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di Luca Casarini

Il Domani, 20 settembre 2025

La procura di Trapani ha avviato un’indagine contro ignoti sui fatti denunciati dalla ong. Violenze commesse “dagli uomini del governo di Tripoli”. L’esposto contro l’esecutivo- Sulla notte degli orrori a cavallo tra il 20 e il 21 agosto, quando dieci migranti sono stati lanciati in mare con molta probabilità da uomini del governo di Tripoli, la procura di Trapani ha aperto un fascicolo d’indagine. È ancora contro ignoti e mira ad accertare le responsabilità dei fatti denunciati con un esposto da Mediterranea Saving Humans, l’ong che quella notte d’estate ha portato in salvo i naufraghi e che ora invita i magistrati siciliani a indagare per tentato omicidio. Un altro esposto, oltre a quello su cui lavora il pm Gaiatta, è stato inviato alla Corte penale internazionale.

“Dall’attenta visione delle fotografie scattate e dei filmati girati nel frangente da persone a bordo di nave Mediterranea, abbiamo avuto modo di constatare - si legge nell’esposto - che l’imbarcazione di tipologia militare che ha lanciato i naufraghi in mare a poca distanza dalla nostra nave è esattamente una di quelle della piccola flotta che ci ha circondato e ha cercato di intimidirci per farci allontanare dalle acque internazionali in cui stavamo svolgendo attività di monitoraggio Sar nella mattinata del precedente lunedì 18 agosto”.

Dagli approfondimenti della ong è emerso che a bordo dell’imbarcazione, come già raccontato da Domani, ci fossero “militari dell’80esimo Battaglione per le “Operazioni speciali” della 111esima Brigata, capeggiata da Abdul Salam Al-Zoubi, attuale sottosegretario della Difesa nel governo di unità nazionale di Tripoli, nominato nel luglio 2024 dal primo ministro Debeibah”.

Al-Zoubi, che nel mese di settembre ha incontrato al Viminale il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il capo della Polizia Vittorio Pisani e il direttore dell’Aise Giovanni Caravelli, sarebbe il “nemico” giurato di Almasri e proprio al torturatore libico rimpatriato a gennaio dal governo Meloni con un volo di stato starebbe dando la caccia. Da qui la “promozione” a sottosegretario della Difesa.

Torture e violenze - Sui motivi per cui i naufraghi, tutti provenienti dalla Libia, sarebbero stati gettati nelle acque internazionali - in piena notte e in mezzo ad onde alte circa due metri - lavoreranno, dunque, i pubblici ministeri di Trapani. I dubbi e le domande sono numerosissimi. “Non si può escludere - si legge ancora nell’esposto - né che si tratti di soggetti coinvolti nel giro delle estorsioni ai danni dei migranti trattenuti in Libia, né che tale iniziativa fosse preordinata a sollecitare azioni di contrasto e repressione nei nostri confronti, né, ancora, che l’intenzione fosse quella di allontanarci dai luoghi che sono teatro di crimini efferati contro l’umanità e di altri traffici illegali”. Tradotto: perché quei militari hanno voluto allontanare Mediterranea dalla porzione di mare in cui si trovava? Cosa stavano nascondendo gli uomini della Brigata? Troppo presto per rispondere. L’unico fatto certo è che in questa storia ci sono dieci vittime: uomini e donne che hanno rischiato l’annegamento e la morte, dopo essere stati “sottoposti a violenze di ogni genere, lavori forzati, torture e detenzione arbitraria”.

Al momento - trapela dalla ong - i naufraghi “appaiono estremamente provati e versano in condizioni di estrema vulnerabilità”. Tra loro ci sono anche tre minori non accompagnati a cui adesso andrà “necessariamente assegnato un tutore”. Tramite il suo esposto Mediterranea chiede alla procura siciliana che vengano sentite come persone informate sui fatti, insieme ai suoi attivisti e “all’equipaggio a bordo della nave al fine di acquisire informazioni su quanto accaduto che siano utili ad accertare i fatti e le conseguenti responsabilità penali”. Per Mediterranea, alla luce dei fatti, non ci sarebbero dubbi: “Il governo italiano appare complice del sistema”.

Un fatto che, forse, è già stato testimoniato dalla gestione della vicenda Almasri, per cui il guardasigilli Carlo Nordio, il ministro Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano hanno ricevuto da parte del collegio speciale di Roma un provvedimento di autorizzazione a procedere perché considerati responsabili della liberazione di Almasri, ricercato dai giudici dell’Aja. Il provvedimento, come noto, è al vaglio della Giunta per le autorizzazioni alla Camera che si riunirà la prossima settimana, e poi, il 30 settembre, deciderà sulla “sorte” dei fedelissimi della premier. Ma non lo farà su quella della capa di gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi, anche lei coinvolta nel caso Almasri e indagata per falso dalla procura ordinaria di piazzale Clodio. Ora a indagare, su fatti differenti che però richiamano nuovamente la relazione ambigua dell’Italia con la Libia, è anche un’altra procura.