di Marco Bresolin
La Stampa, 28 marzo 2023
“La Tunisia non sarà lasciata sola”. Ma per ottenere il sostegno dell’Unione europea utile a evitare il collasso finanziario “ci sono delle condizioni da rispettare”. In termini di riforme economiche, ma anche e soprattutto democratiche. È questo il messaggio che il commissario europeo Paolo Gentiloni ha portato ieri a Tunisi al presidente Kais Saied, nel tentativo di tendere una mano al Paese nordafricano che in questo momento sta affrontando una grave crisi e non riesce più a controllare le partenze dei migranti diretti verso l’Italia.
L’incontro con il controverso capo di Stato è rimasto in bilico fino all’ultimo: prima annunciato ufficialmente, poi sparito “per ragioni di agenda”, si è infine tenuto nel pomeriggio. Gentiloni e Saied si sono visti per circa un’ora, durante la quale l’ex premier ha confermato la disponibilità dell’Ue a concedere un altro piano di assistenza macrofinanziaria. Sarebbe il quarto dopo i tre siglati negli ultimi dieci anni (per un valore totale di 1,4 miliardi di prestiti, ancora da rimborsare) che si aggiungono ai circa 2 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto che l’Ue ha erogato dal 2011 a oggi. “Siamo determinati nel sostenere il popolo tunisino nell’attuale contesto economico, che è estremamente difficile - ha assicurato Gentiloni -. Vogliamo continuare ad aiutare la Tunisia per creare una vera crescita economica, nuovi posti di lavoro e migliori prospettive per i tunisini, in particolare per le donne e i giovani”.
Prima però è necessario che Tunisi trovi l’accordo con il Fondo monetario internazionale per il prestito da 1,9 miliardi di dollari, ancora bloccato perché il Paese non ha fatto le riforme concordate. Dalla Casa Bianca sono arrivati timidi segnali di apertura, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Gentiloni ha spiegato al suo interlocutore che l’Unione europea è pronta a fare da facilitatore con il Fmi, ma bisogna portare termine le riforme. “È essenziale che ciò avvenga nel più breve termine possibile” ha insistito il commissario, spiegando che l’Ue potrà fornire solo aiuti aggiuntivi ma non ha alcuna intenzione di sostituirsi al Fondo monetario.
La Commissione europea in questo momento si trova stretta tra due fuochi. Da un lato ci sono le pressioni dell’Italia, che chiede di fare tutto il possibile per sostenere la Tunisia in modo da fermare le partenze dei migranti. “O l’Europa si sveglia - ha attaccato ieri il vicepremier Matteo Salvini - o mi domando che senso abbia di esistere. Sul controllo delle frontiere e sulla protezione dei confini deve darci una mano. C’è un evidente attacco della malavita ed è l’Italia a essere sotto attacco, non le Ong”. Ma dall’altro lato Bruxelles deve fare i conti con i dubbi di molti governi Ue del Nord e del Parlamento europeo, preoccupati “per la deriva autoritaria del presidente Saied e per la sua strumentalizzazione della drammatica situazione socioeconomica al fine di invertire la storica transizione democratica del Paese”, come si legge nella risoluzione approvata dagli eurodeputati dieci giorni fa. La stessa in cui il Parlamento ha chiesto alla Commissione di “sospendere” alcuni programmi specifici di sostegno. Per questo la visita di Gentiloni a Tunisi è stata come camminare sulle uova.
Anche perché dall’altro lato ha trovato un partner risentito per le critiche ricevute. Il ministro degli Esteri, Nabil Ammar, ha infatti invitato l’Ue ad “adottare un discorso responsabile e costruttivo, che rifletta la realtà e apprezzi quanto è stato realizzato per una vera democrazia e per uno sviluppo più completo che soddisfi le aspirazioni dei tunisini”. Un modo neanche troppo velato per respingere le accuse di deriva autoritaria.
La giornata di Gentiloni è poi proseguita con una serie di incontri a 360 gradi che lo hanno portato, tra gli altri, anche dal ministro dell’Economia Samir Saied, da quella delle Finanze, Sihem Boughdiri Nemsia, dal governatore della Banca centrale Marouane Abassi e dalla premier Najla Bouden. Il commissario ha sottolineato l’importanza del partenariato strategico dell’Ue con la Tunisia, “Paese con il quale condividiamo profondi legami storici e culturali, nonché comuni interessi geopolitici”, ma ha anche messo l’accento sull’importanza di difendere “i valori della democrazia, dell’inclusione e dello Stato di diritto”. Nelle prossime settimane ci sarà un’altra missione della Commissione a Tunisi: Ylva Johansson, responsabile del dossier immigrazione, accompagnerà il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Ancora in forse la presenza del francese Gérald Darmanin.









