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di Conchita Sannino

La Repubblica, 6 luglio 2026

I magistrati denunciano misure insufficienti del governo per affrontare le domande di asilo: lo stallo produrrà irregolari alla mercé delle mafie. Persiste il dramma delle carceri. L’allarme sull’impatto che il nuovo Patto europeo per migranti e procedure di frontiera potrà arrecare al Paese “in termini di sfruttamento e di infiltrazione criminale”: a causa della mancanza di magistrati e risorse di supporto. La piena adesione all’sos che i giudici di sorveglianza hanno appena consegnato al presidente Mattarella, su “sofferenza organizzativa” e sulle “aspettative frustrate rispetto all’implementazione degli uffici per il processo”. E poi una “sveglia”, nel solco delle dure considerazioni già affidate al legislatore dal procuratore nazionale Melillo, sugli ostacoli che oggi danneggiano l’azione di contrasto alle mafie e alla loro capacità di penetrazione nell’economia.

Intensa giornata di lavori e interventi per i magistrati del comitato direttivo centrale dell’Anm (l’ultimo cdc, prima dell’estate), con il presidente Giuseppe Tango (di Mi) e il segretario Rocco Maruotti (di Area). Il comitato ha tracciato ieri anche il lavoro da fare prima del più atteso appuntamento autunnale: il nuovo congresso Anm, in programma a Napoli dal 27 al 29 novembre, con la partecipazione del presidente Mattarella al teatro San Carlo. Scelto il perimetro entro cui saranno svolti incontri e panel: “Dialogo e ascolto della società civile. Il modello costituzionale della magistratura quale potere diffuso di fronte alle nuove sfide”. Mentre il vicepresidente Marcello De Chiara (Unicost) ha posto l’accento su centralità della persona e vigilanza sull’IA, indicando “l’umanesimo della giurisdizione, tra efficienza e qualità della decisione”

Il comitato Anm fa sua l’analisi delle sezioni specializzate sui gravi rischi che derivano dalla “mancanza di risorse adeguate” rispetto all’attuazione del Patto europeo. La nuove norme comporteranno infatti “consistente aumento dei procedimenti urgenti” ma senza “un corrispondente incremento delle risorse giudiziarie e di supporto”. Per l’Anm “il rischio è quello di compromettere l’efficacia dell’intero sistema, favorendo l’espansione dell’irregolarità e, con essa, fenomeni di sfruttamento e di infiltrazione criminale. Sarebbe un esito incompatibile con il dovere degli Stati europei di garantire un sistema di tutela giurisdizionale effettiva”, è il segnale d’allarme che Md propone nel documento, condiviso da tutti gli altri gruppi (eccetto che da Mi, la corrente più vicina al governo). “Poiché si accumuleranno i procedimenti e i tempi di decisione diventeranno molto lunghi, avremo tantissimi migranti in un buco nero, irregolari, sprovvisti di ogni permesso e alla mercé di sfruttatori e criminali. E nell’impatto tra le aspettative del governo sui rimpatri e l’inevitabile attesa, potrebbero moltiplicarsi i casi alla Apostolico”, è l’affilata analisi che ai colleghi affida il giudice calabrese Emilio Sirianni, di Md (appena entrato in cdc, a suo tempo sfiduciato dal Csm per quelle interlocuzioni con l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, che i togati di sinistra hanno sempre ritenuto solo la “condivisione valoriale” al tema dell’accoglienza dei migranti).

L’Anm fa sua la preoccupazione che emerge dalla lettera che la magistratura di sorveglianza ha inviato al presidente Mattarella: sulle “attese frustrate” per la mancata assegnazione dei funzionati dell’Ufficio per il processo, carenza che si associa a piante organiche già carenti che manifestano “una sofferenza organizzativa” anche alla luce di “adempimenti, competenze e responsabilità” che derivano da varie pronunce della Corte Costituzionale e della Cassazione. Risultato: mentre negli istituti fatiscenti e sovraffollati esplodono rivolte, vedi il caso di Enna solo poche ore fa, a pagare saranno i fragili, le persone in carcere: per “le inevitabili ricadute sulla capacità degli uffici di assicurare risposte tempestive ed efficaci”. Maruotti sottolinea: “Il ministro continua a ripetere che ci sarà un aumento di 10.000 posti nelle carceri, ma i 40 gradi in tante città, che diventano anche 50 in cella, sono il problema a cui dovevamo prepararci. In carcere non si sta al fresco, si muore. Anche di caldo”. E il presidente Tango interviene definitivamente sulla questione della stabilizzazione dei funzionari dell’Ufficio per il processo: “Ormai siamo a un bivio. La politica deve assumersi la responsabilità o del tramonto di questa esperienza che ha portato però oggettivi risultati visto che gli obiettivi indicati dal Pnrr sono stati raggiunti grazie allo straordinario sforzo profuso della magistratura coadiuvato proprio da queste figure; oppure finalmente deve stabilizzarli integralmente” e soprattutto farli restare “a supporto della giurisdizione, cioè al lavoro a fianco dei magistrati, per una positiva ricaduta in favore dei cittadini, cioè in termini di riduzione dei tempi”.

Tiene banco anche la vicenda degli “ostacoli” che le norme del governo Meloni hanno posto all’incisiva azione anticlan delle Procure e della Direzione nazionale antimafia. “Nel Paese c’è un ottundimento. Forse pensiamo che le mafie non ci siano più, invece lavorano eccome. In questo momento risultano profondamente inserite negli apparati economici”, è l’affondo di Ida Teresi, sostituto alla Dna, e già pm anticamorra a Napoli nell’infinito processo contro l’influente cosca economico-mafiosa dei Moccia. “Sono state introdotte norme gravi. Per le quali se sento durante attività di ascolto di una corruzione aggravata dal metodo mafioso, non posso utilizzarla, non posso procedere”, in relazione alla riforma del 2023 voluta dal governo Meloni sulle intercettazioni. Si tratta del versante su cui si è appena aperta la frattura tra FdI, già pronta a rivedere il testo dopo le segnalazioni del procuratore nazionale Melillo, e gli alleati di Forza Italia, indisponibili a pesanti passi indietro. Intanto l’emendamento è già stato depositato dai meloniani, con l’intervento di Chiara Colosimo e del sottosegretario Balboni. In settimana si vedrà come finisce il braccio di ferro con gli azzurri.