di Don Mattia Ferrari*
La Stampa, 12 aprile 2025
Mentre si avvicina la festa di Pasqua, c’è un’immagine molto importante per i cristiani e per tutti coloro che, laici o di altre religioni, partecipano in vario modo ai misteri pasquali: l’Orto degli Ulivi, dove Gesù vive la sua Passione, prima di essere processato dal potere religioso e politico, colpevole di essere portatore di un amore che sovverte in nome della fraternità universale le logiche di potere e di dominio. Anche oggi c’è un orto degli ulivi dove coloro che Gesù di Nazareth ha indicato come suoi fratelli e sorelle più piccoli subiscono una passione: è l’uliveto nei pressi di Sfax, nel Sud della Tunisia. Nella zona di Sfax vengono riportati indietro molti migranti catturati in mare dalla Garde Nationale tunisina sulla base degli accordi siglati con l’Unione Europea, su spinta dell’Italia. Molti migranti contestualmente al respingimento vengono caricati sui bus e deportati al confine con l’Algeria, dove vengono poi abbandonati nel deserto. In questi mesi abbiamo ricevuto molte segnalazioni e telefonate da loro e dai loro amici e la gran parte di loro risulta ad oggi dispersa.
Nell’area nei pressi di Sfax si trova un uliveto, una sorta di nuovo orto degli ulivi, dove sono accampati molti migranti subsahariani (le autorità tunisine parlano di 20 mila), che hanno costruito delle tende e hanno creato una rete di solidarietà e fraternità in cui si prendono cura dei più poveri. In quell’area i migranti hanno costruito anche un ospedale, dove curano quelli che subiscono violenze e spesso arrivano con ferite sanguinanti. Contro questa solidarietà si sono scagliate però le forze militari tunisine. Lo scorso 3 aprile il portavoce della Garde Nationale tunisina aveva annunciato che ci sarebbero state operazioni di sgombero. E così è stato. Da giorni si susseguono queste operazioni nella regione di Sfax e nella cosiddetta area degli uliveti. Il portavoce della Garde Nationale tunisina aveva assicurato che alle persone sfollate sarebbero stati offerti assistenza e percorsi di rimpatrio volontario, col sostegno dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Tuttavia, questa tesi sembra smentita. Gli smantellamenti invece proseguono e si allargano. Prima arrivano le ruspe, poi i miliziani bruciano tutto, comprese le scorte alimentari e i beni medico-sanitari. Ci sono già alcune vittime, a causa delle violenze e dall’assenza di soccorsi.
Alle violenze ai danni dei migranti si aggiungono le violenze ai danni della società civile tunisina. La solidarietà verso le persone migranti senza documenti è criminalizzata e repressa. Ieri il ministro degli Interni tunisino era a Napoli, per discutere di migranti e contrasto ai trafficanti con i suoi omologhi italiano, algerino e libico (cioè Emad Trabelsi, indicato nei report internazionali come uno dei capi dei trafficanti). Tuttavia la nostra società è ancora troppo prigioniera dell’indifferenza, che si salda con il cinismo delle politiche, per farsi sentire a sufficienza.
Mentre cresce il grido che sale dalla Tunisia e dalla Libia, in Italia e in Europa siamo ancora in attesa che si faccia piena luce sullo spionaggio che è stato fatto ai danni del direttore di Fanpage Francesco Cancellato e di alcuni di noi, che dedichiamo la nostra vita proprio a raccogliere e far risuonare quel grido, che è un grido di fraternità. Martedì scorso eravamo convocati presso la Commissione per le libertà civili, la giustizia e i diritti umani (LIBE) del Parlamento Europeo, ma all’ultimo la convocazione è stata rinviata. Restiamo in attesa della possibilità di portare all’attenzione delle istituzioni alcuni elementi importanti. Perché il nostro obiettivo è collaborare con tutti: solo in questo modo possiamo cambiare le cose e costruire finalmente un mondo bello e giusto. Questa vicenda, già lo abbiamo spiegato, si inserisce nel quadro per cui la solidarietà è diventata sovversiva, a tutti i livelli. Tuttavia la solidarietà resiste e cresce. Lo diceva Martin Luther King: “L’amore è il potere più duraturo che vi sia al mondo”.
Il grido che sale in questi giorni dall’orto degli ulivi in Tunisia ci ricorda che c’è un sogno, che tutte le persone di buona volontà nella storia hanno coltivato: la fraternità universale. È anche il sogno di Gesù. La Pasqua ricorda a tutti, cristiani e laici, che l’amore vince, su tutto: ma bisogna dargli carne, disobbedendo al “me ne frego” divenuto imperativo dominante e assumendo la cura, la solidarietà, la fraternità, come bussole della vita e della società. Solo allora ci sarà veramente redenzione per questo mondo, sempre più in fiamme. C’è sempre più bisogno che le nostre coscienze si sveglino, che tutti insieme ci alziamo in piedi e iniziamo ad amare veramente.
*Cappellano di Mediterranea Saving Humans











