di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 27 agosto 2025
Al Meeting di Rimini, il ministro Piantedosi ha parlato di “sabotaggi” delle politiche del governo in tema di migrazioni. Forse dimentica - oppure è proprio ciò che ha in mente - che la Corte di giustizia Ue ha dato torto al governo sulle procedure adottate in Albania. E magari continuerà a dare la colpa a chi “si mette di traverso” anche quando sarà palese che i centri albanesi non potranno funzionare nemmeno come Cpr, almeno fino a quando non cambierà il quadro giuridico europeo. C’è un passaggio dell’intervento del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al Meeting di Rimini, che non è stato colto da molti. “Esiste tutto un mondo istituzionale e culturale che si mette di traverso sull’applicazione di norme che prevedono la procedura accelerata di frontiera”, ha detto, con un “sabotaggio sistematico” del “tentativo del governo di sposare in anticipo norme che dall’anno prossimo diventeranno cogenti in tutta Europa”.
Piantedosi ha pure affermato di non fare specifico riferimento al “progetto dell’Albania”. Ma la procedura accelerata di frontiera è proprio quella che si applica anche alle istanze di asilo presentate nelle strutture albanesi. E negli ultimi mesi i trattenimenti in tali strutture sono stati al centro di controverse decisioni dei tribunali, oltre che del dibattito pubblico. Quando parla di un “sabotaggio”, Piantedosi dimentica - o forse è ciò che ha in mente - la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che, il 1° agosto scorso, ha dato torto al governo in tema di paesi sicuri. La questione era stata sollevata dinanzi alla Corte dopo che i primi fermi di migranti in Albania non erano stati convalidati dai giudici nazionali. In attesa della pronuncia, l’esecutivo aveva evitato nuovi trasferimenti.
Ma, siccome i centri erano rimasti vuoti, aveva tentato una strada alternativa per riempirli, e dare un senso a quel “fun-zio-ne-ran-no” scandito ad Atreju da Giorgia Meloni: adibire la sede di Gjadër a Cpr, cioè a centro di permanenza per i rimpatri. Dopo la sentenza della Corte Ue, che ha precluso almeno per ora l’uso dei centri albanesi come sedi per l’esame accelerato delle domande di asilo, Piantedosi ha dichiarato che essi comunque “continueranno a funzionare come Cpr”. Tuttavia, questa soluzione appare tutt’altro che scontata.
Quasi subito erano emersi problemi di “funzionamento” del Cpr albanese. Il 19 aprile, la Corte d’Appello di Roma non aveva convalidato il trattenimento di un migrante portato nel centro di Gjadër, che aveva presentato una domanda d’asilo: questa situazione era al di fuori dell’ambito disciplinato dal Protocollo Italia-Albania. Invece, il successivo 8 maggio, la Corte di Cassazione aveva equiparato tale centro ai Cpr italiani e ammesso il trattenimento anche dopo un’istanza di protezione, se finalizzata solo a ritardare il rimpatrio. Ma il 29 maggio, con un’inversione di rotta, la Cassazione aveva manifestato dubbi sulla compatibilità della disciplina del Cpr albanese con il diritto Ue: in particolare, con la direttiva Rimpatri, che consente il trasferimento in un paese terzo solo se si tratti di un paese di transito o vi sia il consenso dell’interessato; e con la direttiva Procedure, che prevede il diritto del richiedente asilo a rimanere nel territorio dello stato fino alla decisione definitiva sulla sua domanda. Anche tale questione è stata portata dinanzi alla Corte Ue, affinché chiarisca gli eventuali profili di incompatibilità. A luglio, poi, la Corte costituzionale ha rilevato la mancanza di una normativa primaria che disciplini il trattenimento nei Cpr. Esso è regolato solo da fonti amministrative, in violazione della riserva assoluta di legge, oltre che di giurisdizione, sancita dall’articolo 13 della Costituzione. La Consulta ha quindi invitato il legislatore a intervenire. Sulla scia di questa sentenza, diversi giudici non hanno convalidato trattenimenti nel Cpr albanese.
La situazione di stallo potrebbe perdurare anche qualora il governo sanasse il “vulnus” rilevato dalla Corte costituzionale. Infatti, resterebbe comunque pendente la questione sollevata dinanzi alla Corte di giustizia circa il contrasto delle norme sul Cpr in Albania con la regolazione dell’Ue. Ed è probabile che intanto, analogamente a quanto accadde in attesa della sentenza sui paesi sicuri, i tribunali preferiscano sospendere le decisioni sulle conferme dei fermi, facendo rientrare in Italia i migranti, se il governo insisterà a trasferirli in Albania. Ciò almeno fino a quando non muterà il quadro giuridico europeo di riferimento. Dunque, appare azzardata l’affermazione di Piantedosi secondo cui i Cpr in Albania continueranno a funzionare. O forse, per il governo, il loro “funzionamento” consisterà nel portarvi migranti e poi - dopo la prevedibile mancata convalida dei loro trattenimenti - fare le solite sceneggiate sulla magistratura politicizzata, evocando “sabotaggi” da parte di chi “si mette di traverso”?
*Giurista











