di Eleonora Camilli
La Stampa, 30 giugno 2025
Possibile contrasto con l’articolo 3 della Costituzione: parlare generalmente di “migranti”, ingenera “una complessiva disparità di trattamento tra gli stranieri da condurre in Italia e i migranti da trasferire in Albania”. Ancora guai per il governo sulla legittimità del protocollo Italia-Albania. A sollevare dubbi sull’operazione di deportazione dei migranti irregolari in suolo albanese è la Corte di Cassazione che in una lunga relazione, di 48 pagine, raccoglie i principali pareri sul tema e parla di possibili incompatibilità non solo con il diritto internazionale, e in particolare con la direttiva europea in materia di rimpatri, ma anche con la Costituzione italiana.
Nelle osservazioni, stilate dall’ufficio del massimario e del ruolo si sottolinea innanzitutto “un possibile contrasto con l’articolo 3 primo comma della Costituzione”, nella parte in cui il protocollo, omettendo di individuare con precisione la categoria di persone a cui si riferisce ma parlando generalmente di “migranti”, ingenera “una complessiva disparità di trattamento tra gli stranieri da condurre in Italia e i migranti da trasferire in Albania”. Non solo, ma gli esperti della Cassazione parlano anche di non aderenza ad altre norme della Costituzione: l’articolo 10 che tutela il diritto d’asilo, l’articolo 13 sull’inviolabilità della libertà personale e l’articolo 24 sul diritto alla difesa. L’accordo stretto tra Giorgia Meloni ed Edi Rama non assicurerebbe, dunque, ai migranti alcuni diritti fissati nella nostra carta costituzionale, tra cui quello alla salute tutelato dall’articolo 32.
Nel documento si sottolinea per esempio che nello stabilire, in caso di esigenze sanitarie alle quali le autorità italiane non possono far fronte “la collaborazione con le autorità albanesi responsabili delle medesime strutture per assicurare le cure mediche indispensabili e indifferibili ai migranti ivi trattenuti”, questo “può comportare un grave pregiudizio per il diritto alla salute dei migranti, atteso che il livello di assistenza sanitaria albanese non è comparabile con quello italiano”.
Allo stesso tempo, il protocollo sembra non rispettare il diritto alla difesa: “La previsione relativa alla partecipazione dell’avvocato del migrante dall’aula in cui si trova il giudice, e non dal luogo in cui si trova il suo assistito, rappresenta una disposizione fortemente derogatoria rispetto a quanto stabilito per l’udienza di convalida” si legge nella relazione.
Molti dubbi ci sono anche rispetto a una corretta applicazione del diritto europeo, dal momento che l’accordo è tra uno stato membro e un paese extra Ue. In particolare, sottolinea la Cassazione, “il sistema europeo comune d’asilo ha una dimensione squisitamente territoriale” e in un paese terzo potrebbero non esserci le stesse garanzie e gli stessi standard per l’applicazione delle leggi. Problematico è, inoltre, il trattenimento in frontiera che deve essere sempre l’estrema ratio e deve prevedere una possibile alternativa.
Infine vengono rilevati alcuni punti di contrasto con le normative internazionali. “Il sistema di dislocazione extra territoriale istituito dal protocollo presenta evidenti punti di frizione con gli obblighi internazionali in materia di diritti umani e dei richiedenti asilo” si legge.
La relazione molto critica sulle misure del governo ha sollevato diverse polemiche. “Mentre in Europa l’approccio del governo Meloni al contrasto dell’immigrazione irregolare viene adottato come modello di riferimento, in Italia alcuni organi giurisdizionali sembrano più impegnati a ostacolarne l’azione”, osserva il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, che prosegue: “Avviso ai naviganti, ai fiancheggiatori e ai complici: il governo Meloni andrà avanti nella lotta all’immigrazione irregolare, forte anche del consenso che la sua posizione registra in Europa, oltre che tra gli italiani”.
Per il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, “evidentemente l’avanzare delle riforme della giustizia determina reazioni incommentabili da parte di alcuni settori che vorrebbero conservare un potere che ha la pretesa di sostituirsi alla democrazia e al Parlamento, violando la separazione dei poteri”. Dall’opposizione Angelo Bonelli di Avs parla di un “governo che si sente al di sopra della legge”. “È la seconda tegola, dopo i rilievi sul decreto sicurezza - dice. È inaccettabile”. Per Riccardo Magi, segretario di +Europa, “il governo è allo sbando costituzionale”.











