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di Flavia Amabile

La Stampa, 18 dicembre 2023

Dopo Milano esplode la rivolta dei migranti a Gorizia. A fuoco materassi e coperte: “Qui è peggio di uno zoo”. Ancora una protesta è scoppiata sabato sera nel Centro di permanenza per i rimpatri di Gradisca di Isonzo, a Gorizia. Alcuni degli stranieri presenti nella struttura hanno appiccato sei incendi a materassi, coperte ed effetti personali e hanno lanciato oggetti contro il personale di vigilanza. La segnalazione arriva dagli attivisti del gruppo “Mai più lager. No ai Cpr”.

È la seconda protesta in una settimana. Dal 10 dicembre, si legge sui social, “ancora nulla è cambiato: il freddo è pungente ma i riscaldamenti non funzionano da settimane e settimane, le condizioni della struttura fatiscente sono vergognose. Immondizia, muffa dappertutto, latrine e docce senza acqua calda (e spesso senza neppure acqua fredda) otturate e maleodoranti, finestre rotte, coperte luride, materassi di gommapiuma logori e sporchi”. Il tutto, in una “struttura che è fatta da gabbie indegne anche per animali dello zoo”.

I Centri di permanenza sono strutture in cui vengono detenute le persone che non hanno un permesso di soggiorno valido per rimanere in Italia, in attesa di essere rimpatriate. Il governo ha deciso di potenziarli. Era settembre quando ha annunciato la decisione di raddoppiare i Cpr presenti sul territorio italiano (da 10 a 20) prevedendo un centro per ogni Regione e un allungamento dei mesi di permanenza da 3 a 18. “Una scelta incomprensibile”, commenta Gianfranco Schiavone dell’Asgi, associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.

Le proteste di Gradisca scoppiano mentre è emerso che a Milano nel Cpr di via Corelli i migranti vivono in “condizioni che non pare esagerato definire disumane “ in “una situazione al limite dell’infernale” come afferma la procura che ha aperto un’indagine dopo il blitz della Guardia di Finanza degli inizi del mese che ha denunciato la presenza di migranti che si cuciono le labbra “per protesta”, che scrivono “voglio morire” e di una struttura in profondo degrado, dal cibo “pieno di vermi” ai “bagni otturati e vergognosi” fino alla somministrazione continua di psicofarmaci, È una scelta incomprensibile - sostiene Gianfranco Schiavone - perché è impossibile pensare che la prefettura di Milano non fosse a conoscenza della situazione di degrado del centro di via Corelli. Le prefetture sanno e accettano”, avverte.

“È così in tutti i centri”, aggiunge lui che li ha visitati quasi tutti, trovandosi di fronte ovunque allo stesso degrado. In primavera è andato a Gradisca. “Non c’erano finestre, era tutto rotto, un centro da chiudere eppure il prefetto che era con noi disse una frase del tipo: “come vedete non è male”. A Gradisca è andato anche Riccardo Magi, deputato e segretario di +Europa, l’ultima volta due mesi fa. “Una situazione fuori controllo - racconta. Le persone mangiano nelle gabbie perché la mensa non è mai stata attivata. Il 70-80 per cento degli ospiti sono sedati senza che un piano terapeutico lo preveda, solo per tenerli calmi come ho denunciato in un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro Piantedosi a cui non ho mai avuto risposta”.

Ilaria Cucchi, senatrice di Avs, è andata due volte nel Cpr di Ponte Galeria a Roma. “Vi sono recluse persone che non hanno commesso reati, trattate come bestie. Sono in gabbie, divise per etnia e passano le loro giornate imbottiti di psicofarmaci. Nella mia seconda visita ho chiesto al medico se non erano troppi i farmaci somministrati, lui mi ha risposto: “altrimenti fanno casino”.

Luoghi disumani, quindi. “E inefficaci”, aggiunge Luca Di Sciullo, presidente di Idos. “Sono 6.383 le persone transitate nei Cpr nel 2022, il 68,7% in più rispetto al 2021, ma solo la metà è stata rimpatriata, una percentuale in linea con quella degli anni precedenti, a dimostrazione che la scarsa efficacia è intrinseca al sistema. Chi non viene rimpatriato alla fine della detenzione ha un foglio di via ma in realtà resta, alimentando l’irregolarità. Il tutto a fronte di una spesa di circa 56 milioni di euro nell’ultimo triennio, e che nei prossimi anni è destinata ad aumentare”.