati otto. Questi hanno dato il via a manovre pericolose, mentre gli uomini armati rivolgevano da bordo gesti di minaccia all’equipaggio della nave umanitaria. Poco dopo hanno iniziato a inviare messaggi via radio, ripetendo insistentemente “Go out off Lybia, go out off Lybia”. Solo alle 8.30 i gommoni si sono radunati e poi allontanati, facendo rotta verso il porto di Al Zawiyah, noto per essere una delle basi della sedicente “guardia costiera libica” e di diverse milizie.

L’equipaggio della Mediterranea ha scattato diverse foto alle imbarcazioni, riconoscendone alcuni segni identificativi. Tra questi i colori blu e rosso, caratteristici della General administration coastal security (Gacs), appunto la cosiddetta “guardia costiera”. Alcuni membri dell’equipaggio avrebbero riconosciuto su una toppa indossata da uno degli uomini armati un simbolo riconducibile alla Stability Support Authority (Ssa). “L’intimidazione nei confronti di navi di soccorso che sono in acque internazionali, è una cosa odiosa, ma soprattutto illegale e penalmente rilevante. Che l’intimidazione avvenga ad opera di assetti militari, con personale armato a bordo e travisato da passamontagna in modo da non poter essere riconosciuto, dà l’idea su che tipo di intimidazione sia: mafiosa” ha detto Mediterranea, che ha definito quanto accaduto “un atto di pirateria in acque internazionali finalizzato alla violazione della convenzione di Ginevra sui profughi e rifugiati e alla violazione della convenzione di Amburgo sul soccorso in mare”.

La nave è stata raggiunta in seguito da un secondo incontro ravvicinato. L’equipaggio, sentito telefonicamente dal manifesto, ha raccontato che intorno alle 17.30 di ieri un’imbarcazione ha nuovamente puntato verso la nave a velocità elevata, intorno ai 26 nodi. In quel momento la Mediterranea si trovava ad oltre 30 miglia dalle coste libiche. Era la motovedetta libica 656 Zawya, donata dall’Italia nel 2017 nell’ambito del memorandum con il paese nordafricano quando a capo del governo si trovava Paolo Gentiloni. Dopo aver tagliato la scia di poppa della Mediterranea la motovedetta si è rivolta all’ong intimandole di fare rotta verso l’Italia. Ha poi proseguito la navigazione verso la costa. “A bordo non c’erano naufraghi, quindi presumibilmente tornava da attività di pattugliamento a caccia di migranti in mare, ma gli era andata male” ha raccontato l’equipaggio.

Mediterranea resta in zona Sar libica e continua con la prima missione in mare della nuova imbarcazione, in precedenza appartenuta alla ong tedesca Sea-Eye: è la seconda nave dell’organizzazione, che affianca la Mare Jonio attiva dal 2018.

“Vogliono avere campo libero per catturare e deportare uomini, donne e bambini che tentano di salvarsi da lager torture e violenze di ogni tipo, e soprattutto non vogliono testimoni dei naufragi che noi chiamiamo “fantasma”, che proprio in quel tratto di mare avvengono spesso - ha scritto in un comunicato l’ong - Siamo qui anche per questo: documentare e raccontare che cosa è diventato il Mediterraneo e il diritto internazionale a furia di fare la guerra alle persone migranti”.