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di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 26 novembre 2024

Fiducia sul decreto Flussi, protestano le opposizioni. Modificato all’ultimo momento utile dal governo, su segnalazione del Quirinale, il decreto Flussi. Rinviato ad altra data, in Consiglio dei ministri, il decreto Giustizia. L’Anm denuncia: “Il magistrato rischia di non poter parlare più di niente”. Ma il ministro Carlo Nordio insiste: “Se commenta un settore non si pronunci”.

È ancora alta tensione sulla giustizia. E lo scontro si allarga alla coalizione di governo. Ieri l’assenza di vari ministri è stata utilizzata da Forza Italia per ottenere il rinvio dell’esame del decreto Giustizia che contiene anche la norma anti-dossieraggi: “C’è qualcosa da chiarire sul potere di impulso e di coordinamento affidato di nuovo all’Antimafia. Non vogliamo più casi Striano”, ha spiegato Maurizio Gasparri. Ma secondo alcune fonti il rinvio era mirato anche a non infiammare troppo le polemiche in vista dell’arrivo in aula della madre di tutte le battaglie forziste: la separazione delle carriere calendarizzata per venerdì a Montecitorio. Per farcela dovrebbe avere il via libera della Commissione Affari costituzionali entro domani.

Altra accelerata. Altre tensioni. Ieri sono culminate nell’uscita delle opposizioni, quando sul decreto Flussi già in aula, sul quale il governo ha posto la fiducia, è stato presentato in corner l’ultimo emendamento. “L’ennesima forzatura su un decreto nato male”, ha protestato il Pd. In realtà la norma aggiunta dal governo è stata suggerita dal Colle. Motivi tecnici, nessun aut aut politico sottolineano dal Quirinale. Anche se di “buon senso” è stata ritenuta dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, la richiesta venuta proprio dalle Corti d’appello di concedere un mese in più di tempo per organizzare il lavoro, visto che il decreto Flussi trasferisce a loro le competenze delle convalide dei trattenimenti dei richiedenti asilo: novità voluta dal governo per bypassare le sezioni immigrazione dei Tribunali che hanno finora sempre bocciato le convalide dei migranti portati in Albania.

Da lì la retromarcia del governo, che con la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro aveva ritenuto “frutto di una lettura poco attenta” l’allarme delle Corti. Aggiunto anche l’ordine del giorno di Paolo Emilio Russo (FI) che — a proposito della possibilità per la polizia di accedere ai dispositivi elettronici dei migranti in caso di mancata collaborazione all’identificazione — invita a maggior cautela: “La libertà di comunicazione rappresentano un diritto dell’uomo in quanto tale, prescindendo dalla qualifica di cittadino, straniero o apolide. Serve un bilanciamento tra la sicurezza e il diritto alla riservatezza delle comunicazioni costituzionalmente garantito”.

Oggi si vota, ma il ministro della Giustizia Carlo Nordio dice che “la questione migranti va risolta a livello europeo”. Dal Guardasigilli arriva anche una critica al processo Open Arms a carico di Matteo Salvini: “C’è un’anomalia. A fronte di tre casi identici, in uno non c’è stata autorizzazione a procedere, in un altro c’è stata, nel terzo è stato assolto”. E poi aggiunge: “C’è una legge costituzionale che dice che se un reato, ammesso che si tratti di un reato, fosse commesso nell’interesse dello Stato l’autorizzazione a procedere non può essere concessa”. E conclude: difficile pensare che, ammesso vi sia reato, “sia stato commesso nell’interesse di Salvini e non di quello che in quel momento si pensava fosse l’interesse dello Stato”.