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di Vladimiro Zagrebelsky

La Stampa, 1 settembre 2024

L’appello del Papa dovrebbe scuotere le forze politiche che si dicono cattoliche. Invece vediamo Ong costrette a vagare e pugno duro sulla pelle di chi soffre- “C’è chi opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti. E questo quando è fatto con coscienza e responsabilità è un peccato grave”. Così si è espresso il Papa, affrontando il tema dei migranti e del loro trattamento. Nessuna espressione poteva essere più chiara. Né è difficile identificare i destinatari della condanna, dal momento che è proprio il governo italiano (e non solo questo) che usa ogni mezzo per contrastare l’arrivo dei migranti, soprattutto via mare.

Migranti, il Papa: “Respingerli è peccato grave” - La dura e chiara indignazione del Papa non è emotiva o occasionale, cosicché è inammissibile la reazione degli ambienti della destra al governo e dei suoi media, ridottasi ad una alzata di spalle e ad un indecente “che se li prenda lui”. La posizione espressa dal Papa enuncia al massimo livello quella che da tempo è la pratica di diverse organizzazioni, che fanno capo alla Chiesa cattolica. Esse non compiono solo una serie di singoli atti di carità nei confronti di immigrati in difficoltà. Si tratta invece di una pratica organizzata e sistematica, sostenuta da mezzi materiali e giustificazioni etiche e religiose. L’attuazione, cioè, di un programma. Basta avere attenzione all’ammirevole azione delle articolazioni nazionali e diocesane della Caritas e soprattutto alle prese di posizione della Fondazione Migrantes, organismo della Conferenza Episcopale Italiana. Nulla di più ufficiale e maggiormente espressivo dell’orientamento e dell’azione della Chiesa rispetto ai tanti aspetti problematici degli arrivi dei migranti e della loro accoglienza nel territorio italiano. Vi sono prese di posizione riguardanti la gestione del fenomeno generale, che attendono azioni di carattere politico.

Il respingimento di coloro che si affacciano alla terra italiana rischiando la vita in mare è un aspetto di una questione ineliminabile, qualunque sia la politica adottata rispetto al tema generale e all’intenzione di ottenere dai Paesi di partenza o di attraversamento comportamenti diretti a contrastare le partenze: accordi difficili anche perché non possono violare esigenze di umanità per ciascuno dei migranti. Coloro che comunque e in ogni modo riescono - e riusciranno sempre - ad affrontare le traversate in mare vanno salvati e ricevuti a terra. Politiche di respingimenti sono spesso incompatibili con gli obblighi legali internazionali che ha l’Italia, derivando tra l’altro dalla Convenzione europea dei diritti umani, oltre che dal diritto internazionale del mare e dal diritto dell’Unione europea. Vietati sono i respingimenti e le espulsioni collettive, prive, cioè, dell’esame della posizione di ciascun migrante richiedente protezione e delle ragioni che l’hanno spinto a lasciare il proprio Paese. Di ciò, dell’osservanza delle regole legali da parte delle autorità si occupano naturalmente i giudici, che sono istituiti proprio a tale scopo, ma anche organizzazioni della società civile, come l’Asgi (Associazione Studi Giuridici Immigrazione), in un virtuoso integrarsi di motivazioni laiche e religiose, giuridiche ed etiche.

Cosa fa invece il governo e cosa è stato previsto da una serie di leggi che aggravano quelle precedenti e sono espressamente dirette a impedire gli arrivi, usando ogni mezzo per dissuadere le partenze con il far vedere la durezza delle condizioni del viaggio e degli arrivi. Un mezzo adottato dal governo è il contrasto all’azione delle navi delle Organizzazioni non governative (Ong) che pattugliano il mare per condurre a terra migranti che rischiano la vita a bordo di imbarcazioni di fortuna. Lo scopo è quello di tener lontane le navi private che recuperano i migranti in mare. Il mezzo usato è anche quello di assegnare il più lontano possibile il “porto sicuro” di sbarco dei migranti recuperati in mare.

Così una nave che arriva di fronte alle coste meridionali italiane viene costretta a navigare fino ad un porto lontano del mare tirreno o adriatico: giorni di navigazione con i migranti a bordo, costi aumentati e soprattutto giornate in cui la nave è assente dagli specchi d’acqua ove si verificano le traversate dei migranti. A questo vergognoso espediente (vergognoso perché impedisce salvataggi in mare) si aggiungono sanzioni pecuniarie e provvedimenti di fermo della nave. “Con ogni mezzo” -secondo le parole del Papa- si usano i migranti salvati dalle navi delle Ong per impaurire gli altri, quelli che sono già in viaggio o pensano di affrontarlo.

Da anni si susseguono leggi restrittive di vario contenuto. Con questo governo e questa maggioranza in Parlamento si è messo in opera un apparato particolarmente repressivo, in gran parte inteso a lanciare messaggi di fermezza ad uso di politica interna. Il numero di migranti che le navi delle Ong potrebbero portare a terra è comunque minimo rispetto a quello degli sbarchi con mezzi autonomi e, a maggior ragione, rispetto al flusso di migranti che si verifica in altri modi e luoghi di ingresso. Vedremo se l’intervento del Papa inciderà sulla condotta di forze politiche che non mancano mai di presentarsi come espressive e garanti dell’identità culturale e religiosa italiana. E non lasciano passare occasione per dichiararsi orgogliose, di questo e di quello.