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di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 9 giugno 2024

Recuperati dalla Geo Barents e dalla Ocean Viking: navi poi spedite dal Viminale una a Genova (1.500 km in 5 giorni di navigazione con 11 cadaveri in cella frigorifera tra 109 soccorsi) e l’altra a Carrara (1.000 km) Va bene che quelli che affogano nel Mediterraneo sono i più “vinti” tra tutti i “vinti”: senza nome (sconosciuto), senza volto (consumato), senza storia (ignota) e senza diritti, manco quello di essere riconosciuto almeno scarabocchio fra “tutti gli uomini che passano sui fogli del mondo come scarabocchi” (Baglioni).

Ma neanche i pacchi postali deperibili vengono trattati come i cadaveri (in acqua da chissà quanti giorni di chissà quale naufragio) avvistati in zona Sar libica dall’aereo di una ong, 11 recuperati dalla Geo Barents e 1 dalla Ocean Viking: navi poi spedite dal Viminale - in base al decreto Piantedosi sotto minaccia altrimenti di fermo amministrativo - come “porto sicuro” una a Genova (1500 km in 5 giorni di navigazione con 11 cadaveri in cella frigorifera tra 165 soccorsi) e l’altra a Carrara (1000 km).

Fino ieri alla parziale concessione - il trasbordo almeno delle salme di Geo Barents su una motovedetta della Capitaneria per lo sbarco a Lampedusa - che il Viminale si é affrettata a giustificare “esclusivamente per ragioni umanitarie”, non sia mai che si dubiti che “il porto sicuro è prerogativa del ministero dell’Interno”.

Già il 7 marzo la Sea Watch 5, con il cadavere di un 17enne pakistano a bordo, si era vista assegnare come porto Ravenna, prima di ottenere la grazia di attraccare a Pozzallo. Ma dei pesci si ha ormai anche la (assuefatta) memoria breve.