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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 5 agosto 2026

Spinta per costruire centri detentivi nei paesi terzi per chi fa domanda di protezione. L’accelerazione serve anche a fare pressione sulla Corte di Lussemburgo che potrebbe bocciare questo tipo di strutture. Intanto il governo assume 500 agenti di frontiera con il dl pubblica amministrazione. Dopo l’accelerazione sui return hub quella sui centri di detenzione dei richiedenti asilo nei paesi terzi. L’Italia continua a rilanciare sulle “soluzioni innovative” anti-migranti. Se è un segno di forza o debolezza, dovuto al bisogno di rimediare al flop dei centri in Albania, lo dirà il tempo. Intanto ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Consiglio giustizia e affari interni Ue ha dichiarato: “È il momento di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure d’asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri, superando vecchi tabù ideologici”.

I “tabù ideologici” sono nient’altro che i diritti fondamentali intesi in senso universale. Tra questi c’è, o forse c’era, l’asilo. Pilastro della costruzione europea dopo la seconda guerra mondiale e principio fondamentale della Costituzione italiana che lo stabilisce all’articolo 10, nel nucleo essenziale della Carta. Questo prevede esplicitamente che il diritto d’asilo vada garantito “nel territorio della Repubblica”. Come tale dettato possa essere compatibile con la costruzione di prigioni per richiedenti protezione internazionale in paesi terzi ritenuti “sicuri” non è dato saperlo. Se l’Italia decidesse di percorrere questa strada sarebbe inevitabile l’intervento della magistratura, Consulta compresa. Ancora prima potrebbe arrivare quello della Corte di giustizia Ue nei due procedimenti pendenti che riguardano l’Albania: non si può escludere che le accelerazioni politiche di questi giorni siano anche un indebito tentativo di fare pressione sul massimo tribunale europeo. Le sue decisioni, attese a breve, potrebbero affossare i centri extra-Ue di qualunque natura.

Fino a ieri il governo Meloni aveva battuto soprattutto sui return hub, che sono diversi dalle strutture per richiedenti asilo anche se il dibattito politico e giornalistico fa spesso confusione. I secondi dipendono dal Patto Ue e dovrebbero permettere la deportazione immediata di qualsiasi richiedente giunto nell’Unione: un russo potrebbe finire in Uganda se quello Stato è ritenuto “sicuro” e il paese membro d’arrivo ci ha fatto un accordo. I return hub derivano invece dal nuovo regolamento rimpatri e dovrebbero servire a parcheggiare gli “irregolari” che è impossibile rimpatriare. “Cinque o sei Stati membri stanno collaborando per parlare con i Paesi terzi degli hub di rimpatrio. Un’iniziativa legittima, ma è necessario anche concentrarsi sul concetto di Paese terzo sicuro, con la procedura di asilo che può essere svolta al di fuori dell’Ue”, ha sottolineato ieri il Commissario Ue agli Affari interni Magnus Brunner, popolare che sull’immigrazione si dimostra sempre più in linea con le destre estreme, al termine del vertice interministeriale.

Durante l’incontro Piantedosi ha smorzato i toni nei confronti della Spagna, “i controlli di frontiera non sono contro Madrid” e “comprendiamo la pressione che sta vivendo il paese iberico”, ma li ha alzati sul piano delle politiche migratorie. “Dobbiamo agire come un blocco unito, compatto e coeso per fermare le partenze all’origine e rimpatriare coloro che non hanno diritto a permanere sul territorio dell’Unione”. Salvo che il suo stesso governo quattro giorni fa ha isolato la Spagna. Contro la quale è stato il vicepremier Antonio Tajani, quello della destra liberale ed europeista, a rilanciare gli attacchi. “Sui migranti hanno fallito - ha detto al Corriere - Noi abbiamo il dovere di proteggere i confini italiani, che sono 7mila chilometri di confini europei”. Tanti, anche se neanche un metro è vicino a Ceuta. Tajani ha poi puntato il dito contro la sanatoria iberica di 500mila migranti. Tanti, anche se molti meno di quelli che regolarizzò Berlusconi (oltre 630mila nel 2002 all’approvazione della Bossi-Fini, circa 300mila nel 2009 con l’introduzione del pacchetto sicurezza).

Nel vortice che trascina tutto sempre più a destra, il generale Vannacci ha attaccato l’esecutivo: “In fatto di rimpatri sta facendo peggio dei governi Renzi e Conte”, ha detto al Foglio. Tornando alla realtà, il segretario di +Europa Riccardo Magi ha annunciato che presenterà una denuncia alla Commissione Ue sulla sospensione italiana di Schengen: “Un atto di autolesionismo dell’Italia, che ha rimediato la peggiore figura d’Europa con una reazione scomposta di pura propaganda che ignora totalmente lo status di Ceuta, già sottoposta a controlli speciali”. Intanto il governo ha posto la fiducia sul dl di recepimento di alcune norme del Patto Ue e inserito l’assunzione di 500 agenti di frontiera nel decreto pubblica amministrazione.