di Luigi Manconi
La Repubblica, 25 giugno 2019
In mezzo al mare c'è un bastimento" (canto popolare). Nella sovrapposizione tra realtà e fantasia, che non è prerogativa della sola infanzia, il governo deve essersi convinto che quella nave, la Sea Watch 3 e i suoi 42 naufraghi siano un prodotto onirico o il frutto di una fervida immaginazione. Qualcosa destinato a evaporare oppure, secondo la recente vocazione mariana del ministro dell'Interno, a risolversi grazie all'intervento di quella "colonna" che è "la Madonna dei marinai" (altro verso di quel canto).
Dunque, la strategia a cui sembra ispirarsi Matteo Salvini, persegue con modi brutali un sofisticato processo di rimozione (anche in senso propriamente psicoanalitico). Si fa, cioè, come se quel "bastimento" semplicemente non esistesse. Non si spiega altrimenti il paradosso del 20 giugno scorso, Giornata internazionale del Rifugiato: mentre veniva ribadito che i 42 della Sea Watch 3 dovessero rimanere lì dove si trovavano, altri 45 naufraghi venivano soccorsi, proprio nelle stesse ore, da motovedette Italiane e fatti sbarcare a Lampedusa.
Insomma, i porti italiani erano e restano aperti per ragioni giuridiche interne e internazionali e vengono chiusi esclusivamente in base alla puerile volubilità di un ministro. Il quale, come unica mossa politico-diplomatica, scrive ai governanti olandesi che la Sea Watch 3 è affare loro, dal momento che la nave batte la bandiera di quel Paese.
Ma il processo di rimozione ha già ottenuto che la nave e il suo carico di sofferenza venissero rinchiusi all'interno di una bolla che sembra galleggiare fuori dal tempo e dallo spazio e, soprattutto, dalla politica e dalla sensibilità collettiva. Mentre si attende che, nelle prossime ore, si pronunci la Corte Europea dei Diritti Umani, tornano utili alcune informazioni o rimaste riservate o, se note, totalmente trascurate.
Domani è il quattordicesimo giorno di permanenza della Sea Watch 3 ad appena 15-20 miglia dalle coste Italiane e, in tutto questo tempo, il governo non ha preso la minima iniziativa, non ha proposto una soluzione e nemmeno avviato alcuna mediazione. Per capirci, non una telefonata. É giustificabile tutto ciò? Quarant'anni fa, in tempi di ferro e fuoco, il rifiuto di trattare corrispondeva alla volontà di non riconoscere in alcun modo dignità politica alle formazioni terroristiche.
Ma oggi? Oggi siamo in presenza di organizzazioni che - qualunque sia il giudizio che se ne dà - salvano vite umane; e si rifiutano di consegnare i profughi soccorsi agli apparati militari di un regime che, per valutazione unanime (e con la sola eccezione di Salvini e Di Maio), viola sistematicamente i diritti fondamentali della persona.
Ebbene, il governo italiano fa come se non esistessero, né i soccorritori né i soccorsi. Eppure, se un rapinatore, entrato in una banca, sequestra impiegati e clienti, il ministro dell'Interno invia un suo qualificatissimo mediatore, al fine di trattare per salvare i sequestrati, al prezzo di un accordo con il sequestratore. È questo che suggerisce la saggezza dell'arte del comando e della politica razionale.
E qui, dove sono i "rapinatori" se, in quasi 5 anni e dopo le indagini di numerose procure, non è stata formulata una sola richiesta di rinvio a giudizio a carico di queste Ong? Oltre una settimana fa, il comune di Rottenburg, aderente alla rete tedesca delle "città accoglienti", ha dichiarato la propria disponibilità a ricevere i naufraghi e a organizzare una missione che, immediatamente dopo lo sbarco, ne curasse il loro trasferimento in Germania.
Nessuna risposta da parte del nostro governo. E ancora: il ministero degli Esteri e quello dell'Interno tedeschi hanno avviato contatti verso i corrispettivi italiani, ma senza ottenere alcun segnale di interesse. Questo mentre le chiese protestanti tedesche e la chiesa Valdese italiana da giorni e giorni mobilitano tutte le proprie energie e le proprie risorse per indurre l'Italia a consentire lo sbarco dei naufraghi, assumendosi la responsabilità e l'onere, anche economico, del loro inserimento là dove si ritenesse più opportuno (in Germania o in Italia).
Tutto ciò viene ignorato dal nostro ministro dell'Interno che può comportarsi così non semplicemente perché il decreto sicurezza bis sembra consentirglielo, ma perché - altra informazione taciuta - ha chiesto e ottenuto una delega assoluta per la gestione del problema degli sbarchi. Dunque, quella bolla nella quale la Sea Watch 3 è immersa sembra destinata a galleggiare ancora nel vuoto, cancellata dall'agenda politica e, appunto, rimossa dalla coscienza nazionale. Se si osserva bene questa scena, si scoprirà che, tra tutti gli attori, manca il principale: il profugo con il suo dolore e la sua inesausta speranza.









