di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 19 luglio 2025
“Qualche pm evidentemente non si rassegna”. Matteo Salvini è torvo. Il ricorso della Procura di Palermo contro la sua assoluzione nel processo per i fatti della nave Open Arms non era affatto inatteso: “I miei avvocati si aspettavano la mossa della Procura”. Il vicepremier ha appreso la notizia mentre era “in viaggio da Palermo a Milano, me l’ha riferita Giulia Bongiorno che ringrazio sempre per la straordinaria vicinanza umana oltre che per la nota professionalità”. Salvini ammette però di non averla presa bene: “Onestamente, la mia prima reazione è stata un mix di stupore e di rabbia. Incazzatura, anche”. Il leader leghista si ferma prima di riprendere, di getto e in crescendo: “Ma come? Come è possibile? Dopo quattro anni di processo? Dopo decine di testimonianze che hanno portato all’assoluzione, si rischia di ricominciare tutto da capo?”.
La Procura ha fatto un ricorso per saltum, direttamente in Corte di Cassazione senza passare dall’istanza di appello. Significa che i pm di Palermo non ritengono di aver bisogno di portare nuovi elementi in secondo grado, ma confidano che il giudizio di legittimità della Cassazione possa già riformare la sentenza di assoluzione. Salvini scuote vistosamente la testa: “La mia assoluzione è contenuta in 268 pagine. Pagine solide e impeccabili”. Anzi, Salvini s’interrompe per ringraziare di questo “il tribunale di Palermo che ha studiato in modo approfondito tutti gli atti” di un lungo processo. Nato da fatti dell’agosto 2019, quando Salvini era ministro dell’Interno. E chiuso in prima istanza nel dicembre dello scorso anno: “Anni di lavoro, appunto. Decine e decine di udienze. E ora, daccapo”. La Cassazione potrebbe infatti decidere che sia necessario un nuovo processo.
Nella vicenda, Salvini comunque non vuole leggere un ennesimo capitolo della pluridecennale guerra tra politici e magistrati: “I magistrati politicizzati e di sinistra sono ormai una esigua, anche se discretamente rumorosa, minoranza”. Il vicepremier non vuole pensare che il ricorso si leghi “alla riforma della giustizia che stiamo portando avanti. Che non è contro i giudici e i magistrati, ma cerca di togliere spazio alle correnti”.
Il fondatore dell’ong catalana Open Arms, Oscar Camps, si è dimostrato ottimista sul fatto che la Cassazione possa rimettere in discussione l’assoluzione di Salvini: “I fatti sono stati ampiamente ricostruiti in primo grado, abbiamo piena fiducia nel lavoro della Procura”. Il ministro dei Trasporti pare punto sul vivo: “Camps fa una battaglia politica contro di me, ma sulla pelle delle persone”. Salvini accenna a cercare qualcosa sul telefonino: “Lo ha dimostrato anche un video, festeggiava urlando di aver fatto cadere il sottoscritto, e chi se ne frega se aveva messo a rischio centinaia di vite rifiutando altri porti e altri sbarchi”. Un nuovo scuotimento del capo: “E questa sarebbe “solidarietà”?”. Le virgolette intorno alla parola solidarietà sono tutte nel tono.
Di certo, Salvini ha ricevuto la solidarietà di tutto il centrodestra, a partire da Giorgia Meloni che ha fatto un post su Instagram per definire “surreale” l’accanimento della Procura. E dal “Forza Matteo!” della sorella della premier, Arianna. Tutte attestazioni che hanno fatto “molto piacere” al vicepremier, che aggiunge qualche parola anche sul suo successore al Viminale, Matteo Piantedosi, che si è dichiarato “coimputabile” nel processo Open Arms. All’epoca dei fatti guidava la macchina del ministero dell’Interno: “Piantedosi è un amico e un ottimo ministro, come è stato un ottimo capo di gabinetto al Viminale. Lo stimo e lo ringrazio”.
Mentre le ire di Salvini, oggi come ieri, sono rivolte alle opposizioni: “Il processo è iniziato per il voto della sinistra in Parlamento”. E in particolare, del Movimento Cinque Stelle che - nonostante all’epoca dei fatti fosse alleato della Lega - ha votato per l’autorizzazione a procedere che ha avviato il processo: “Per me coerenza, lealtà, onestà e coraggio non sono solo parole, sono una condotta di vita. Invece loro hanno cambiato idea solo perché avevo tolto la fiducia a Conte”.











