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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 14 novembre 2024

Alla Camera Il blitz in un emendamento al decreto flussi. Gli appalti per i controlli saranno secretati. Mannaia sui tempi per fare ricorso. È nella batteria di emendamenti al decreto flussi presentati in commissione affari costituzionali a Montecitorio che si nasconde l’ultimo assalto della destra alla magistratura. L’idea, in verità già ventilata nelle settimane passate, è di sottrarre alle sezioni specializzate in immigrazione dei tribunali civili le convalide dei trattenimenti dei richiedenti asilo decisi dalle questure, sia per i centri di Gjader, Porto Empedocle o Modica, sia per i Cpr (dove però sugli “irregolari” restano competenti i giudici di pace). Si andrà direttamente in Corte d’appello, con possibilità di impugnare poi in Cassazione (con mannaia sulle tempistiche: 5 giorni, senza sospensione del provvedimento).

Il blitz lo ha portato avanti nella serata di lunedì la deputata di FdI Sara Kelany, in un pacchetto di dieci emendamenti che, tra le altre cose, contiene anche la secretazione degli appalti di forniture e servizi per mezzi e materiali ceduti a paesi terzi per il controllo dei flussi. Vuol dire, tanto per fare un esempio, che non sapremo più niente delle famigerate motovedette della guardia di finanza cedute a Libia o Tunisia.

Il punto che più duole, comunque, resta quello dell’esautorazione delle sezioni immigrazione. È la versione meloniana del Comitato centrale di Brecht che non vuole cambiare linea e si propone invece di cambiare il popolo: le leggi non vanno bene? Cambiamo i tribunali. Ma il dubbio che, come tutte le altre, persino questa mossa possa non funzionare è concreto.

“Non riesco a comprenderne il motivo - riflette il segretario di Area democratica per la giustizia Giovanni Zaccaro -. Così si sottrae la competenza ai giudici specializzati nella materia e la si sposta alle Corti di appello, già schiacciate da enormi carichi di lavoro e in affanno nel raggiungere gli obiettivi di smaltimento dell’arretrato concordati dal governo con l’Europa”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Stefano Musolino, segretario di Magistratura democratica: “Temo che il governo sia a caccia del giudice accondiscendente che non c’è, nell’illusione che il problema sia questo e non già i rapporti tra norma nazionale e norma europea”. Peraltro, ricorda Musolino, “c’è stato un grande investimento organizzativo, di risorse umane, di affinamento di competenze nella creazione, in tutti i tribunali italiani delle sezioni specializzate. In Corte d’appello non ci sono quelle competenze, al momento, ma sopratutto non c’è un numero sufficiente di magistrati per fornire un servizio efficiente”. Il problema esiste da tempo, in effetti: le Corti d’appello sono le grandi malate della giustizia italiana, sempre oberate di lavoro e in conclamata difficoltà nel riuscire a raggiungere gli obiettivi fissati dal Pnrr. Aggravarle di un ulteriore peso, di certo, non migliorerà la situazione. Anzi, finirà con il rallentare anche le varie procedure relative ai migranti.

Lo spiega il segretario dell’Anm Salvatore Casciaro: “Queste modifiche renderanno plausibilmente meno celere la definizione dello status dei richiedenti asilo, col rischio di allungare anche i tempi di permanenza di coloro che non hanno titolo per restare in Italia”. A sorpresa, ma solo fino a un certo punto, dalle parti di Forza Italia il senatore Pierantonio Zanettin sembra consapevole che la questione potrebbe essere un pasticcio e già annuncia la sua intenzione di parlarne con il ministro Nordio. “La proposta potrebbe avere in effetti una sua astratta plausibilità per risolvere i contrasti giurisprudenziali emersi nei giorni scorsi - dice Zanettin -, però credo che necessiti ancora di un approfondimento di natura tecnica”.

Ma se il versante procedurale non produce significative manifestazioni di senso giuridico, la partita ha di sicuro un valore dal punto di vista politico. “La scelta del governo è dettata unicamente dal tentativo isterico di cambiare giudici”, sostiene Riccardo Magi di + Europa, che per primo si è accorto dell’offensiva di Kelany in commissione. “Non potendo fare l’emendamento Musk per cacciare i magistrati che non obbediscono - prosegue Magi -, per mascherare il fallimento dell’esperimento albanese governo e maggioranza continuano a intervenire compulsivamente sulla normativa che disciplina il trattenimento delle persone che fanno richiesta di asilo”. Il tempo, intanto, scorre veloce: i gruppi avranno tempo fio a oggi pomeriggio per presentare i loro emendamenti al decreto flussi. In totale ne saranno segnalati 250 per le opposizioni e 50 per la maggioranza. Ma quelli che contano, e sui quali il governo è già d’accordo, sono solo quelli di Kelany.