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di Andrea Carugati

Il Manifesto, 21 febbraio 2026

Governo contro toghe Salvini contro i giudici di Palermo. Mantovano attacca Gratteri: “Vuole indagare chi vota sì?”. Oggi l’evento di Fdi a Bologna con Nordio e il ministro degli Interni. Dopo le grida meloniane in diretta social contro le sentenze del tribunale di Palermo Sea Watch, il ministro dell’Interno Piantedosi prova a riportare l’attacco del governo contro i giudici nell’alveo della legge. “Noi fino a adesso abbiamo praticato il confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, quindi valorizzando il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio: anche in questo caso faremo così”.

Lo spalleggia il ministro degli Esteri Tajani: “Quando è possibile impugnare una decisione si può fare, non significa alzare i toni impugnare una decisione. Abbassare i toni significa non dire quello che ha detto per esempio il procuratore di Napoli, quando ha detto che chi vota Sì al referendum “è mafioso o è un criminale o è un massone”. Io sono una persona per bene e voto sì”.

La destra continua a mischiare le carte: la sicurezza, le sentenze, il referendum. Un grande frullatore per spingere il sì. Ieri è intervenuto anche il sottosegretario Alfredo Mantovano: “Quello che sconcerta è che i toni più estremi vengano espressi non dai partiti dell’opposizione, ma da esponenti della magistratura associata e non solo. Perché nessuno è mai arrivato a dire, se non un magistrato, che peraltro è segretario dell’Anm (Rocco Maruotti, ndr), che se passa la riforma la polizia potrà uccidere gli innocenti in Italia come a Minneapolis”.

E ancora: “Siamo arrivati al punto, ma è un interrogativo, che un procuratore della Repubblica ipotizzi un’indagine a carico di chi dichiara sui social dove metterà la croce sulla scheda referendaria?”, dice Mantovano a proposito di un’intervista di Gratteri a Piazzapulita. “Per caso stiamo parlando di indagini verso chi sui social si esprime a favore del sì?”.

La destra, che continua a dire vi doler raccogliere l’appello di Mattarella ad abbassare i toni, in realtà non lo fa. Salvini torna da par suo sul caso Sea Watch: “Se tornerò ministro dell’Interno con me Rackete non avrebbe vita facile”, ha detto, per poi ccorgersi della gaffe e ribadire stima in Piantedosi. “Se la politica costruisce delle leggi sulla sicurezza, possono piacere o non piacere, e poi i giudici però decidono il contrario, è complicato. Settantasei mila euro non fanno la differenza sul bilancio dello Stato, però il principio non funziona”.

Replica Angelo Bonelli di Avs: “Meloni nei supi video ha detto due cose false: alla Sea Watch è stato riconosciuto un risarcimento perché il governo, dopo l’ordine di dissequestro della nave, non ha obbedito alla decisione del giudice. Secondo: è falso che la Sea Watch abbia speronato una nave della Guardia di Finanza. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione. Meloni vuole forse scrivere le sentenze? È un’idea pericolosa e incompatibile con uno Stato di diritto”. Simonetta Matone, della Lega, ammette che l’uscita di Nordio sul Csm “para-mafioso” è stata un boomerang: “Se prima eravamo 10-0 per noi, oggi siamo in parità. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma non si possono dire pubblicamente”.

Oggi Piantedosi sarà con il collega a Nordio a Bologna, per una iniziativa di Fdi sulla sicurezza che avrebbe dovuto tenersi in piazza, ma poi è stata spostata in un hotel in periferia per paura di contestazioni. Da giorni la destra soffia sul fuoco evocando possibili scontri, pronta ad addebitarli al Pd che ha criticato l’iniziativa coi due ministri. In realtà ci sarà una conferenza stampa di Potere al popolo vicino all’hotel, mentre ieri un’assemblea al Tpo della Rete “No Cpr” ha respinto le ipotesi di tensione.

“La tensione viene dal governo che inizia a perdere colpi, e teme di perdere il referendum”, ha spiegato Damiano Borin di Ya Basta. “Siamo qui oggi per ribadire che Bologna è una città che resiste”. I Cpr vanno chiusi, non sono riformabili”, ha detto il presidente dell’Arci Filippo Miraglia rivolto al governatore De Pascale, che ha aperto all’ipotesi di costruirne uno in regione. “Un’ipotesi inquietante”. “Ma per fortuna il Pd a Bologna è contrario”, ha aggiunto Borin.