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di Rinaldo Frignani

Corriere della Sera, 27 agosto 2025

Il responsabile del Viminale ritiene che le navi delle associazioni umanitarie “favoriscono in qualche modo i trafficanti di esseri umani che spediscono i profughi su piccole barche sapendo che saranno subito soccorsi dalle ong”. La linea del governo, messa in atto dal Viminale, non cambia. E non cambierà in futuro sia nei confronti degli arrivi di migranti - aumentati da gennaio a ieri di circa un migliaio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, da 40mila a poco più di 41 mila - sia delle ong, che nelle ultime ore hanno intensificato le loro attività in acque Sar, rischiando anche grosso, come è successo alla Ocean Viking raggiunta da centinaia di colpi di mitragliatrice esplosi da una motovedetta libica. “Chi non rispetta la legge sull’assegnazione del porto sicuro - avverte lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi - continuerà a essere punito con multe e fermi amministrativi delle navi”.

“I migranti spediti in mare su piccole barche” - Una strategia precisa, che in qualche caso ha ammesso deroghe di fronte a situazioni d’emergenza, proprio come quella della Ocean Viking, dirottata d’urgenza ad Augusta (Siracusa) dalla prima destinazione in Toscana, adottata anche nella convinzione che, sottolinea ancora il ministro “l’atteggiamento delle stesse ong, che spesso si avvicinano alle coste di Tripoli per portare in salvo i migranti, finisce piuttosto per favorire i piani dei trafficanti di esseri umani che, già senza scrupoli, si fanno ancora meno problemi a caricare ben oltre il limite piccole e precarie imbarcazioni”. Anche gommoni di dimensioni ridotte, con 60-70 persone stipate in sette metri, ben sapendo che i profughi percorreranno poche miglia, perché non arriveranno da soli sulle coste italiane vista la concreta possibilità che vengano soccorsi in mare dalle associazioni umanitarie.

“Perché le ong stazionano davanti ai porti dei trafficanti?” - Uno scenario che, viste le migliaia di profughi in attesa di un imbarco per l’Italia, potrebbe contribuire a un’impennata di arrivi. Anche se negli ultimi giorni non ci sono stati contatti diretti, semmai ce ne fosse stato bisogno, c’è pieno accordo fra il ministro e la premier Giorgia Meloni. “Perché - precisa Piantedosi - non è una questione di scarsa sensibilità nei confronti di chi rischia di morire in mare ogni giorno, ma di impedire nuove partenze di migranti”, che dal 24 agosto sono infatti riprese più numerose rispetto al recente passato e a quelle registrate nello stesso periodo dell’agosto dello scorso anno. “A chi dalle opposizioni ci critica contestandoci quanto accaduto nella tragedia di Cutro - replica il ministro - vorrei chiedere come mai non spiegano il motivo per cui le unità navali delle ong non seguono le rotte più pericolose per i migranti, in modo da essere avvantaggiate in caso di intervento di soccorso, ma stazionano soprattutto di fronte alla costa libica di Sabrata, considerata quella peggiore, gestita dalle bande di trafficanti più spietate?”.

“Mai soccorsi ong coordinati da autorità italiane” - Dati alla mano, in possesso del Viminale, dal 2019 a oggi sono stati circa 70 mila i migranti soccorsi in mare dalle navi ong e trasferiti nei porti italiani. Quest’anno solo in un caso in acque nazionali, mentre su 147 soccorsi 84 sono avvenuti nello specchio di mare libico, altri 34 in quello maltese, quattro della Tunisia, 18 fra Tunisia e Malta e altri cinque fra Tunisia e Libia. In totale, a ieri, i profughi sbarcati in Italia nel 2025 dalle ong sono stati 7.993, più di 6.200 dei quali dopo essere stati soccorsi in acque Sar di Libia e Malta. In tutto in Italia da gennaio sono sbarcate 41.218 persone e 19.941 di queste sono arrivate in maniera autonoma o prese a bordo da navi nazionali fuori da interventi Sar. Complessivamente in acque Sar sono stati soccorsi 21.277 migranti, con un apice a maggio (circa 4.200) mentre ad agosto finora sono stati poco più di 2.500, 955 dei quali da parte delle navi ong. “Come si vede - conclude Piantedosi - tutti i soccorsi delle ong sono stati fatti in acque Sar di altri Paesi e nessun loro intervento è stato coordinato dalla nostra Capitaneria di porto”.