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di Cecilia Strada

La Stampa, 26 luglio 2022

“Ci sono tre tipi di persone: i vivi, i morti, quelli che vanno per mare”. Forse negli ultimi anni sono diventati quattro: i vivi, i morti, quelli che vanno per mare, quelli che guardano chi finisce in mare. Le cronache dal Mediterraneo e i racconti di chi c’era ci parlano di sbarchi, morti sui pescherecci, persone che annegano gridando il proprio nome - così chi rimane vivo può dire a tua madre che sei morto - di bambini nati su un gommone in mezzo al mare, una tanica come culla, di persone strappate all’acqua ma riportate in una cella, parlano di pescatori che non mangiano più pesce perché hanno trovato troppi morti nelle reti. Le cronache ci parlano, sì, ma noi le ascoltiamo?

E la parola “emergenza” riempie le cronache, usata ovunque a sproposito: non c’è alcuna “emergenza migranti”, l’unica emergenza è quella dei migranti. Dei naufraghi, di chi è costretto a rischiare la vita in mare - perché rischiare di morire in mare è meglio della certezza di morire a casa. O in una cella puzzolente in Libia dove vieni svegliata ogni notte dai tuoi stupratori. Perché finiscono in mare? Perché “morire andando avanti è sempre meglio che morire tornando indietro”.

Ci sono cinque tipi di persone: anche quelli che trasformano il Mediterraneo in un cimitero liquido e lo rivendicano, ci costruiscono carriere politiche, o accettano che sia così per ragione di Stato, o semplicemente se ne fregano. Il mare in cui porteremo i nostri figli domani, il mare dolce che abbraccia i nostri figli con i loro braccioli di plastica colorati, è pieno di cadaveri dei figli degli altri. Va bene così?

Non solo. Il cimitero liquido viene costruito con i soldi delle nostre tasse - e sarebbe molto più economico salvare persone anziché chiudere le porte della fortezza Europa e ammazzarle sulle frontiere. Avanzerebbero anche soldi per la sanità pubblica, per la scuola pubblica, per i sussidi di disoccupazione - per i braccioli colorati.

Ci sono sei tipi di persone: quelli che scelgono da che parte stare. Perché finiremo tutti sui libri di Storia: come quelli che hanno riempito il mare di cadaveri, gridando “non possiamo accogliere tutti!” mentre sappiamo che ovviamente possiamo accoglierli, ce l’ha insegnato la guerra in Ucraina, o silenziosamente strillando “non è più una priorità parlare di Mediterraneo, visto che il nostro avversario non ne parla più ce ne freghiamo pure noi” (sì, “centro sinistra”, sto parlando proprio di voi).

Ci sarà anche un capitolo su “chi ha scelto di stare dalla parte giusta, quella dell’essere umano”. Ognuno di noi, oggi, sta scegliendo come sarà ricordato. Su quale pagina vogliamo finire? “Quante vicende, tante domande”.