Corriere della Sera, 6 novembre 2026
Il ministro: “Evitare che pregiudizi ideologici ostacolino le procedure di rimpatrio”. Il provvedimento dopo l’inchiesta sui certificati che evitavano i rimpatri. Cambia una delle norme che consentono il trattenimento dei migranti nei Cpr: non sarà più vincolante il parere del medico per determinare se lo straniero può tornare in libertà. Lo ha reso noto il ministro degli interni Matteo PIantedosi. “Con la mia nuova direttiva sui Cpr i migranti irregolari continueranno a essere visitati dai medici delle aziende sanitarie locali, ma un eventuale parere negativo non sarà vincolante per evitare il loro trattenimento nei centri”.
“I soggetti - spiega il responsabile del Viminale - saranno presi in carico dal personale medico che opera nella struttura che valuterà tutti gli approfondimenti da effettuare; una misura che consente di garantire la massima tutela della salute dei migranti evitando, allo stesso tempo, che valutazioni influenzate solo da pregiudizi ideologici ostacolino le procedure di rimpatrio”.
La norma voluta da Piantedosi scaturisce dall’inchiesta partita dalla procura di Ravenna dove alcuni medici erano stati accusati di aver firmato certificati “compiacenti” per evitare a migranti di finire in una delle cointestate strutture per il rimpatrio. Otto dottori (in servizio in ospedali di Bologna, Bari e Rimini) erano finiti indagati e altri 23 sottoposti a controlli.
La procura contesta loro i reati di falso e associazione a delinquere finalizzata a impedire l’espulsione dall’Italia dei migranti diagnosticando loro patologie (infettive o psichiatriche) incompatibili con la reclusione nei Cpr. I medici avevano replicato alle accuse sostenendo di aver solo obbedito al loro codice deontologico che impone come primo obiettivo la tutela della salute del paziente. Il mese scorso la Cassazione aveva annullato i provvedimenti di sospensione dalla professione medica adottati a carico di tre indagati.
La vicenda giudiziaria era subito tracimata nel campo politico e i medici erano stati accusati dai partiti di destra di “sabotare” l’azione del governo per contenere l’immigrazione illegale. Da qui la nuova “stretta” adottata da Piantedosi per limitare il peso delle decisioni dei medici. “Consideriamo positivo il principio di distinguere l’attività del medico dalle decisioni amministrative sull’accesso ai Cpr.
La finalità dell’atto medico è la tutela della salute e la cura della persona, senza discriminazioni e nel pieno rispetto dell’autonomia del giudizio clinico”: è questo il primo commento del presidente degli ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli. Il medico - dice - deve poter valutare e segnalare ogni rischio per la salute, compreso quello che deriva da ambiente e condizioni di trattenimento”. “I medici - ha concluso Anelli - devono essere messi nelle condizioni non solo di visitare ma anche di curare”.
Il caso, tuttavia, appare ben lontano dalla chiusura: da tempo i Cpr (strutture detentive dove vengono portati i migranti in attesa di espulsione) sono al centro di discussioni accese, sia per le loro condizioni igienico sanitarie, sia perché le persone lì rinchiuse vengono private della libertà pur non avendo commesso reati ma solo perché destinatarie di provvedimenti amministrativi. Molto dure, in questo senso sono le denunce delle associazioni umanitarie a partire da Emergency che parla di “violazioni sistematiche dei diritti”.









