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di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 23 agosto 2026

Il ministro dell’Interno: “Chi critica non sa di che parla, dal 2023 bloccate 80 mila richieste di trasferimento”. “Un fallo di confusione”. Le chiama così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, le critiche delle opposizioni sulla politica migratoria del governo. Convinto che non sapendo a cosa appigliarsi il centrosinistra prenda “tre quattro temi a caso, li agiti energicamente, li renda un groviglio indistinto e ne tragga una serie di relazioni causa-effetto, prive di fondamento”. Di critiche ne sono arrivate molte. Il titolare del Viminale le cita tutte per poi demolirle.

Per esempio c’è chi ha rinfacciato al governo che “non è vero che il nuovo Patto asilo e migrazione sia vantaggioso per l’Italia”, che “i dublinanti invaderanno il nostro Paese e ci porterà solo danni”; ma anche che “le dichiarazioni degli altri Stati membri di inviarci i dublinanti sono la risposta alla circolare Piantedosi che da tre anni ne blocca i trasferimenti. Anzi, rappresentano il modo per alcuni Stati di esprimere dissenso per il ripristino dei controlli alla frontiera con la Spagna”.

Ecco, secondo il ministro dell’Interno si tratta di “mistificazioni che assomigliano più a un tentativo maldestro di confondere, quando non dovuti alla mancanza di conoscenza su ciò di cui si parla”. Per questo rivendica i “risultati” delle politiche migratorie del governo: “Crollano gli sbarchi e raddoppiano i rimpatri perché abbiamo sottoscritto importanti accordi con i principali paesi di origine e di transito dei flussi”. Snocciola le cifre: “Dal 2023 Libia e Tunisia hanno impedito la partenza di oltre 275mila migranti che altrimenti si sarebbero riversati sulle nostre coste”. E quasi 98mila persone “che avrebbero potuto diventare preda di trafficanti sono state rimandate in patria con dignità e sicurezza con programmi di rimpatrio volontario, sostenuti dall’Italia e realizzate in collaborazione con l’Oim (l’organizzazione internazionale per le migrazioni), insieme anche all’Algeria”.

Per Piantedosi sono “dati oggettivi che testimoniano l’efficacia delle politiche” del governo e costringono l’opposizione a “critiche senza validi argomenti”. Tra queste annovera gli attacchi sulla sospensione dell’accordo Schengen alla frontiera con la Spagna “come hanno fatto altri governi, contro cui non si sono levati cori di una indignazione a corrente alternata”.

Il meccanismo dei dublinanti opera “da oltre 30 anni senza che nessuno lo abbia mai messo in discussione”, rimarca il titolare del Viminale. Ed evidenzia: “I governi precedenti, completamente inerti e subalterni hanno permesso che fossero rimandati in Italia decine di migliaia di migranti, senza batter ciglio. Siamo stati noi, in questi ultimi 4 anni, a dire basta. Abbiamo impedito che tornassero ben 80mila dublinanti”.

Secondo i dati aggiornati al 12 giugno “le richieste avanzate da altri Stati membri sono state una cinquantina e sono appena tre i dublinanti che ci risultano giunti in Italia. Lo spropositato numero di 20 migranti l’anno”, ironizza il ministro. Rinfacciando agli “acuti commentatori che non dissero nulla quando tra il 2014 e il 2016 arrivarono oltre 500mila irregolari” e di non tenere conto che interessi personali o familiari avviati in altri Paesi potrebbero indurli a rimanere, o tornare, dove si trovano”.

Piantedosi ripete quello che ha già sottolineato in sede europea: l’Italia fornirà massima collaborazione nella valutazione, “ma l’ingresso sul nostro territorio non sarà mai automatico, come nel passato”. Ammette che il governo “avrebbe voluto di più e le nostre richieste erano indubbiamente più alte”. Ma solo con “mistificazione si potrebbe negare che questo nuovo patto rappresenta un cambio di paradigma nel modo in cui l’Ue si rapporta al fenomeno”, sostiene. Perché “gli Stati di primo ingresso non dovranno più, come finora, invocare il sostegno dell’Ue” o “ringraziare per un eventuale limitato interessamento che in passato, talvolta, ha assunto più la forma di una non dovuta concessione che di una reale condivisione dei problemi”. E perché introduce stabili meccanismi di “solidarietà obbligatoria” per dare un sostegno ai Paesi maggiormente esposti, come il nostro, mentre “nei precedenti regolamenti ciò non era espressamente previsto”. 

Ora, annota, “si va dalla possibilità di ricollocazione alle compensazioni, passando per misure che rafforzano significativamente il controllo delle frontiere esterne della Ue. E questi strumenti non verranno attivati solo in situazioni di emergenza ma, avendo natura permanente e strutturale, troveranno applicazione sempre”. Dunque, conclude il ministro, “sarebbe davvero miope non riconoscere come una parte rilevante del merito di questo importante cambio di passo sia soprattutto del governo Meloni che, fin dal suo insediamento, ha lavorato in ogni sede competente perché il tema della necessità di governare i fenomeni migratori tornasse finalmente al centro dell’agenda europea”.