di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 6 agosto 2020
L'allarme del Viminale. Fino a giugno i 9.300 ingressi rispetto ai 6.800 sbarchi certificati. Se luglio non fosse stato il mese dei flussi record dalla Tunisia a Lampedusa, il 2020 avrebbe potuto essere l'anno del sorpasso. Con l'affermazione della rotta balcanica su quella del Mediterraneo. È stato così fino a giugno con 9.300 ingressi in Europa attraverso la frontiera italo-slovena contro i 6.800 sbarchi sulle coste del Sud, adesso diventati 14.800. E tuttavia la rotta balcanica è stata la più attiva nel 2020 con un più 73 per cento rispetto all'anno scorso, facendo suonare un campanello d'allarme al Viminale. La ministra Lamorgese annuncia il rafforzamento dei contingenti militari, la ripresa dei pattugliamenti congiunti con la polizia slovena e droni per l'individuazione dei migranti.
Arrivi triplicati dunque: siriani, afghani, pakistani stipati nei cassoni dei camion, nascosti nei vani motore, provano a passare a piedi nei boschi dei valichi. Turchia, Grecia, Serbia, Bosnia, Slovenia fino all'Italia, lungo il confine che va da Trieste a Udine. Un itinerario oggi assediato dal Covid: "Non possiamo accogliere più nessuno, la situazione è ingestibile, non ci sono strutture per la quarantena. Se viaggiamo a mille immigranti irregolari al mese il rischio sanitario è rilevante", denuncia il governatore Fedriga al Comitato Schengen che ha annunciato una missione sul nuovo fronte caldo.
Non se ne parla più di tanto, ma basterebbero già i numeri ufficiali, quelli dell'agenzia europea Frontex, a confermare che in Italia (anche solo per transito verso il Nord Europa) nei primi sei mesi dell'anno sono arrivati più immigrati via terra che via mare. E se luglio è stato il mese dell'emergenza per Lampedusa, anche il Friuli Venezia Giulia fa contare numeri mai visti negli ultimi cinque anni: 2050 ingressi a giugno, con un'ulteriore impennata a luglio.
Numeri per difetto perché - a differenza degli sbarchi che il Viminale riesce a conteggiare con precisione - i migranti intercettati al confine italo-sloveno sono una parte minima rispetto a quelli che riescono a passare. E infatti i numeri riferiti ieri, al question time in Parlamento dal ministro Federico D'Incà, sono decisamente inferiori a quelli di Frontex con circa 2500 persone rintracciate, 620 delle quali (circa il 25 per cento) rimandate dall'altra parte in virtù del contestato accordo italo-sloveno sulle riammissioni sul quale il governo italiano punta moltissimo per i respingimenti immediati alla frontiera. Gli accordi prevedono infatti la possibilità di riconsegnare alla polizia slovena entro 24 ore i migranti trovati sul territorio italiano entro una fascia di 10 chilometri dal confine di stato.
"Respingimenti illegali", li bolla il deputato Riccardo Magi che in un'interrogazione ha dato voce alla denuncia degli avvocati dell'Asgi secondo i quali i migranti verrebbero rimandati indietro ignari di tutto e senza poter presentare domanda di protezione internazionale. Accuse che il Viminale respinge ricordando che la Slovenia è paese della Ue e che chi viene respinto può presentare lì richiesta di protezione.










