di Marina Della Croce
Il Manifesto, 11 giugno 2021
Un rapporto di Oxfam e altre associazioni denuncia le condizioni dei giovani migranti una volta usciti dal circuito dell'accoglienza. Più di seimila solo in Italia, addirittura 30 mila in Francia e altre decine e decine di migliaia sono sparsi nel resto d'Europa. Sono i minori migranti, bambini e adolescenti arrivati da soli nel nostro continente e che, una volta divenuti maggiorenni, escono dal sistema di accoglienza che ha garantito loro protezione fino a quel momento per ritrovarsi ancora una volta da soli. E con loro quanti l'Europa non sono neanche riusciti a vederla: "Basti pensare a quanto successo negli ultimi mesi nei Balcani e al confine orientale italiano, dove molti minorenni soli sono stati respinti dalla polizia di frontiera e costretti a un viaggio a ritroso verso la Bosnia", denuncia un rapporto presentato ieri da Oxfam, Greek Council for Refugees, Dutch Council for refugees e Acli Francia. "A quanto avviene sulle isole greche, dove centinaia di minori senza famiglia sono bloccati da mesi in campi profughi senza accesso a servizi e istruzione. E non ultima, alla situazione delle nostre coste, dove, negli ultimi 5 mesi sono sbarcati oltre 2.600 ragazzi soli".
Compiere 18 anni, per molti ragazzi non è un momento di gioia per la maturità raggiunta, ma diventa un motivo di ansia, come testimoniano le parole di A., 20 anni, fuggito dall'Eritrea e oggi residente in Olanda: "Entrare nell'età adulta non è per noi una transizione ma la fine di tutto il sistema di supporto e protezione su cui possiamo fare affidamento".
Dal report emerge chiaramente che nessuno dei 5 paesi presi in esame - Francia, Grecia, Paesi Bassi, Irlanda e Italia - ha adottato politiche sistemiche in grado di sostenere i giovani migranti nel loro percorso di integrazione. "Uno dei capisaldi della legislazione europea è la protezione dei minori a prescindere dal loro status legale, grazie al quale si garantisce una difesa dal rischio di sfruttamento, abusi, abbandono - spiega Giulia Capitani, policy advisor di Oxfam Italia su migrazione e asilo -. Diventare maggiorenni non vuol dire che questi rischi scompaiano dall'oggi al domani. A sparire improvvisamente è ogni forma di protezione, con ragazzi che rischiano in molti casi di ritrovarsi per strada senza nessuno a cui rivolgersi".
La norma prevede che i minori rifugiati arrivati in Europa siano ospitati in strutture adeguate e affidati a tutori per tutte le questioni amministrative e legali. L'accesso a strutture di accoglienza per i neo-maggiorenni varia però da paese a paese: in Irlanda vengono trasferiti in alloggi per adulti caratterizzati da standard molto bassi, in Grecia possono finire in uno dei campi profughi o per strada, in Italia ci sono diverse opzioni ma anche il rischio, più che concreto, di essere messi semplicemente alla porta.
Altro muro da affrontare è la burocrazia labirintica in cui questi ragazzi sono costretti a muoversi. Questo sembra valere un po' ovunque nei paesi considerati, ma è l'Italia a meritare un'analisi a sé stante, proprio a partire a dalla sfida che un diciottenne migrante deve affrontare per ottenere il permesso di soggiorno.
Una delle difficoltà più serie per i ragazzi neomaggiorenni in Italia, riguarda l'ottenimento di un permesso di soggiorno: a 18 anni - ricorda il report - il diritto di non essere espulsi decade ed è necessario ottenere un documento che garantisca il diritto a restare. Chi ha fatto richiesta di asilo e diventa maggiorenne mentre è ancora in attesa dell'esito può trovarsi in enorme difficoltà, qualora la sua domanda venga rigettata. A quel punto è infatti preclusa la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno di altro tipo, ad esempio per studio o lavoro, e il rischio di cadere nell'irregolarità è altissimo. Anche per chi ha ottenuto un permesso di soggiorno per minore età, la strada è tutt'altro che in discesa. Diventati maggiorenni, i titolari di questo permesso di soggiorno devono dimostrare il possesso di specifici requisiti per ottenerne la modifica, cioè la conversione in permesso per studio, lavoro o attesa occupazione, e poter quindi restare in Italia regolarmente.
Trovare lavoro è infatti complesso per questi giovani, che appena arrivati in Italia devono concentrarsi sull'apprendimento della lingua, e che spesso quindi ritardano l'inizio di percorsi formativi o tirocini che sono, di fatto, l'unico canale per poter essere assunti. La ricerca di una casa è un altro grande problema. Sembrano funzionare le esperienze di "semi-autonomia", dove ragazzi neomaggiorenni vivono insieme con il sostegno di un peer educator, ma negli altri casi perdere il diritto all'accoglienza è fonte d'ansia, visto anche il carattere fortemente discriminatorio del mercato immobiliare e la necessità di pagarsi un affitto a fronte di lavori spesso saltuari.
"Al governo italiano chiediamo di affrontare in modo più organico il passaggio dei minori non accompagnati all'età adulta, garantendo il coordinamento di tutti gli attori coinvolti. - conclude Capitani - E di promuovere in particolare il ruolo dei tutori volontari, previsto dalla Legge Zampa, e dei tutori sociali dopo il compimento della maggiore età. All'Europa, di spingere gli Stati Membri verso politiche strutturate e di mettere a disposizione più fondi per l'integrazione".











