di Grazia Longo
La Stampa, 26 aprile 2023
Il viaggio lampo in visita all’hotspot sovraffollato: oltre 2 mila e 500 ospiti a fronte dei 400 posti disponibili. Da una parte, le organizzazioni umanitarie, come Save the children, che chiedono a gran voce “di non considerare più lo sbarco dei migranti a Lampedusa come un’emergenza ma come una realtà strutturale da affrontare con criteri risolutivi”. Dall’altra, il sindaco dell’isola Filippo Mannino che, preoccupato per il danno al turismo, sollecita “la presenza di due navi davanti alle nostre coste, come avveniva durante la quarantena del Covid, in modo che i migranti, in attesa di essere trasferiti nei centri di accoglienza, non sbarchino a terra”.
Nel mezzo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che, in visita ieri all’hotspot di Contrada Imbriacola assicura “una task force ministeriale per aiutare il Comune nella gestione amministrativa e soluzioni che abbiano una proiezione non dico strutturale ma di gestione ordinata dei flussi. Noi dobbiamo lavorare affinché Lampedusa, che meriterebbe il Nobel per la pace, diventi l’ingranaggio di un meccanismo più ampio che funziona. E nello stesso tempo aiutare la gente che è all’addiaccio o in mezzo ai liquami”.
Il viaggio lampo del titolare del Viminale arriva in un momento particolarmente critico: l’hotspot è nuovamente sovraffollato con oltre 2 mila e 500 ospiti, a fronte dei 400 posti scarsi disponibili, dopo gli ultimi arrivi: oltre mille e 900 in 24 ore di cui 700 nella notte di lunedì. Per non parlare dei 4 naufragi di lunedì con due morti recuperati, almeno 20 dispersi e 165 migranti salvati. E nella notte l’ennesima tragedia: al molo Favaloro sono giunti anche i cadaveri di due donne. La motovedetta della Guardia costiera li ha sbarcati insieme a 62 sopravvissuti, tra cui altre 3 donne, che viaggiavano su un barchino lasciato alla deriva.
Il grido d’allarme del sindaco non conosce tregua: “Da 9 mesi ripeto sempre le stesse cose: i barchini abbandonati, i barchini sulle coste, la questione della spazzatura, la questione delle fogne, l’emergenza salme, i posti nei cimiteri. A causa di tutto questo stanno iniziando i malumori degli isolani. Stamattina (ieri, ndr) doveva esserci una protesta, abbiamo convinto gli operatori turistici che iniziano ad essere preoccupati”. Per questo Mannino vorrebbe ritornare ai tempi della quarantena con i migranti su due navi davanti all’isola. “La situazione all’interno dell’hotspot è esplosiva, a breve verrà a gestirlo la Croce Rossa ma noi abbiamo bisogno di aiuto. Inoltre abbiamo dei problemi per fare la buca di 4 metri per allargare la stazione di sollevamento dell’hotspot, per le fogne, perché ci sono i vincoli. Sono mesi che lottiamo con vincoli ambientali e naturalistici. Visto che c’è lo stato d’emergenza migranti proviamo ad andare in deroga e a fare le cose che sono fondamentali”.
Piantedosi replica: “Dobbiamo lavorare perché Lampedusa diventi meccanismo di un sistema più ampio, sollevando l’isola da fasi come questa. Ma nello stesso tempo evitare tutto quello che non è accettabile per i migranti”. Domani il sindaco Mannino arriverà a Roma per approfondire il problema insieme al ministro dell’Interno.
Intanto la portavoce di Save the children, Giovanna Di Benedetto, ribadisce l’esigenza “di un approccio strutturale al problema. Nelle ultime 72 ore ci sono stati più di 50 sbarchi e nel l’hotspot si vive in condizioni di assoluta promiscuità. Ci sono 300 minori non accompagnati, di cui il più piccolo ha 11 anni, donne costrette a usare gli stessi servizi igienici degli uomini, servizi che peraltro sono spesso allagati o inagibili. Chiediamo una maggiore assunzione di responsabilità sia all’Italia sia all’Europa”. La notte scorsa sono arrivate a a Lampedusa 19 imbarcazioni con 705 migranti e poi ancora altri 4 natanti con 164 persone. I migranti che viaggiavano su 14 delle barche, agganciate fra la notte e l’alba dalle motovedette di Capitaneria e Guardia di finanza, hanno detto di essere giunti con “navi madre”. Forse pescherecci da cui poi sono stati calati in acqua i barchini di metallo di 6 o 7 metri. Per queste traversate, cominciate da Sfax in Tunisia, i migranti, originari di nazioni della West Africa hanno pagato fino a 3 mila dinari tunisini. “I barchini di ferro rappresentano l’ultima drammatica novità della rotta tunisina - osserva Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) -: sovraccarichi si ribaltano e imbarcano molta acqua, di qui l’aumento vertiginoso dei naufragi degli ultimi giorni”.










