di Luciana Cimino
Il Manifesto, 17 maggio 2026
Lunedì la nave era stata attaccata dalle motovedette libiche dopo aver salvato 90 persone. Risulta indagato per “favoreggiamento dell’ingresso illegale” il capitano della nave di soccorso Sea - Watch 5 sbarcata venerdì a Brindisi come da ordine delle autorità italiane. La stessa barca che l’11 maggio scorso, dopo aver salvato in mare 90 persone (di cui 25 minori), era stata attaccata da due motovedette libiche. Dopo l’episodio Sea-Watch aveva criticato pubblicamente Italia, Germania e Ue per il loro sostegno alle milizie di Tripoli. Non a caso entrambe le motovedette che hanno mitragliato e tentato di dirottare l’imbarcazione erano state donate dal governo italiano ai miliziani nell’ambito dei patti tra i due paesi per il “contenimento” delle partenze.
L’ultima volta che in Italia è stata avviata un’inchiesta penale contro un’imbarcazione di soccorso civile risale al 2020 ma il governo, ha ricordato l’ong, “ha ripetutamente e deliberatamente utilizzato indagini penali per colpire e delegittimare le operazioni civili di ricerca e soccorso, la maggior parte delle quali archiviate”. Anche l’Onu, hanno sottolineato, “ha descritto questa pratica come un chiaro tentativo di intimidire e ostacolare i salvataggi”. “L’inchiesta rappresenta un’assurda escalation - ha spiegato Giulia Messmer della Sea- Whatch - Siamo indignati: dopo essere stati minacciati di rapimento dai partner libici dell’Italia, ora ci troviamo ad affrontare un ulteriore attacco del governo sotto forma di indagine penale. Conosciamo bene questo schema e non ci lasceremo intimidire”.
All’arrivo nel porto pugliese, la nave non ha trovato ad attenderla solo un presidio di solidarietà, ma anche li ufficiali della guardia costiera e agenti di polizia, che, su mandato della Procura di brindisi, sono saliti a bordo. “Sono rimasti sul ponte di comando fino a ben oltre la mezzanotte, hanno sequestrato documenti e attrezzature e hanno portato due membri dell’equipaggio in commissariato per interrogarli”, la ricostruzione dell’equipaggio. Mentre il capitano è stato interrogato ieri. Per la Sea-Watch “le organizzazioni di ricerca e soccorso sono diventate testimoni scomodi delle ingiustizie commesse dai governi europei, diventando così bersaglio della repressione statale”.
Paradossale poi, ha sottolineato la portavoce Giorgia Linardi, la posizione del governo che si è rifiutato “di fare luce sulle responsabilità dell’attacco alla nostra nave ma accusa chi ha soccorso vite in mare, mentre continua a garantire finanziamenti e protezione ai veri responsabili della tratta di esseri umani, come i ricercati internazionali pluriomicidi Bija e Almasri”.










